Niente lockdown per la violenza sulle donne: il Coronavirus moltiplica le richieste di aiuto

Si celebra il 25 novembre la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Una piaga, in Italia e nel mondo, che il Coronavirus sembra aver amplificato.

Sono 1.500 le donne che hanno denunciato violenze nell’arco di 10 mesi. Circa centocinquanta al mese e cinque al giorno. Non in tutta Italia, però, ma solo a Roma. I dati erano già allarmanti, visto che la questione della violenza sulle donne è una piaga della nostra società purtroppo ancora attiva. Dati che però si sono tristemente ingigantiti, dopo l’effetto della pandemia e del lockdown che ha messo in pausa le attività, ma non la violenza di genere. Situazione grave, secondo i dati, nel centro nella Capitale. Ma non va meglio nelle periferie, dove la violenza fisica e psicologica si insedia nelle mura di casa, negli appartamenti, nelle camere da letto. Nei centri antiviolenza del Comune sono state 758 le donne in carico alle strutture capitoline fino ad agosto scorso, contro le 351 del 2019.

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Nonostante gli sforzi e le campagne di sensibilizzazione, il fenomeno impazza. Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne e proprio per questo, in questi giorni, vengono rilanciati numerosi appelli da parte di Autorità e Istituzioni. L’ultimo grido arriva dal Consiglio Superiore della Magistratura: secondo le rilevazioni statistiche, solo il 10% delle vittime di reati di genere trova il coraggio o la forza di farlo. Ma la questione, ai giorni d’oggi, riguarda la correlazione tra violenza domestica e di genere con le misure restrittive imposte in seguito al lockdown. La convivenza, imposta dai vari Dpcm, unita al divieto di spostamento o alle varie limitazioni della libertà obbliga moltissime persone a convivenze forzate. Lo stress, l’obbligo, la frustrazione genera tensioni specie nei nuclei familiari, magari quelli meno stabili; e la frustrazione esplode in violenza. Così i numeri salgono, e l’allarme riguarda anche i minori, diventati a loro volta vittime delle violenze.