Mascherine, distanziamento e altre restrizioni fino al 2022: vaccino non le eliminerà

Il vaccino non metterà fine alla pandemia di Covid-19. La popolazione, almeno fino al 2022, dovrà continuare ad indossare la mascherina e a rispettare alcune misure di restrizione per evitare nuove ondate.

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Le mascherine accompagneranno la popolazione almeno per altri due anni – meteoweek.com

Gli esperti non sono ottimisti in merito agli sviluppi dell’emergenza Covid-19. La fine di quest’ultima non sembra essere vicina. Il vaccino, infatti, non fermerà totalmente la diffusione del virus. Sebbene esso possa ridurre il numero dei morti e svuotare gli ospedali, la malattia continuerà a circolare. È per questa ragione che la popolazione non potrà abbandonare, almeno fino al 2022, le abitudini nate durante la pandemia. Indossare la mascherina, lavare frequentemente le mani e mantenere il distanziamento sociale sono soltanto alcune. La speranza è che la cura, quanto meno, dia inizio ad una nuova normalità.

L’avvertimento dei medici

Né nei primi mesi del 2021 né probabilmente all’inizio del 2022. Nessuno, in breve tempo, sarà esente dalle regole per evitare la diffusione del Covid-19. La raccomandazione arriva da Roberto Cauda, direttore del reparto di Malattie infettive del policlinico Gemelli di Roma. “Questo dettaglio dovrebbe essere sempre sottolineato: è importante che la gente capisca che anche quando arriverà il vaccino e anche quando il vaccino inizierà a venire somministrato sarà comunque necessario continuare a utilizzare i dispositivi di protezione“, ha detto.

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Roberto Cauda, direttore del reparto di Malattie infettive del policlinico Gemelli di Roma – meteoweek.com

Sulla stessa scia di pensiero si trovano diversi esperti internazionali. “Le persone dovranno continuare a comportarsi come stanno facendo in questi mesi. Direi che dovremo andare avanti così almeno per un altro anno. Più persone si rifiuteranno di indossare i dispositivi di protezione, più a lungo durerà la pandemia“, ha detto il dottor Colleen Kraft, direttore associato presso l’Emory University Hospital di Atlanta. Anche in caso di somministrazione del vaccino in breve tempo, inoltre, il corpo avrà bisogno di reagire a quest’ultimo. “Il nostro sistema immunitario dovrà avere il tempo di lavorare e svilupparsi contro il virus quindi il vaccino non funzionerà come una bacchetta magica“.

È da tenere a mente, inoltre, che distinguere i vaccinati dai non vaccinati sarà sostanzialmente impossibile. Per questa ragione in tanti, se i dispositivi di protezione non continuassero ad essere utilizzati, sarebbero costantemente in pericolo. Lo sottolinea Shan Soe-Lin, docente di affari globali presso la Yale University di New Haven, Connecticut. “Sarà davvero difficile per le persone distinguere chi è stato vaccinato, chi no e chi semplicemente non indossa la mascherina perché non vuole indossarla. Direi che fino a quando il vaccino non sarà ampiamente disponibile e la conta dei casi scenderà drasticamente, indosseremo mascherine“.


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Le tempistiche del vaccino

Le tempistiche entro cui il vaccino potrà essere somministrato ad una parte della popolazione tale da sviluppare l’immunità di gregge sono ancora in dubbio. Ad avere la precedenza saranno coloro che lottano in prima fila contro il Covid-19, come gli operatori sanitari, e i soggetti più fragili, come anziani e persone con gravi patologie pregresse. I giovani probabilmente dovranno attendere almeno un anno. È molto probabile, inoltre, che una dose del vaccino non sia sufficiente a garantire l’immunità. Per cui la popolazione dovrà sottoporsi a più richiami. Soltanto quando la copertura sarà consistente si potrà dire addio ai dispositivi di protezione e alle misure di restrizione.

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Molte aziende hanno stimato tempistiche ottimistiche per quanto riguarda le somministrazioni e penso che la notizia sia incoraggiante, ma è molto lontana dalla concretezza. Serve tempo per dimostrare che il vaccino funziona, ottenere le autorizzazioni ed essere in grado di utilizzarlo su un numero di persone sufficiente a fermare i contagi“, ha spiegato il dottor Patrick Kachur, professore alla Mailman School of Public Health della Columbia University di New York.