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Sorveglianza speciale e social vietati a un pedofilo 57enne: adescava bambine su TikTok

Il Questore di Milano ottiene la misura di prevenzione per il pedofilo recidivo. L’uomo, oggi detenuto, avrebbe commesso almeno 41 casi di violenza su bambine e ragazzine tra i 6 e i 14 anni in diverse province d’Italia. Vietato l’uso dei social

Sorveglianza speciale e social vietati a un pedofilo 57enne: adescava bambine su TikTok

Il Tribunale di Milano ha disposto la sorveglianza speciale per un 57enne milanese autore di numerosissimi episodi di adescamento e violenza sessuale su bambine e ragazzine di età compresa tra i 6 e i 14 anni. La misura di prevenzione a carico dell’uomo, oggi detenuto, è stata emessa su proposta del Questore.

Il provvedimento prevede l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza per tre anni. Ma prescrive anche di “mantenersi ad almeno 500 metri dai luoghi abitualmente frequentati da minorenni quali asili, scuole, parchi giochi e impianti sportivi”. In passato il pedofilo 57enne ha infatti lavorato come bagnino nelle piscine e come insegnante di ginnastica.

Pedofilo recidivo, vietati i social

A questo si aggiunge anche il divieto di “comunicare con persone minorenni con nessun mezzo, inclusi i social network“. Dall’analisi del suo curriculum da parte della Divisione anticrimine dalla Questura milanese, è emerso che l’uomo “ha adescato almeno 41 ragazzine in diverse province d’Italia”. Tra queste anche “Milano, Gorizia, Viareggio, Firenze, Pistoia, Carrara e La Spezia – si legge in una nota -. Dopo essere stato condannato a 8 anni di reclusione e all’interdizione dall’insegnamento presso qualsiasi tipo di struttura sportiva, è rimasto in carcere fino al 2005″.

Sorveglianza speciale e social vietati a un pedofilo 57enne: adescava bambine su TikTok

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Infine, “una volta libero, con l’avvento dei social network, ha affinato le sue tecniche di adescamento, scovando le giovani vittime attraverso Facebook, Instagram e più recentemente con TikTok, fingendosi adolescente“. “Di nuovo detenuto fino al 2009, si è reso ancora una volta autore di condotte adescatrici a seguito delle quali è rientrato in carcere”.

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17enne morta nel burrone, Pietro Morreale fermato per omicidio volontario

Secondo la Procura di Termini Imerese, che indaga sulla morte della 17enne Roberta Siragusa, sarebbe stato il fidanzato 19enne ad ucciderla. Morreale è accusato anche di occultamento di cadavere

17enne morta nel burrone, Pietro Morreale fermato per omicidio volontario
Pietro Morreale (19 anni) e Roberta Siragusa (17)

Secondo la Procura di Termini Imerese (Palermo), che coordina l’inchiesta sulla morte della 17enne Roberta Siragusa, sarebbe stato il fidanzato Pietro Morreale a uccidere la giovane. Ecco perché questa mattina è scattato il fermo del 19enne per omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Era stato lo stesso Morreale, ieri mattina, a indicare agli inquirenti il luogo del ritrovamento del cadavere della 17enne, in un burrone a Caccamo. Il ragazzo, comunque, non ha confessato di aver ucciso la fidanzatina e – a detta del suo legale, l’avvocato Giuseppe Di Cesare – ha collaborato con gli inquirenti. Sottoposto a un lungo interrogatorio, Morreale avrebbe fornito spiegazioni anche su certe frasi postate sui social network. In particolare Facebook, dove il 19enne è stato travolto da un’onda di indignazione degli utenti.

17enne morta nel burrone, Pietro Morreale fermato per omicidio volontario
Roberta Siragusa (17 anni)

Ieri in caserma i carabinieri e il pm Giacomo Barbara hanno ascoltato anche un gruppo di amici dei due giovani che la sera prima avrebbero partecipato a una festa in una villetta di Monte San Calogero, nei pressi del luogo del ritrovamento del cadavere. Secondo indiscrezioni, la coppia avrebbe litigato al termine della serata. Si ipotizza per una questione di gelosia. I due avrebbero lasciato insieme la festa poco dopo la mezzanotte. E da quel momento di Roberta si sono perse le tracce.

