“Le persone scendono in strada perché arrabbiate. Dobbiamo ascoltarle”, dice Luigi Di Maio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:45

Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha rilasciato le sue riflessioni sull’attuale crisi pandemica in una lettera a Repubblica.

Una lettera a firma di Luigi Di Maio e pubblicata su Repubblica sembra mandare un monito al Governo. Governo di cui, non lo dimentichiamo, il Movimento 5 stelle rappresenta la maggioranza. “Il Paese sta attraversando una crisi senza precedenti sotto gli occhi di tutti. Una crisi pandemica, sanitaria ed economica che sta suscitando proteste ovunque, non solo in Italia“, scrive il Ministro degli Esteri che, dopo essere rimasto in silenzio per qualche giorno, ha deciso di dire la sua affidando le sue confessioni e le sue riflessioni alla carta stampata. “Le persone scendono in strada perché c’è rabbia, incredulità, sofferenza. È naturale. Sono stati d’animo figli dell’incertezza”, constata di Maio.

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Cosa fare, quindi? Ascoltare, ascoltare e ancora ascoltare: “L’obbligo di un governo è quello di reagire e di ascoltare, ma soprattutto è quello di assumersi le proprie responsabilità”, afferma Luigi Di Maio. E se è vero che “i vandali vanno fermati”, è anche vero che le piazze vanno ascoltate, in quanto sono un segnale che il governo non può trascurare. Quindi, scrive ancora il ministro degli Esteri, non basta liquidare le proteste come se le proteste fossero tutte uguali, perché tutte uguali non sono”. Infine un invito ai suoi alleati di Governo: “Fermiamoci un attimo a pensare. Guardiamoci intorno e come rappresentanti delle istituzioni cerchiamo di capire che oggi uno dei messaggi più divisivi e conflittuali, forse, lo sta dando proprio la politica“.

“La maggioranza si pesta i piedi”

Guardando alla situazione attuale del Paese, Luigi Di Maio nota bene che l’Italia è spaccata a metà, frammentato così come frammentato e diviso appare l’intero arco parlamentare. La maggioranza, infatti, “continua a pestarsi i piedi giorno dopo giorno, le opposizioni che non perdono occasione per soffiare sul fuoco del conflitto e c’è chi riesce a contestare un decreto che ha contribuito a realizzare. È inutile cercare ragioni in questo caos”. In questo periodo così complicato, dunque, l’ambizione del singolo deve venire dopo l’interesse collettivo, dopo il bene comune: “Come si può far intendere che gli italiani ad essere i principali colpevoli della crisi?”, si domanda il grillino.

Il monito, per i mesi futuri che ci aspettano, è quello di “rinunciare al conflitto per dedicarsi alla Nazione. Rinunciare all’arroganza e ritrovare quel senso di umiltà che proprio la politica sembra aver smarrito”. E per questo obiettivo, servono responsabilità, lealtà istituzionale. Bisogna dare il massimo per ricucire il Paese, per difenderlo, per proteggerlo. Soprattutto, bisogna evitare – conclude Luigi Di Maio – che la crisi sanitaria ed economica si trasformi in una ancor più grave: una crisi sociale senza precedenti.