I centri commerciali in crisi: Saldi di gennaio già a rischio

I saldi di gennaio sono a rischio: le chiusure e le restrizioni hanno messo in ginocchio i centri commerciali. Dopo due mesi da incubo, durante i quali i centri commerciali hanno perso più di dieci miliardi di euro di fatturato, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, i posti di lavoro a rischio nel comparto sono più di 100 mila. Roberto Zoia, membro del Consiglio Nazionale dei centri commerciali, fa il punto della situazione: “Prima della seconda ondata stimavamo una perdita di qualche decina di migliaia di posti di lavoro per effetto del virus, mentre adesso l’asticella è salita a quota 150 mila. I centri commerciali fatturavano prima del Covid-19 circa 140 miliardi all’anno, ma nel 2020 si sono dovuti accontentare del 30-35 per cento in meno. Quanto ai ristori, finora hanno coperto poco più dell’un per cento delle perdite.centri commerciali in crisi

Le domande

Numerose sono le domande dei titolari dei centri commerciali, ma, per adesso, il governo non sa rispondere. “Perché si è preferito riempire le strade anziché lasciare aperti i centri commerciali dove il distanziamento può essere garantito dal servizio di vigilanza? Come mai non si è tenuto conto degli sforzi che abbiamo fatto dopo la prima ondata per risultare a norma, contingentare gli ingressi, assicurare la corretta sanificazione degli ambienti? Per quale motivo, nelle bozze del Recovery plan circolate fin qui, non si parla mai di commercio e degli investimenti da fare per renderlo un motore della ripartenza?»

Le perdite

Durante la zona rossa, molti centri commerciali sono rimasti aperti soltanto per garantire i servizi essenziali, perché al loro interno ci sono uno o più supermercati. In questo modo, le perdite sono state numerose. A dicembre i centri commerciali hanno perso 7 miliardi di euro di fatturato rispetto al dicembre del 2019, che sono andati a sommarsi ai 5 miliardi di euro andati in fumo a novembre. Nell’arco del 2020, tra lockdown e chiusure a corrente alternata, il loro fatturato si è contratto invece di circa 40 miliardi di euro. «Ho capito che il governo ci aveva abbandonato al nostro destino a novembre, quando ha imboccato la strada delle chiusure a intermittenza. Noi eravamo chiusi, mentre per strada facevano notizia gli assembramenti. Abbassare la curva dei contagi è una priorità, ma non c’è un solo modo per farlo», ha dichiarato Zoia. “Non si sono mai verificati casi di focolai nei centri commerciali. Il periodo dei saldi invernali doveva aiutare questi ultimi a ripartire, però le chiusure di gennaio e l’assenza di coordinamento tra le Regioni, che hanno deciso di farli partire in momenti diversi, rischia di ridurre clamorosamente l’impatto che i maxi sconti avranno sui consumi”.

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I rimedi

Il presidente della Cncc cerca un rimedio a questa crisi. “Per far ripartire i consumi con decisione e salvare dal baratro gli esercenti più in difficoltà, andrebbe abbassata l’Iva. Ciò andrebbe fatto su determinate categorie merceologiche, soprattutto su quelle che hanno sofferto di più in quest’ultimo anno per effetto della pandemia. Di questo passo una buona fetta dei 36 mila negozi attivi nei centri commerciali presto chiuderanno i battenti in via definitiva». Le aziende in crisi, da settimane, chiedono ristori alla tedesca: indennizzi pari al 75 per cento del fatturato registrato nel 2019, ma dovranno farsi bastare molto meno. Tutto dipende da come saranno distribuiti questi venti miliardi, se arriveranno a coprire le spese per i costi fissi sarà già un risultato”.