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Quando i genitori al mattino non l’hanno trovata in casa sono andati dai carabinieri. Dopo poco in caserma si è presentato anche il fidanzato, che ha poi aiutato i militari a ritrovare il corpo di Roberta.

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17enne morta in un burrone, le frasi choc sui social del fidanzato

Pietro Morreale travolto dall’onda di indignazione sui social. Gli utenti invocano morte e sofferenze per il 19enne che ha fatto ritrovare in burrone nel Palermitano il corpo della fidanzata 17enne Roberta Siragusa

Uccide la fidanzata 17enne e la butta nel burrone, le frasi choc sui social

Pietro Morreale, il 19enne che ha fatto ritrovare il corpo della fidanzata, la 17enne Roberta Siragusa, parzialmente bruciato in un burrone a Caccamo (Palermo) appare come un ragazzino che sembra più giovane della sua età. Capelli corti, volto pulito, amante del kick boxing. Su Facebook ha 2925 amici e tante foto, soprattutto selfie, alcune delle quali con la vittima.

Uccide la fidanzata 17enne e la butta nel burrone, le frasi choc sui social

Nel giro di poche ore sul suo profilo social sono apparse diverse centinaia di commenti di utenti che invocano la sua sofferenza e la sua morte per il gesto che si sospetta possa aver compiuto. Le sue foto sono accompagnate da frasi del tipo: “Ho smesso di credere che più insegui più ottieni, come ho smesso di credere che più dai e più ricevi”; “La bellezza rimane solo uno schizzo. È il carattere a rendere una persona un capolavoro”; “Ho scelto il male perché il bene era banale”.

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Il profilo Facebook di Roberta Siragusa mostra invece poche foto e un riquadro bianco con la scritta “senza limiti”. Due giorni fa Morreale, sotto una foto postata dalla fidanzata, aveva commentato “Amore mio bedda!” e lei aveva risposto con un cuore.

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«Sharon picchiata a morte e violentata a 18 mesi». L’autopsia smentisce il compagno della madre

Arrestato il compagno 25enne della madre di Sharon Barni, la bambina morta a 18 mesi nel Comasco. Sul corpo della piccola tracce di abusi sessuali e di botte

«Sharon picchiata a morte e violentata a 18 mesi». L'autopsia smentisce il compagno della madre
Sharon Barni – MeteoWeek.com

La svolta sulla morte della piccola Sharon Barni, la bambina di 18 mesi morta lo scorso 11 gennaio a Cabiate (Como), è arrivata con l’autopsia. «Quanto riferito dal compagno della madre della piccola a giustificazione dell’infortunio è risultato menzognero — ha scritto il procuratore di Como, Nicola Piacente, in una nota citata dal Corriere della Sera —. Le relazioni preliminari del medico legale hanno smentito le dinamiche inizialmente riferite dall’unica persona che si trovava in compagnia della bambina prima che sopraggiungesse la nonna materna. Unite agli scrupolosi accertamenti dei carabinieri, che hanno controllato ininterrottamente il compagno della mamma della vittima, hanno portato a ritenere che la piccola sia stata ripetutamente picchiata, verosimilmente non solo in occasione del pomeriggio di lunedì 11 gennaio, nonché violentata in una epoca prossima a quel tragico pomeriggio».

La versione del compagno

Per questi motivi, a due settimane di distanza, è stato arrestato e portato in carcere l’uomo che era con lei al momento della morte. Si tratta di Gabriel Robert Marincat, operaio romeno di 25 anni e compagno della madre di Sharon. Dopo il ricovero della piccola in condizioni disperate all’ospedale di Como, il 25enne aveva detto che la bimba «si è tirata addosso una stufetta ma non sembrava nulla di grave, era tornata a giocare». Tesi sostenuta sia con la madre della piccola sia con la nonna e con i carabinieri, ma prontamente smentita dall’autopsia disposta dalla Procura di Como. Per questo l’operaio 25enne è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti e violenza sessuale.

