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Licenziare chi non si vaccina. La legge lo consente: ma è giusto?

Il giurista Pietro Ichino ha fatto il punto sulla situazione vaccini, chiarendo quali sono gli obblighi e quali le conseguenze nel caso di rifiuto specie in contesti dove – non averlo fatto – può mettere a rischio la salute altrui. Una posizione contestata da molti che ritengono, invece, ingiusto un licenziamento in caso di rifiuto alla vaccinazione, oltre che una violazione dei propri diritti. 

La questione dei vaccini è una questione di diritti. Ma anche di libertà. Ed anche, forse, di responsabilità. Perché, se domani mattina io mi ammalassi, potrei certamente decidere di restare così come sono. Di rifiutare le cure e le prevenzioni. Di scegliere, per il mio bene, il modo in cui curarmi o non curarmi. Posso scegliere, insomma, se seguire il consiglio di un medico, se prendere i farmaci, o se rifiutarli. La mia possibilità di scelta rimarrebbe intatta e il medico avrebbe fatto il suo lavoro. Tutto come prima. Ma se, per ipotesi, andando in giro per la città infettassi altre cinque o sei persone e se, sempre per ipotesi, andando a lavoro venissi a contatto con un collega, allora c’è qualcun altro che potrebbe non volerlo. Potrebbe chiedermi di curare la mia salute per non mettere a rischio la sua, nella misura in cui il diritto alla salute da rispettare sembra non essere più soltanto il mio, ma anche quello altrui.

Insomma, vaccinarsi contro una pandemia sembra non essere più soltanto una libera scelta, ma invade i campi del rispetto, del sociale, della vivibilità. E a dirlo, c’è la legge. Il giurista Pietro Ichino, in un’intervista a Il Corriere della Sera, ha chiarito che giuridicamente l’ipotesi di rendere obbligatorio il vaccino non è soltanto possibile, ma anche previsto. A renderlo possibile, l’articolo 2087 del codice civile che obbliga il datore di lavoro ad adottare tutte le misure suggerite da “scienza ed esperienza, necessarie per garantire la sicurezza fisica e psichica delle persone che lavorano in azienda, il loro benessere”. 

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E proprio l’articolo 32 della Costituzione ribadisce il principio alla protezione della salute di tutti. Solo dopo, vengono la libertà di scelta e di rifiuto della terapia. Infatti, quando la scelta di non curarsi determina un pericolo per la salute altrui, prevale la tutela di questa. Ed è ancora Ichino che chiarisce: “Se sono un eremita sono liberissimo di non curarmi e non vaccinarmi. Se rischio di contagiare familiari, colleghi o vicini di posto in treno, no: lo Stato può vietarmi questo comportamento”, dice il giurista.

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La questione vaccino ha insomma diviso gli animi e gli scontri proseguono anche tra i politici. Ad esempio, la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, del Partito Democratico, nel corso della trasmissione Agorà ha parlato dell’obbligatorietà del vaccino come di una pre-condizione per chi lavora nel pubblico. Poi, la dem si è spinta oltre prendendo una posizione ancora più netta: “Se ci dovessimo rendere conto che evidentemente c’è un rifiuto che non si riesce a superare, penso che nel pubblico non si possa lavorare”, ha proseguito.

E il Movimento 5 stelle è in crisi

La questione vaccini ha mandato in crisi anche il Movimento 5 Stelle, tendenzialmente favorevole ai “No Vax” ma che ora si trova più dalla parte del pro che del contro riguardo il Coronavirus. E infatti, ad aprire una nuova polemica tra il mondo “No Vax” e i pentastellati è stato Vito Crimi, mandato quasi al massacro e additato come traditore per aver celebrato il “VaccineDay” sui social. Quanto ai dipendenti pubblici, la strada che sembra più plausibile ai più – e le conferme, come già visto, vengono anche dalla legge – è quella che, man mano che la vaccinazione sarà ottenibile per determinate categorie, come i medici e gli infermieri, e finché l’epidemia di Covid sarà in corso, è ragionevole pensare di imporre loo il vaccino.

E ancora, concludendo l’analisi dei rapporti lavorativi, se è vero che chiunque potrà rifiutare la vaccinazione, è anche vero che, se questo metterà a rischio la salute di altre persone, il rifiuto potrebbe costituire un impedimento oggettivo alla prosecuzione del rapporto di lavoro. Tra l’altro, attualmente, le uniche misure di sicurezza possibili sono mascherine e distanziamento. Ma la scienza e l’esperienza, attualmente, indicano la vaccinazione come misura più sicura. E quindi, esattamente come le altre, anche questa può essere imposta.