Otto anni, febbre: 46 telefonate per riuscire a fare il tampone

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:40

La denuncia arriva dalla madre del bambino: “Mio figlio soffre ha spesso la febbre, così è un incubo”.

Una storia di inefficienza e di diritti negati, purtroppo una tra le tante in questo periodo. E’ l’odissea di un genitore costretto a snervanti e lunghissime attese per poter far fare il tampone al figlio e poi per avere il risultato dell’esame effettuato. Un disagio enorme che si va ad aggiungere alle settimane di assenza da scuola e sopratutto nella inevitabile sensazione di abbandono che vive il bambino. «L’unica parvenza di normalità che posso regalare a mio figlio è la scuola. Abbiamo tolto sport, amici, catechismo a questa generazione. Resta solo la scuola, con le mascherine, le tante limitazioni ma almeno in classe, insieme ai compagni». si sfoga la mamma del ragazzino. Suo figlio soffre frequentemente di febbri e ora con l’emergenza Covid questa situazione è dventata un vero e proprio incubo. «Io rispetto le norme, ma soprattutto gli altri – spiega – per cui quando a mio figlio si alza la febbre, anche se dopo alcune ore se ne va via, avviso la pediatra».

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A quel punto scatta inevitabilmente l’iter previsto dal protocollo anti contagio. Il bimbo deve fare il tampone: «La prima difficoltà è entrare in contatto con chi deve darmi l’appuntamento – prosegue la mamma -: quest’ultima volta ho dovuto chiamare il numero indicato 46 volte, dico 46 volte prima di riuscire a parlare con un operatore e sapere quando potevo fare il tampone a mio figlio». Un cammino tortuoso che ha dovuto intraprendere una prima volta poco prima che iniziasse la scuola e solo a metà ottobre ha saputo che l’esito era negativo. Intanto il bambino è stato costretto a rimanere a casa: «Ora la storia si ripete – denuncia stanca e delusa la madre -: da lunedì è a casa con la febbre. Dopo le decine di telefonate giovedì ha potuto fare il tampone, ma dovrò aspettare la prossima settimana per avere l’esito». Nell’attesa il bambino è chiuso in casa, senza poter andare a scuola a causa di ritardi oggettivamente ingiustificabili. «Vorrei solo che facessero una sorta di percorso dedicato ai più piccolo – è l’appello della madre – . Che qualcuno facesse tamponi rapidi, così i bambini non sarebbero costretti a saltare settimane di lezioni. Mio figlio mi ha chiesto più volte di fare il tampone, perchè vuole tornare a scuola. Come trattiamo questa generazione alla quale abbiamo già tolto tanto, troppo?».

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