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La prima a rendersi conto della gravità della situazione era stata la nonna della bimba. La donna aveva infatti trovato la nipotina priva di sensi e con la maglietta sporca di vomito. Nonostante l’intervento del 118 e il trasporto d’urgenza in elisoccorso all’ospedale di Bergamo, per la piccola Sharon era ormai troppo tardi.

«Sharon picchiata a morte e violentata a 18 mesi». L'autopsia smentisce il compagno della madre
Gabriel Robert Marincat – MeteoWeek.com

L’autopsia sul corpo di Sharon

Stando al referto dell’esame autoptico il corpo della bimba era infatti martoriato da lesioni ed escoriazioni «non compatibili con cadute accidentali e risalenti anche a periodi precedenti». I successivi accertamenti dei carabinieri della Compagnia di Cantù e della tenenza di Mariano Comense hanno quindi portato all’arresto del compagno della mamma di Sharon.

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I militari lo hanno rintracciato a Lentate sul Seveso (Monza e Brianza). Era a casa della madre, dove si era trasferito a seguito della fine della relazione con la ex. Quest’ultima non aveva mai sospettato nulla del 25enne.

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Superati i 50mila morti di Covid in Germania: le foto choc delle bare

In Germania superate le 50mila vittime di Covid. Le foto choc delle bare accatastate in attesa della cremazione fanno il giro del web. Lockdown prolungato fino al 14 febbraio

Superati i 50mila morti di Covid in Germania: le foto choc delle bare

La Germania è nel pieno della seconda ondata della pandemia di Covid-19. E le immagini che arrivano che arrivano da alcune aree del Paese sono drammatiche, forse addirittura paragonabili a quelle di Bergamo e Brescia la scorsa primavera.

Le foto delle bare

A colpire maggiormente sono le fotografie di numerose bare accatastate in attesa della cremazione. Le ha scattate il fotografo Filip Singer, dell’agenzia Epa a Meissen, in Sassonia. Le immagini, scioccanti, documentano decine e decine di bare, quasi tutte con sigle e cartellini volti a indicare le cause della morte e il rischio di infezione.

Superati i 50mila morti di Covid in Germania: le foto choc delle bare

Covid, oltre 51mila vittime

Intanto, i numeri in Germania continuano a crescere e ad essere preoccupanti, anche la curva dei decessi quotidiani è in leggera decrescita rispetto ai giorni scorsi. Ieri il Robert Koch Institut ha registrato 16.417 nuovi contagi e 879 vittime. In totale, da inizio i casi accertati sono 2.122.679 e 51.521 le vittime.

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Motivo per cui il governo tedesco, in accordo con i rappresentanti dei Länder, ha deciso di prolungare il lockdown iniziato a fine di gennaio fino al 14 febbraio prossimo.

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Frontale tra una Smart e un furgone: 45enne muore sul colpo

Tragico incidente frontale al confine tra la provincia di Padova e quella di Treviso. Muore a 45 anni Andrea Rettore, conducente della Smart

Frontale tra una Smart e un furgone: 45enne muore sul colpo
(Fonte: Il Gazzettino)

E’ morto, a soli 45 anni, Andrea Rettore di Borgoricco (Padova), l’automobilista coinvolto nel gravissimo incidente avvenuto venerdì 22 gennaio sulla regionale 308 a Resana, nel Trevigiano. L’incidente, le cui cause sono al vaglio della polizia stradale, è avvenuto attorno alle 19:45.

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Coinvolti nel tragico scontro frontale una Smart e un furgone. La prima, che viaggiava verso Castelfranco, avrebbe invaso la corsia di marcia opposta schiantandosi contro il secondo mezzo, diretto a Padova, che sopraggiungeva.

