Uccisi dalla frana in Val Ferret, i figli: “Imputati alla natura errori umani, vogliamo giustizia”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:14

Travolti e uccisi dalla frana in Val Ferret, i figli della coppia continuano la loro battaglia legale: “Genitori uccisi dall’incuria. Non devono più essere imputati alla natura errori e negligenze umane. Vogliamo giustizia”.

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l’auto della coppia morta a causa della frana – foto via Il Messaggero

Risale a due anni fa, ormai, la tregedia di Courmayeur. Una frana distaccatasi in Val Ferret ha provocato la morte dei coniugi milanesi Vincenzo Mattioli (71enne) e Barbara Gulizia (70enne), travolti e uccisi il 6 agosto 2018. Dal giorno dei funerali della coppia, sabato 11 agosto, i figli hanno cominciato una lunga battaglia, opponendosi “con la massima forza morale” alla richiesta di archiviazione del caso avanzata dalla procura di Aosta. Il fascicolo di indagine era stato aperto per omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni colpose, ed era a carico del sindaco di Courmayeur, Stefano Miserocchi.

E a distanza di tutto questo tempo, i figli dicono di non avere ancora trovato “fiducia nella giustizia”: “Chiediamo che vengano accertate tutte le responsabilità e che non vengano più imputati alla natura errori e negligenze umane“.

I figli si oppongono all’archiviazione del caso

Emanuela e Simone Mattioli, figli dei coniugi morti a causa della valanga riversatati sul parcheggio lungo la strada comunale della Val Ferret, sono assistiti dall’avvocato Alberto Berardi e dallo Studio3A. E si oppongono alla richiesta di archiviazione del caso avanzata dalla Procura di Aosta, che non avrebbe rilevato responsabilità da parte del Comune: perché proprio a detta della Procura, si sarebbe trattato di “un evento impossibile da prevenire”.

Il discorso cambia, però, per i consulenti dei parenti delle vittime: per i legali che stanno portando duramente avanti questo caso, la frana era prevedibile, dati anche gli episodi verificatisi in passato. Per i legali della famiglia Mattioli, l’area non era stata messa in sicurezza, e il parcheggio in cui hanno perso i congiugi era stato ricavato in un punto pericoloso. Sulla base di queste accuse, allora, al Gip – nella prossima udienza che si terrà il 25 novembre – viene richiesto di formulare l’imputazione coatta a carico del sindaco, perché non avrebbe “adottato alcuna cautela”.


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Le dichiarazioni di Emanuela Mattioli

La figlia della coppia scomparsa, Emanuela Mattioli, è stata raggiunta da i giornalisti de Il Giorno. In una breve intevista, la donna ha spiegato quali sono stati i motivi che hanno spinto sia lei che suo fratello ad intraprendere questa accesa battaglia giudiziaria.

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i lavori di recupero dopo la frana in Val Ferret – foto via La Repubblica

“In un primo momento ho vissuto in uno stato di shock, mi rifiutavo anche di leggere o ascoltare le notizie. Poi ho cercato di capirne di più e di seguire l’inchiesta, è emerso il desiderio che venisse fatta luce sulla tragedia che ha distrutto la nostra famiglia. Quella zona era una bomba a orologeria, il parcheggio era stato costruito tanti anni fa in un punto pericoloso e l’amministrazione attuale non lo aveva messo in sicurezza. Poi non è stata diramata l’allerta meteo. Sono sicura che i miei genitori, persone molto prudenti, in caso di allerta sarebbero rimasti a casa”, ha spiegato la donna ai giornalisti.


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Per i figli dei coniugi morti, la tragedia che si è verificata a Courmayeur “è la dimostrazione di come le istituzioni agiscano con negligenza, anche in una ricca zona turistica. Dopo quello che è successo non è cambiato niente, si sono solo limitati a chiudere il parcheggio”. Mentre il comportamento del sindaco, così come del Comune tutto, è stato apparentemente evasivo. “Il primo cittadino si è fatto sentire solo i primi giorni, con un messaggio di circostanza. Il Comune è stato assente anche durante i funerali. Una eventuale condanna del sindaco non mi darebbe sollievo anche perché non penso sia l’unico responsabile, ma sarebbe un segnale per spingere alla messa in sicurezza del territorio”, ha spiegato Emanuela al quotidiano.