Covid, uno studio dalla Gran Bretagna: “Muore poco più di un infetto su 100”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:30

Il team team “Imperal College” e “Professor Lockdown” svela i risultati della ricerca. L’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva svelato un tasso di mortalità da Covid dimezzato: un infetto su 200.

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Lo studio è stato condotto in Gran Bretagna – meteoweek.com

Uno studio proveniente dalla Gran Bretagna sbugiarda, in un certo senso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nello specifico, in questo caso si parla del tasso di mortalità per i soggetti che contraggono il Covid-19. Secondo le proiezioni effettuate dagli scienziati del team “Imperal College” e “Professor Lockdown”, infatti, questo tasso ammonterebbe all’1,15%. A svelare i risultati è stato Neil Ferguson, il principale responsabile di questo studio. E gli elementi che sono emersi dalle sue dichiarazioni sono allarmanti: potrebbero morire anche 500mila britannici.

Una proiezione che ha anche influenzato le azioni da parte del governo della Gran Bretagna. Proprio su questa base, ovvero sul tasso di mortalità da Covid di circa l’1%, il primo ministro Boris Johnson aveva optato per il lockdown nazionale. Ricordiamo che Neil Ferguson aveva condotto brillanti studi sulla diffusione del virus, salvo poi essere costretto alle dimissioni. Era emersa una sua scappatella con quella che si è poi scoperto essere l’amante, proprio durante il periodo di lockdown. Ma la sua insistenza lo porta a sostenere i suoi studi tra i più brillanti fino a oggi.

Neil Ferguson ha diretto questo studio – meteoweek.com

Come abbiamo detto, questo studio va in contrasto con quanto è stato reso noto dagli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’istituzione medica, infatti, afferma che il tasso di mortalità da Covid si aggiri intorno allo 0,5%. Anche i consulenti scientifici della Number 10 sono sulla stessa lunghezza d’onda, sostenendo che il virus uccida una persona contagiata ogni 200. Sempre nello studio guidato dal professor Ferguson, si legge che la mortalità tra i giovani è ai minimi storici. Si parla di una percentuale dello 0,1%, ovvero la stessa percentuale prevista per l’influenza stagionale.

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Questa percentuale potrebbe arrivare allo 0,23% nei Paesi a basso reddito, dove la popolazione ha un’età media più bassa. Ma come si può evincere dai numeri emersi dallo studio, per i soggetti di età superiore ai 50 anni il tasso aumenta in maniera esponenziale. Tanto da superare abbondantemente l’1% per chi ha un’età compresa tra i 65 e i 69 anni. Le persone che hanno almeno 70 anni hanno un tasso di mortalità da Covid del 2,31%, per poi salire al 3,61% per chi ha almeno 75 e al 5,66% per i soggetti con almeno 80 anni di età. Chi è messo peggio sono gli over 85, con un tasso di mortalità dell’8,86%.

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Il calcolo svelato dal team guidato da Neil Ferguson segue delle linee guida ben precise. In primis si osserva il numero di persone che hanno sviluppato anticorpi dopo aver contratto il Covid. Questi vengono prodotti dal sistema immunitario alcune settimane dopo essere guariti e risultati negativi all’ultimo tampone. Tuttavia il virus può essere eliminato se altre parti del sistema immunitario, come le cellule T, intervengono. E in casi del genere non è da escludere che le persone contagiate in primavera non siano finite nei test eseguiti.