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Per Andrea Rettore, conducente della Smart, non c’è stato nulla da fare. Il 45enne è morto sul colpo. Illeso, invece, l’autista del furgone, un 43enne residente nel Padovano.

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Covid, l’esperto inglese: «I vaccinati possono trasmettere il virus»

L’epidemiologo britannico Jonathan Van-Tam: «Il vaccino può evitare di ammalarsi in modo grave di Covid, ma non sappiamo se impedisce il contagio. Avanti con mascherine e distanziamento»

Covid, l'esperto inglese: «I vaccinati possono trasmettere il virus»
L’epidemiologo Jonathan Van-Tam – MeteoWeek.com

Anche se esistono i vaccini contro il Covid, è ancora troppo presto per abbandonare sia le mascherine sia il distanziamento. Lo afferma l’epidemiologo britannico Jonathan Van-Tam, consulente del governo di Boris Johnson, sul Sunday Telegraph. «I vaccini sviluppati impediscono che il virus provochi la malattia nell’organismo, ma potrebbero non riuscire a impedire la sua trasmissione da un individuo all’altro».

L’esperto ha poi spiegato che «anche se le avete avute entrambe (le dosi, ndr) potreste trasmettere il Covid-19 a qualcun altro». Il vaccino infatti «può evitare di ammalarsi in modo grave, ma non sappiamo ancora se impedisce il contagio».

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Ad oggi in Gran Bretagna 5,8 milioni di persone hanno ricevuto la prima delle due dosi di vaccino. 478.248 soltanto nella giornata di ieri, numero record dall’inizio della campagna vaccinale britannica, datata 8 dicembre.

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La morte di Luca Ventre nei filmati dell’ambasciata in Uruguay [VIDEO]

La misteriosa morte del 35enne Luca Ventre, entrato vivo nell’ambasciata italiana a Montevideo e uscito dopo mezz’ora privo di sensi. I video di sorveglianza della sede diplomatica riprendono gli ultimi istanti di vita e i soccorsi. Il fratello Fabrizio: «Abbandonati dalle istituzioni»

La morte di Luca Ventre nei filmati dell'ambasciata in Uruguay [VIDEO]

Entra vivo nell’ambasciata italiana ed esce privo di sensi dopo 37 minuti. Succede a Montevideo, in Uruguay, e il protagonista di questa misteriosa vicenda è il 35enne Luca Ventre.

Indaga la Procura di Roma

Ventre è morto il 1° gennaio 2021 dopo aver scavalcato il cancello d’ingresso dell’ambasciata italiana ed essere stato placcato da due vigilantes di guardia. Dai video della sede diplomatica si vedono gli ultimi istanti di quella giornata concitata, quando cioè il 35enne viene trascinato fuori a peso morto per le ascelle, con la testa reclinata in avanti e i piedi che strisciano sulla ghiaia del cortile. Secondo il fratello della vittima, Fabrizio Ventre, Luca era già morto ben prima dell’arrivo in ospedale, dove giunge incosciente e dove il decesso viene ufficializzato alle 8:30.

Adesso – come riporta il quotidiano Il Messaggero – la Procura di Roma vuole vederci chiaro su quanto accaduto. In settimana è possibile che il pm Sergio Colaiocco, già titolare dell’inchiesta sul caso Regeni, iscriva nel registro degli indagati i vigilantes con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Nel frattempo, il fratello della vittima urla al quotidiano romano tutto il suo dolore. «Luca è stato ucciso dentro un’ambasciata italiana, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio non si è degnato di dire una parola, di telefonarci, di chiedere di fare piena luce. Siamo stati letteralmente abbandonati dalle istituzioni».

La morte di Luca Ventre

Stando alle ricostruzioni, poco dopo le 7 del mattino Luca Ventre fa il suo ingresso nell’ambasciata italiana a Montevideo scavalcando il cancello. Il 35enne si è da poco ripreso da un brutto incidente e ogni tanto fa uso di droghe. Il motivo del suo gesto avventato è dovuto al fatto che vorrebbe essere rimpatriato in Italia. E di questo vorrebbe parlarne con un funzionario.

