L’amore, il talento del cuore – Il Vangelo di oggi 18 Novembre 2020

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:21

L’amore è il talento nascosto del cuore: non dimentichiamoci che spendersi per gli altri è ciò che fa nascere la gioia in noi e nella vita, e che non dobbiamo scordarci di avere questa capacità che Dio ci ha donato e che porta luce nelle nostre vite.

L’amore, talento nascosto del cuore – Il Vangelo di oggi 18 Novembre 2020

La Liturgia di oggi mercoledì 18 Novembre 2020

  • MERCOLEDÌ DELLA XXXIII DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO PARI)

Dice il Signore: «Io ho progetti di pace e non di sventura; voi mi invocherete e io vi esaudirò, e vi farò tornare da tutti i luoghi dove vi ho dispersi». (Ger 29, 11.12.14)

Prima Lettura

Santo il Signore Dio, l’Onnipotente, Colui che era, che è e che viene!
Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
Ap 4,1-11

Io, Giovanni, vidi: ecco, una porta era aperta nel cielo. La voce, che prima avevo udito parlarmi come una tromba, diceva: «Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito». Subito fui preso dallo Spirito. Ed ecco, c’era un trono nel cielo, e sul trono Uno stava seduto. Colui che stava seduto era simile nell’aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile nell’aspetto a smeraldo avvolgeva il trono.

I 4 Evangelisti nella visione Regno di Dio

Attorno al trono c’erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro anziani avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo. Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni; ardevano davanti al trono sette fiaccole accese, che sono i sette spiriti di Dio. Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo. In mezzo al trono e attorno al trono vi erano quattro esseri viventi, pieni d’occhi davanti e dietro.

Il primo vivente era simile a un leone; il secondo vivente era simile a un vitello; il terzo vivente aveva l’aspetto come di uomo; il quarto vivente era simile a un’aquila che vola. I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere: «Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente, Colui che era, che è e che viene!».

E ogni volta che questi esseri viventi rendono gloria, onore e grazie a Colui che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli, i ventiquattro anziani si prostrano davanti a Colui che siede sul trono e adorano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: «Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, per la tua volontà esistevano e furono create».

Parola di Dio

Salmo Responsoriale – Dal Sal 150

R. Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente.
Lodate Dio nel suo santuario,
lodatelo nel suo maestoso firmamento.
Lodatelo per le sue imprese,
lodatelo per la sua immensa grandezza. R.

vita eterna croce vangelo

Lodatelo con il suono del corno,
lodatelo con l’arpa e la cetra.
Lodatelo con tamburelli e danze,
lodatelo sulle corde e con i flauti. R.

Lodatelo con cimbali sonori,
lodatelo con cimbali squillanti.
Ogni vivente
dia lode al Signore. R.

Il Vangelo di oggi Mercoledì 18 Novembre 2020

Perché non hai consegnato il mio denaro a una banca?
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 19,11-28

In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno“.

Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi“. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.

La moneta a Cesare, il cuore a Dio
La moneta a Cesare, il cuore a Dio | Il Vangelo di oggi – meteoweek.com

Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”.
Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”.

Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”.

Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha.

E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me“».
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

Parola del Signore

L’amore, il talento del cuore – Commento al Vangelo di oggi Mercoledì 18 Novembre 2020

Il regno di Dio arriverà quando il suo messaggio d’amore si sarà diffuso, vuole forse dirci Gesù, che parla di questa parabola in relazione al tempo dello stabilirsi definitivo del suo regno. I sudditi del re di cui si parla nella parabola che rifiutano Dio sono coloro che hanno in odio Dio perché attaccati al mondo e alle opere del male, non dalla luce che viene da Dio, mettendosi contro di lui e disconoscendo chi ha dato tutto per loro e vorrebbe salvarli.

Ci sono poi i servi che si mettono a disposizione per far sì che il messaggio si diffonda, c’è un servo che non si preoccupa di investire la moneta che Dio gli ha affidato, cioè non si preoccupa di darsi da fare in modo che, col suo lavoro e impegno, quello che di buono Dio gli aveva dato frutti qualcosa.

Addirittura, quando Dio torna da lui a riscuotere quanto donato sperando che il servo si fosse impegnato a fa fruttare la sua moneta, quel servo rimprovera a Dio la sua severità e, dicendosi spaventato da lui, si giustifica di non aver fatto nulla per timore di perdere quanto ricevuto.

Quel servo non aveva in verità, soltanto paura. La paura nasceva dal fatto, piuttosto, che non aveva voluto fare niente per gli altri e per Dio, non aveva preso in mano la sua vita.

Ciò ferisce molto Dio e un atteggiamento così ci impedisce di vivere e, anche se a volte sbagliando, di mettere a frutto i nostri talenti.

L’amore è il talento del cuore che Dio ci ha dato e che non dobbiamo nascondere per paura

Quindi dovremmo essere sempre pronti a fare del bene, anche con quel poco che possiamo fare. Se avremo paura di non fare abbastanza bene agli occhi di Dio, o di metterci in gioco, o peggio per pigrizia egoistica non ci spenderemo, non faremo fruttare i talenti che Dio ci ha dato.


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L’invito di Gesù è quindi questo: qualsiasi cosa sappiamo e possiamo fare, non consideriamola un possesso da custodire gelosamente. I doni che abbiamo, tutti, sono in prestito, non ci appartengono davvero. Sono da amministrare, come lo è la nostra stessa vita. Spesso pensiamo che ciò che abbiamo è per caso, o per merito: in realtà Dio dà ad ognuno affinché ci mettiamo a servizio e mettiamo a servizio quei doni.

la verità che libera

Chi non ha fatto niente di tutto ciò che poteva fare per Dio e gli altri, per paura di “sporcarsi le mani”, sarà tolto quel che di inutilizzato gli è stato dato.

Gesù è invece colui che non ha disdegnato di farsi uomo e venire tra noi a dare la sua vita, dedicandola a noi! Non dobbiamo quindi avere paura di fare altrettanto, perché altrimenti un domani potremo renderci conto che, anche quel poco che potevamo fare, non lo abbiamo fatto, e perderemo quella moneta che Gesù ci aveva dato: l’amore, il talento del cuore.