Un mese senza di te, Maradona | Dopo il tuo ‘goal del secolo’, eccone un altro: è il nostro e ti arriva sin lassù

Diego, è un mese che non ci sei più. Ci sembra ancora di sentire le tue gambe tirare forte e correre, fino a sfinirti, fino a sfinire persino noi.

Lo sentiamo ancora forte, quel vento che ti entra nella testa e ti sfiora i pensieri. Noi lo sappiamo, caro Diego. Noi lo sappiamo chi c’era lì dentro, in quel tuo cervello pieno di sogni: c’eravamo noi. E spesso c’eri anche tu, che lottavi fino a cadere, che speravi fino a ricominciare a vivere.

Lo sapevi benissimo, che saresti caduto prima o poi. E sapevi anche che ti saresti rialzato, e che avresti sprofondato i tuoi dispiaceri su tutto quel verde che, tante volte, ti ha salvato. Lo sapevamo anche noi, ma non te l’abbiamo mai detto. Eccoci qui allora, caro Diego. Te lo diciamo ora. Apri gli occhi lassù: è arrivato il momento di vederci. Siamo noi, siamo il tuo mondo. Adesso, è tutto il nostro mondo che ti parla.

Diego Armando Maradona e il ‘goal del secolo’: noi ti lanciamo questa palla, tienila con te per sempre

E’ stato Diego Armando Maradona a tirare il ‘goal del secolo‘. Era il 22 giugno 1986 e, allo Stado Azteca di Città del Messico, si stavano giocando i quarti di finale della Coppa del mondo FIFA tra l’Argentina e l’Inghilterra.

Il capitanista Diego ha iniziato una corsa lunga 60 metri in 10 secondi e, senza guardare altrove, ha raggiunto la porta inglese lasciando alle spalle cinque giocatori avversari e il portiere. Un goal che è entrato nella storia: non solo nella sua, ma soprattutto nella storia di tutti noi.

Adesso, che qui siamo tutti un po’ più soli, ci manca guardarti, Diego, mentre corri senza cadere, solo per raggiungere quel tuo sogno che ti ha reso la persona che eri. Per questo, ti facciamo una promessa e te la diciamo quasi urlando, perché da lassù tu possa sentirci forte e chiaro.

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Ti promettiamo Diego che, in questo Natale triste e solo, tu possa essere il nostro faro. Non tanto per illuminarci il cammino, non tanto per chiarire quelle idee che spesso sono diventate scure. Ti promettiamo che sarai il nostro faro, purché noi possiamo vederti bene mentre, tra quelle nuvole nere, sorridi e ci doni speranza.

Ti promettiamo inoltre che, dalle nostre case chiuse e senza strade, ti guarderemo dalla finestra e rideremo con te. Avremo anche quel tuo stesso sguardo, quello che conosci bene. Te lo ricordi? Quello sguardo che avevi ogni volta in cui dovevi tirare un calcio al pallone. E, sebbene la tua vita era cambiata così in fretta e il tuo mondo non era più lo stesso, tu li indossavi ugualmente, quegli occhi. Erano gli occhi di bambino e, grazie a loro, riuscivi a giocare davvero. Che ci fosse un campo verde, che ci fosse terreno, che ci fosse un cortile. Tu, a prescindere dalla tua età, giocavi come un bambino e noi giocavamo con te.

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Così, eccola qui la nostra ultima promessa: oggi è Natale e non ci saranno più gli abbracci, né i baci, né gli auguri di un tempo. Ma nonostante questo, ti guarderemo alla finestra. Faremo una rincorsa lunga 60 metriin 10 secondi e, lasciando alle spalle tutto il resto, tireremo un calcio al pallone. Sarà per te e per tutto quello che ci hai regalato. Caro Diego, tienila stretta quella palla: sarà il nostro esserci, sognarti, diventare, sarà semplicemente il nostro dirti “grazie”.

Grazie, nostro Diego!

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