Appena tocca terra viene però raggiunto da due uomini della sicurezza. Luca viene fatto inginocchiare con le mani dietro la schiena. Poi i vigilantes lo scaraventano al suolo e uno dei due lo afferra per il collo e gli sale sopra. In un fermo immagine dei video di sorveglianza si vede il viso del 35enne sofferente mentre il braccio della guardia gli stritola il collo. Presa che verrà tenuta fino alle 7:30. Lui è immobile, disteso per terra. Dopo altri 14 minuti si apre il cancello ed entrano due poliziotti che prendono il corpo del ragazzo e lo trascinano fuori di peso.

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I ritardi in ospedale

E si dirigono all’Hospital de Clinica, dove giungono alle 7:51. Però Luca viene ricoverato soltanto dopo altri 14 minuti. O meglio, viene adagiato su una carrozzina, dalla quale si ribalta perché privo di sensi. Cade all’indietro con la testa a penzoloni da un lato. Poi quattro agenti tentano di ricomporlo ed entrano nel reparto del nosocomio. Dove non ci sono più telecamere per documentare quanto accade.

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I medici tentato di rianimarlo più volte, senza riuscirci. Luca muore ufficialmente (stando ai documenti) alle 8:30. Ma secondo la famiglia era già morto dentro al cortile dell’ambasciata. Toccherà ora ai magistrati romani, insieme ai colleghi sudamericani, fare piena luce su quanto realmente accaduto quel giorno.

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Droga a Roma: in 7 giorni arrestati 15 pusher e sequestrati oltre 3mila euro

Roma: la Polizia arresta 15 spacciatori in sette giorni. Sequestrati 356 gr di droga, oltre 3mila euro e una pistola a salve senza tappo rosso

Droga a Roma: in 7 giorni arrestati 15 pusher e sequestrati oltre 3mila euro

Continua la lotta della Polizia di Stato allo spaccio di sostanze stupefacenti nella Capitale. Nell’ultima settimana sono stati 15 i pusher arrestati dalla Sezione Volanti (6); dal X Distretto Lido (1), dal commissariato Porta Maggiore (1) dal commissariato Borgo (2); dal VI Distretto Casilino (4) e dal II Distretto San Lorenzo (1).

I poliziotti hanno anche sequestrato 356 grammi di droga tra cocaina, hashish ed eroina e confiscato 3.330 euro, oltre a una pistola a salve senza tappo rosso e 35 cartucce. Le zone interessate dalle operazioni antidroga sono state Ostia, Esposizione, Porta Maggiore, Borgo, Torre Angela, Tor Bella Monaca, San Basilio e San Lorenzo.

Droga nel manico

In un caso i poliziotti della I Sezione Volanti, intervenuti in un palazzo in zona Esposizione per una segnalazione per rumori molesti, hanno visto delle persone sospette gravitare intorno a un appartamento e così hanno chiesto l’ausilio della Squadra Cinofili. Al suo arrivo gli agenti hanno bussato alla porta: ad aprire una donna di 51 anni, apparsa subito nervosa. Durante la perquisizione i poliziotti hanno trovato, sul tavolo in cucina, due “pezzi” di hashish dentro a un barattolo di vetro, un bilancino di precisione e del materiale per il confezionamento delle dosi.

I cani, grazie al loro fiuto, hanno poi trovato altra cocaina nascosta nel manico di una paletta raccogli-immondizia sul balcone della cucina. Gli agenti hanno quindi ammanettato sia A.C. sia il suo compagno 52enne E.O., entrambi con precedenti. Addosso all’uomo di 52 anni i poliziotti hanno trovato anche 330 euro.

