Rifiuta l’incarico in Calabria, Gaudio: “Ogni famiglia ha le sue dinamiche”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:10

Eugenio Gaudio, rettore uscente dell’università di Roma La Sapienza, chiarisce la sua posizione e quella della sua famiglia sulla questione.

Rifiuta l'incarico in Calabria, Gaudio: "Ogni famiglia ha le sue dinamiche" - www.meteoweek.com
Eugenio Gaudio, ex rettore dell’università di Roma La Sapienza. Credit: Getty Images

 

“Ogni famiglia ha le sue dinamiche”. Con queste parole il rettore uscente dell’università di Roma La Sapienza, Eugenio Gaudio, ha chiarito le notizie diffuse dai media negli ultimi giorni sul suo rifiuto dell’incarico come commissario della Sanità calabra. Ma che c’entra il rettore della prima università di Roma con un mandato politico tanto delicato? Facciamo un passo indietro.

Il caso Cotticelli

È il 7 novembre e l’attuale commissario per la Sanità della Calabria, Saverio Cotticelli, decide di rilasciare un’intervista alla trasmissione Titolo Quinto, su Rai 3. Durante il colloquio con il giornalista, Cotticelli sembra non essere minimamente a conoscenza del fatto che realizzare il piano anti-Covid sia una sua responsabilità. L’imbarazzo è tale che lo stesso Carabiniere in pensione ammette: “Domani mattina verrò cacciato da questo posto”. E così è stato. All’indomani dell’intervista, Cotticelli presenta le sue dimissioni al ministro della Salute, Roberto Speranza, e al ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri. Il governo, ovviamente, è più che concorde con la sua decisione.

Il caso Zuccatelli

Poi è stata la volta di Giuseppe Zuccatelli. Chiamato a sostituire Cotticelli nell’incarico di commissario per la Sanità calabra, l’esponente politico vicino a Leu si è fatto riconoscere subito. Non è passato molto prima che venisse diffuso un suo video – risalente allo scorso maggio – in cui dichiarava che indossare la mascherina non serve a nulla e che per contrarre il Covid è necessario baciare con la lingua per almeno 15 minuti un soggetto positivo. A questo proposito Zuccatelli ha cercato di difendersi, rimangiandosi le sue stesse parole, e ha provato a rimanere nella posizione in cui l’avevano appena piazzato. “Io non mi dimetto spontaneamente dall’incarico per il quale sono stato designato“, aveva dichiarato. Quindi ci ha pensato il ministro Speranza a chiedergli di abbandonare l’incarico.

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Eugenio Gaudio, ex rettore dell’università di Roma La Sapienza. Credit: uniroma1

Il caso Gaudio

Infine è uscito il nome di Eugenio Gaudio, ma il suo mandato non ha avuto nemmeno il tempo di iniziare. Nel giro di 24 ore è stata diffusa dai media la notizia che la moglie dell’ex rettore non avesse alcuna intenzione di trasferirsi a Catanzaro e che per questo Gaudio doveva rinunciare all’incarico. A questo oggi, mercoledì 18 novembre, il quasi commissario ha voluto rispondere. “Io ho parlato lunedì mattina con il presidente Conte e il ministro Speranza: mi hanno trasmesso la loro stima per come ho guidato la Sapienza, mi hanno detto che tra l’altro era importante il mio essere calabrese per un incarico come quello di commissario ad acta per la Sanità”, ha spiegato.

Le spiegazioni di Gaudio

Dopodiché, come ha sostenuto Gaudio, avrebbe “chiesto tempo per rifletterci”. E ha specificato: “Sono stato tutta la giornata in ateneo e la sera quando sono tornato a casa ne abbiamo parlato. E abbiamo deciso di no”. Le sue, quindi, non sono vere e proprie dimissioni, visto che l’incarico non è mai stato accettato. Il caos mediatico creato dalle “fughe di notizie” di questi giorni ha contribuito ad aumentare la confusione, ma l’ex rettore ha ribadito di aver “chiesto il tempo di valutare” e affrontare le tipiche dinamiche che fanno parte di ogni famiglia.

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Questioni familiari

In merito a quest’ultima dichiarazione, Gaudio ci ha tenuto a sottolineare di aver spiegato “al presidente che non potevo accettare per motivi personali e familiari. Non dico altro, non è colpa di nessuno. Sono questioni che riguardano l’intimità di una famiglia: io mi sarei trasferito a Catanzaro per lavorare 14 ore al giorno come sono abituato, avrei preso l’impegno sul serio. Mi sarei applicato in modo analitico, con me ci sarebbero stati dei consulenti”. E ha concluso: “Non ho detto di ‘no’ per via della questione di Catania (dove risultava indagato per un concorso universitario, ndr) perché nel pomeriggio il mio avvocato mi ha comunicato che il procuratore ha depositato la richiesta di archiviazione nei miei confronti. Dai tabulati risultava del resto la mia estraneità alla vicenda”.