“Siamo un movimento moderato e liberale”: l’esatto contrario di quello che i 5 Stelle hanno sempre espresso. Prendendo i voti proprio sulle proposte di rottura

La democristianizzazione del M5S è completa. Eppure ha preso una valanga di consensi per essere in opposizione a quella odiatissima classe politica in cui esso stesso si è trasformato. Risultandone anche peggio.

Grillo a Bologna nel Vaffa day del 2007

Per il Movimento 5 Stelle sono orami lontani i tempi del Vaffa Day in cui Grillo accendeva le folle al grido di “VxxxxO”. Tempi in cui Beppe Grillo dava l’illusione di riattivare il civismo e la partecipazione dei cittadini alla politica partendo dalla rete con punti chiari e slogan: il parlamento pulito in nome della legalità, acqua pubblica, stop agli inceneritori, internet accessibile a tutti e gratuito, rispetto assoluto delle leggi.

Oggi le frasi di Di Maio ci confermano quanto oramai il Movimento sia diventato un partito che punta a un elettorato “democristiano”. “Il M5s è cresciuto e maturato – ha detto il titolare della Farnesina – questo governo rappresenta il punto di arrivo di un’evoluzione in cui i 5 stelle mantengono i propri valori, ma scelgono di essere finalmente e completamente una forza moderata, liberale, attenta alle imprese, ai diritti, e che incentra la sua missione sull’ecologia.  Questa evoluzione si può completare con l’ingresso di Conte. L’ex premier, che ha rappresentato questi valori, metta la parola fine alle nostre ambiguità e ai nostri bizantinismi”. Ed è proprio l’ingresso di Conte come nuovo frontman che metterà fine al M5S come partito di rottura.

Del resto non si può sempre essere “di lotta e di governo” e la fuoriuscita di Di Battista conferma questo orientamento, conferma che arriva anche dai membri più in vista del M5S se persino uno degli elementi più “caldi” tra i grillini come Carlo Sibilia si affretta a cancellare i suoi tweet contro Matterella, Draghi e le élite pur di difendere il suo posto di sottosegretario.

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Tra i tanti slogan del M5S c’era quello di non allearsi mai con altri partiti e mantenere una coerenza politica serrattissima, pena l’espulsione. Eppure in meno di tre anni dalle elezioni politiche il M5S si è alleato con: Lega, Maie, Pli, Psd, Az, MpS, Psi, Pd, A1-Mdp, Si, Iv, Cd, CpE, PATT, Sv, Pdr-Sf, Ap, Pp, Moderati, Fi, Azione, +Europa, NcI, Fare, Sc, Di, Udc, Cp, CcT, Idea-Pl, Radicali, Ps-Nuovo Psi, Pensionati, Adc, USEI e chi più ne ha più ne metta.

Un altro tema, molto dibattuto, è stata l’intransigenza giudiziaria che sconfinava nel giustizialismo. Per Grillo se eri indagato per un qualunque reato dovevi dimetterti e affrontare la pena, dimenticando del tutto la presunzione di innocenza. Oggi è un rincorrersi in post sui social in difesa e solidarietà nei confronti dei sindaci e consiglieri pentastellati come Chiara Appendino, condannata a un anno e 6 mesi per i fatti di piazza San Carlo a Torino, o della sindaca di Roma Virginia Raggi per le inchieste relative ai membri della sua giunta o del suo staff. Ormai è certo che il M5S dirà addio anche alle proposte di legge per la reintroduzione delle preferenze e per il limite di due mandati elettorali per i deputati.

Cosa aspettarsi ancora? Poco o nulla, anche perché i sondaggi sono impietosi: il Movimento ha perso almeno due terzi del consenso popolare raggiunto alle politiche del 2018 e nessuno dei suoi sindaci verrà riconfermato per un secondo mandato, tanto da preferire di ritirare la propria candidatura dopo solo un mandato. E’ lecito quindi aspettarsi per il suo futuro un partito fermo a percentuali sotto il 10% che in un sistema proporzionale scelga di volta in volta con chi allearsi per garantire una poltroncina ai suoi esponenti maggiori, votati solo da uno zoccolo duro di illusi che ancora gli credono.