Droga a Roma: in 7 giorni arrestati 15 pusher e sequestrati oltre 3mila euro

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Il revolver a salve

Sempre grazie all’ausilio dei Cinofili, gli investigatori del X Distretto Lido di Roma, che stavano tenendo d’occhio un viavai sospetto nei pressi di un palazzo, hanno arrestato M.A., romano di 46 anni. Entrati nell’edificio dopo giorni di appostamenti, il cane è andato subito davanti a una porta e ha iniziato a “rasparla”. Probabilmente incuriosita dal rumore, la madre ha aperto per vedere da cosa dipendesse.

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Quando i poliziotti sono entrati, il 46enne ha dato subito in escandescenza inveendo contro di loro. Sul comodino della sua camera da letto c’erano circa dieci grammi di eroina, un grande coltello a serramanico, un bilancino di precisione, della sostanza per il “taglio” della droga e una banconota da dieci euro. Nel cassetto dello stesso comodino era infine nascosta un simil-revolver a salve.

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Scende dal bus e viene travolta da un’auto: Maria muore a 53 anni

La 53enne Maria Ianos viene travolta e uccisa da un’auto mentre attraversa la strada dopo essere scesa dal bus. Indaga la Polizia Locale di Pordenone

Scende dal bus e viene travolta da un'auto: Maria muore a 53 anni

Scende dall’autobus per andare al lavoro, ma mentre attraversa la strada viene travolta e uccisa da un’auto. La tragedia, come riferisce Il Gazzettino, è avvenuta ieri sera in zona Comina a Pordenone. La vittima si chiamava Maria Ianos, 53 anni, originaria dell’Honduras ma da tempo residente in città. La donna è stata investita da una Citroen C3 condotta da una 38enne di Pordenone.

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Secondo le prime ricostruzioni, non erano ancora le 21 quando la 53enne è scesa dal bus di linea alla fermata lungo la Sp 7. Maria si stava recando nell’abitazione dove lavorava come badante. Quando però la donna ha attraversato la strada, in prossimità di via Barcis, è sopraggiunta la Citroen che l’ha investita.

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Sul posto sono intervenuti i sanitari inviati dalla Centrale operativa del Sores di Palmanova. Purtroppo per Maria Ianos non c’è stato nulla da fare: la donna è praticamente morta sul colpo. Le indagini sulla dinamica dei fatti sono affidate alla Polizia Locale.

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Strage di anziani in Rsa, sequestrato il telefono della proprietaria: due «allarmi ignorati»?

L’allarme ignorato prima della strage: «Due telefonate a notte fonda». Dalle indagini emergono alcune incongruenze sui fatti di Villa dei Diamanti a Lanuvio

Strage di anziani in Rsa, sequestrato il telefono della proprietaria: «Due allarmi ignorati»

La Procura di Velletri ha disposto il sequestro del cellulare di Sabrina Monti, la proprietaria di Villa dei Diamanti a Lanuvio, la Rsa dove sabato scorso sono morte cinque donne anziane tra i 68 e i 99 anni. Secondo quanto riferito dai quotidiani Il Messaggero e La Repubblica, la proprietaria avrebbe infatti ricevuto due chiamate nel cuore della notte prima della strage, forse dovuta a un fuga di monossido di carbonio. Gli inquirenti ipotizzano possa trattarsi di un allarme ignorato.

Punti oscuri nelle indagini

Ma le incongruenze emerse dalle indagini finora sono diverse. Una di queste telefonate sarebbe infatti partita dal telefono di Michael Cipolla, 25 anni, uno dei due oss intossicati. Il giovane, però, non ricorda se sia stato lui a telefonare a Sabrina Monti, indagata come atto dovuto per omicidio colposo plurimo insieme alla contitolare di Villa dei Diamanti, la nipote Desirée Giustiniani. Cipolla ricorda infatti di essersi risvegliato l’indomani in ospedale e che quello che era successo lo aveva appreso dai giornali.

