Le sette cose da sapere prima di investire in Bitcoin

Investire in criptovalute è rischioso, secondo Il Sole 24 Ore. Ecco allora le sette cose che il quotidiano economico consiglia di sapere prima di acquistare dei Bitcoin

Bitcoin: volatilità, asset, regolamentazione e inquinamento

A differenza delle stablecoins, spiega Il Sole 24 Ore, le criptovalute hanno una volatilità estrema (1). Sono dunque molto rischiose. Chi per esempio ha comprato Bitcoin nel dicembre 2017, prima di tirare un sospiro di sollievo e guadagnare, ha dovuto sopportato una perdita dell’85%. Le criptovalute, inoltre, non hanno banche centrali, Stati o grandi aziende alle spalle. Per questo sono slegate da parametri oggettivi di valore (2). Salgono e scendono – sempre vorticosamente – spesso senza spiegazioni ragionevoli.

Potrebbe anche capitare che uno Stato le metta al bando (3). Ad esempio in UK l’Authority che regola i mercati ha proibito ai clienti l’acquisto di Etn legati a Bitcoin, Ether, Ripple e altre criptovalute. Il Parlamento indiano valuta invece di bandire altre crypto a favore di una propria e ufficiale dello Stato. Per quanto riguarda la questione ambientale (4), bisogna sapere che secondo recenti stime dell’Università di Cambridge, il solo Bitcoin consuma 120 Terawattora l’anno. Quanto Paesi come l’Argentina o la Norvegia. Inoltre, il 60% provengono da fonti fossili, soprattutto carbone.

Le sette cose da sapere prima di investire in Bitcoin

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Truffe, furti e riciclaggio di Bitcoin

Stando all’ultimo report di CipherTrace, l’anno scorso l’insieme di furti, hackeraggi e frodi ha riguardato una cifra pari a 1,9 miliardi di dollari di criptovalute (5). Le frodi sono le più diffuse, seguite da furti e ransomware, ossia malware che infettano un dispositivo bloccandolo e chiedendo un riscatto. I Bitcoin sono inoltre molto utilizzati per il riciclaggio di denaro sporco, ma anche finanziare i terroristi.

Le crypto tra trattative complesse e sospetti delle authority

Per comprare o vendere crypto bisogna avere un wallet digitale, con un complesso sistema di password e tutti i rischi conseguenti in termini di sicurezza. Oppure ci si può rivolgere a operatori specializzati non sempre trasparenti. A parte il Bitcoin, la moneta virtuale più famosa, la gran parte delle criptovalute sono di difficile negoziazione (6), visto che alcune banche (comprese quelle italiane) non permettono di operare con esse sui mercati.

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L’ultimo punto sottolineato dal Sole 24 Ore sono i moniti delle autorità finanziare di tutto il mondo (7). A gennaio la Fca londinese ha ad esempio sostenuto che «chi investe in cryptoassets deve essere pronto a perdere tutto». Soprattutto a causa della «volatilità dei prezzi», dei «valori difficili da valutare correttamente», dei «rischi per i consumatori» e dall’assenza della «garanzia di essere convertiti in contante».