Di Battista contro Di Maio: Movimento 5 Stelle spaccato in due

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:17

Gli Stati generali del Movimento 5 Stelle proseguono all’insegna della lotta intestina. Da una parte c’è l’ala governista che appoggia Di Maio. L’altro schieramento, quello progressista, pende dalla parte di Di Battista.

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Alessandro Di Battista promette battaglia – meteoweek.com

La situazione in seno al Movimento 5 Stelle sembra essere ancora in bilico. E non sono bastati gli Stati generali, trasmessi in diretta streaming fino alla giornata di ieri, a placare gli animi e a risanare quella che è una evidente spaccatura. Da una parte c’è l’ala governista, guidata da Luigi Di Maio e che ha ottenuto l’inevitabile endorsement da parte del Premier Conte. Dall’altra parte c’è l’ala più progressista, con Alessandro Di Battista al “comando” e l’appoggio dei pentastellati della prima ora. Ma appare evidente che qualcosa non funzioni in seno al Movimento.

Le scintille tra Di Maio e Di Battista sono state evidenti e prolungate per tutta la durata degli Stati generali. Pende ancora la situazione relativa agli ultimi documenti sullo statuto del Movimento, che vanno ancora redatti e votati su Rousseau. Ma c’è anche la questione relativa proprio alla piattaforma ufficiale del Movimento 5 Stelle, uno dei più grandi enigmi per il futuro. E nell’ultima giornata degli Stati generali, Di Battista ha portato avanti le sue ragioni, facendo leva sulla necessità di un nuovo cambiamento tra le fila di quello che ormai è un partito a tutti gli effetti.

L’ex deputato ha fatto presente la sua disponibilità ad entrare a far parte dell’organismo collegiale. Avrebbe preferito, dopo le dimissioni di Di Maio dalla guida del Movimento, che ci fosse un altro capo politico al comando. La sua candidatura poteva essere gradita, mentre lo è stata poco la scelta di puntare sulla segreteria composta dai sette componenti alla guida dei pentastellati. Una scelta basata sullo spazio da concedere ai territori, per cui avere più teste al comando poteva avere un senso. E in questa segreteria potrebbero finire proprio i due duellanti, Di Maio e Di Battista.

Luigi Di Maio raccoglie il guanto di sfida – meteoweek.com

Di Battista alza la voce

Tra le altre cose, sembra essersi leggermente smussata la posizione dell’ex deputato. Almeno rispetto a quanto si è letto sul suo profilo Facebook nelle ore precedenti all’appuntamento degli Stati Generali. “È giusto conoscere il peso specifico delle idee di coloro che sono stati scelti – aveva scritto Dibba – e per smetterla una volta per tutte di definire ‘dissidenti’ coloro che, su molti aspetti, hanno il solo torto di non aver cambiato opinione“. Ed era tornato a tuonare su alcune questioni per lui fondamentali, come la revoca definitiva della concessione ai Benetton.

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Un altro passaggio che Di Battista ha ritenuto fondamentale riguarda la presa di posizione chiara in merito al conflitto di interesse. Ma anche sul fronte interno, l’ex deputato vuole vederci chiaro. In particolare per quanto riguarda la tanto discussa deroga al secondo mandato, che Dibba non manda proprio giù. E poi c’è il tema relativo alle eventuali e presunte alleanze che il Movimento 5 Stelle potrebbe accettare nelle prossime tornate elettorali. Secondo Di Battista, i pentastellati dovrebbero candidarsi da soli e non dovrebbero appoggiare una legge elettorale senza le preferenze.

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Ma al suo rivale, ha voluto rispondere Di Maio. A partire dalla questione della deroga al secondo mandato, che secondo l’attuale ministro degli esteri è una condizione da tenere in stretta considerazione. Per quanto riguarda le nomine, invece, l’ex vice-premier sostiene che “non dobbiamo farci male da soli. Siamo al governo, facciamo una legge per garantire nomine fatte con trasparenza e decise in base al merito“. Sul fronte Rousseau, Di Battista ha trovato l’appoggio del portavoce della corrente Parole guerriere, Luigi Gallo: “I cittadini devono poter incontrare il M5S in una sede fisica in ogni città e non affidarsi solo ad una piattaforma virtuale che da strumento digitale si è trasformato in strumento di potere“.