Resta però il dubbio su chi abbia materialmente telefonato tra le 4 e le 5 del mattino alla proprietaria. Una delle ipotesi al vaglio dei carabinieri della Compagnia di Velletri è che qualcun altro, che si trovava nella struttura, possa aver preso il telefono dell’operatore (nel frattempo svenuto su un divano) e abbia tentato di chieder aiuto.

Un’altra incongruenza risale alla mattina seguente. I primi a giungere sul posto sono stati il compagno della seconda oss trovata priva di sensi sulle scale e la proprietaria con il marito. Questi avrebbero riferito di essere arrivati attorno alle 8/8:30. Però la telefonata al 118 sarebbe partita solo alle 9:20. Quindi una domanda sorge spontanea: cos’è successo in quel lasso di tempo?

Strage di anziani in Rsa, sequestrato il telefono della proprietaria: «Due allarmi ignorati»

Le ipotesi sulla strage

Giunti sul posto, i Vigili del fuoco avevano rinvenuto una concentrazione di monossido di 600 parti per milione. Una quantità molto alta, concentrata principalmente nei locali al primo piano della struttura, dove si trovano alcune camere degli ospiti. Ospiti che, proprio sabato mattina, dovevano essere trasferiti in ospedale perché positivi al Covid.

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Le ipotesi al vaglio degli inquirenti sono diverse. La prima è che l’impianto di riscaldamento avesse dei problemi o delle perdite. Il 4 gennaio, infatti, una ditta specializzata aveva rifornito l’impianto di gas. Da qui l’idea che qualcosa possa essere andato storto. La seconda ipotesi è quella che nella struttura ci fossero altre stufe catalitiche. Ma Michael Cipolla, che aveva iniziato a lavorare nella struttura l’11 gennaio, ha detto che nella Rsa l’impianto di riscaldamento «funzionava a dovere» e che non c’erano altre «stufette in nessun ambiente», ricostruisce Il Messaggero.

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La terza (meno probabile rispetto alle prime due) è che invece possa essere successo altro oltre alla fuga di monossido. Sulla dinamica, comunque, potranno fornire degli elementi più concreti le autopsie sui corpi delle cinque vittime, previste per oggi, e le verifiche tecniche sugli impianti e sulla cucina a gas della struttura. I carabinieri stanno infine visionando i filmati delle telecamere presenti lungo la strada, poiché Villa dei Diamanti è sprovvista di un sistema di videosorveglianza.

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Carabinieri all’Asl per una lite tra infermiere: una non voleva vaccinarsi

Protagoniste tre infermiere della Casa della Salute di Cigliano, nel Vercellese. Prelievi e test bloccati per un’ora, denunciato il marito della No vax per interruzione di pubblico servizio. Le due colleghe annunciano che andranno per vie legali dopo gli insulti ricevuti dall’uomo

Carabinieri all'Asl per una lite tra infermiere: una non voleva vaccinarsi

Sono dovuti intervenire i carabinieri per sedare la furiosa lite scoppiata tra tre infermiere del centro prelievi della Casa della Salute dell’Asl a Cigliano, in provincia di Vercelli. Secondo quanto riportato dall’edizione torinese del quotidiano La Repubblica, due di queste erano favorevoli al vaccino Covid, mentre una contraria. I militari sono intervenuti per placare non solo gli animi delle tre colleghe, ma anche del marito della sanitaria No vax. L’uomo, 56enne residente a Cigliano, era stato chiamato dalla donna in sua difesa.

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Il litigio sarebbe nato dal tentativo delle due colleghe di convincerla a vaccinarsi contro il Covid. Ma questa si è rifiutata e si è arrabbiata a tal punto da coinvolgere il marito. La discussione ha anche paralizzato per più di un’ora delle attività del laboratorio. In quel momento, infatti, all’interno della struttura c’erano infatti molte persone in attesa.

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Il 56enne, che nel frattempo si era messo a litigare con le due favorevoli al vaccino, è stato denunciato per interruzione di pubblico sevizio. Le due infermiere hanno invece annunciato che andranno per vie legali a causa delle offese ricevute dal marito della collega.