La dura protesta dei riders: “Siamo schiavi invisibili”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:52

Il Ministero del Lavoro ha pubblicato il dettato normativo in tema di tutela del lavoro dei riders, ma loro non ci stanno ed è protesta.

La dura protesta dei riders: “Siamo schiavi invisibili” – meteoweek

A Milano infuria la protesta: al centro del dissenso la nuova normativa in tema riders. Chiara Proietti D’Ambra su La7 racconta la loro rabbia, “Siamo schiavi invisibili”. Sul piatto della discordia Assodelivery, l’associazione dell’industria del food delivery italiana alla quale aderiscono Deliveroo, Glovo, Just Eat, SocialFood e Uber Eats, e il sindacato Ugl che, secondo i lavoratori, peggiorerebbe le loro condizioni. L’accordo siglato non sembra mettere d’accordo nessuno.Ricorda il valore innovativo delle modifiche apportate al Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81, da parte dalla Legge 2 novembre 2019, n. 128, con le quali si era per la prima volta disciplinata l’attività lavorativa dei riders delle piattaforme digitali, cogliendo lo stimolo lanciato dall’Unione Europea a dare una risposta coordinata alle sfide giuridiche poste dai continui cambiamenti tecnologici nel mercato del lavoro ma senza che ci siano chiare indicazioni sui loro diritti.

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”Elementi quali l’orario di lavoro minimo garantito, la paga base, l’abolizione del cottimo, tredicesima e quattordicesima, Tfr, integrazione salariale in caso di malattia e infortunio, maternità e paternità, ferie, permessi, diritti sindacali, maggiorazioni per particolari condizioni ed orari, rimborso spese per uso del mezzo proprio, dispositivi di protezione individuale, contrattazione di secondo livello devono essere garantiti a tutti i rider” dice il sindacato che considera l’estensione del contratto “un passo in avanti per l’affermazione dei diritti fondamentali e di un trattamento contrattuale vero ad una categoria di lavoratrici e lavoratori deboli e, fino ad ora, scarsamente tutelata”.

Le proteste sono accesissime soprattutto a Milano, dove i riders sono messi tutti i giorni in pericolo dalla possibilità di contagio da aziende che non li tutelano. In alcuni casi non viene fornito alcun mezzo di protezione per lavorare, in piena emergenza sanitaria.

Il nuovo contratto entrato in vigore il 3 novembre prevede contratto prevede, nello specifico, un compenso minimo pari a 10 euro per ora lavorata, cioè in base al tempo per svolgere ogni consegna; indennità integrative, pari al 10%, 15% e 20% in corrispondenza di una, due o tre delle seguenti condizioni: lavoro notturno, festività e maltempo; incentivo orario di 7 euro, anche nel caso di assenza di proposte di lavoro, per i primi 4 mesi dall’apertura del servizio presso una nuova città; sistema premiale, pari a 600 euro ogni 2000 consegne effettuate; dotazioni di sicurezza a carico delle piattaforme quali indumenti ad alta visibilità e casco per chi va in bici, che saranno sostituite rispettivamente ogni 1500 e 4000 consegne; coperture assicurative contro gli infortuni (Inail) e per danni contro terzi  ma sono ancora esclusi o quantomeno non citati moltissimi diritti fondamentali del lavoratore garantiti da altri CCNL.

La protesta continua, sarà questo il momento giusto per accendere i riflettori su questi schiavi invisibili?