Mafia: colpo a clan di Palermo del Borgo Vecchio

Nuovo colpo alla famiglia mafiosa del Borgo Vecchio a Palermo. Questa mattina, su delega della Dda, i carabinieri del comando provinciale hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip nei confronti di 15 indagati accusati a vario titolo di concorso esterno in associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, furti, ricettazione ed estorsioni, tutti reati aggravati dal metodo mafioso, e di sfruttamento della prostituzione. Per uno è stato disposto il carcere, per 12 i domiciliari e per 2 l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, denominata Resilienza 2, costituisce il prosieguo del blitz che, il 12 ottobre scorso, aveva portato al fermo del presunto nuovo reggente della famiglia mafiosa, Angelo Monti, che, secondo i carabinieri del Nucleo operativo, aveva riorganizzato il clan affidando posizioni direttive a suoi uomini di fiducia come il fratello Girolamo Monti, Giuseppe Gambino, Salvatore Guarino e Jari Massimiliano Ingarao. Molti imprenditori si sono ribellati al pizzo e hanno collaborato con le autorità e contribuito a far arrestare gli estorsori.

Borgo Vecchio La famiglia di Borgo Vecchio

La famiglia mafiosa di Borgo Vecchio aveva il pieno controllo del comitato organizzatore della festa in onore della patrona del quartiere, “Madre Sant’Anna”, organizzata nel mese di luglio di ogni anno, il cui culto risale al 1555. Emerge dall’indagine della Dda di Palermo che ha portato all’emissione di 15 misure cautelari nei confronti di presunti boss e gregari del clan Borgo Vecchio. In occasione della festa, dal 25 al 27 luglio del 2019, le serate canore, animate da alcuni cantanti neomelodici, sono state organizzate da un comitato che, di fatto, era controllato da Cosa nostra. Secondo le indagini i mafiosi, infatti, sceglievano e ingaggiavano i cantanti e, attraverso le cosiddette “riffe” settimanali, raccoglievano le somme di denaro tra i commercianti del quartiere. Le somme venivano impiegate, oltre che per l’organizzazione della festa e l’ingaggio dei cantanti, anche per rimpinguare la cassa della famiglia mafiosa, per il sostentamento dei carcerati e per la gestione di ulteriori traffici illeciti. Le indagini hanno documentato l’attivismo degli esponenti ritenuti ai vertici della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio che avevano il pieno controllo della festa patronale. Erano loro a decidere quali cantanti neomelodici dovessero partecipare alla manifestazione. Un ruolo di primo piano era esercitato secondo le indagini da Salvatore Buongiorno, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, agente di numerosi cantanti neomelodici.Borgo Vecchio

Indagini

In questa seconda indagine, dunque, è stato svelato il controllo capillare del territorio da parte della “famiglia”. I mafiosi continuano a rivendicare, con resilienza, una specifica “funzione sociale” attraverso alcune manifestazioni tipiche come la gestione delle feste rionali, l’organizzazione dei traffici di stupefacenti (funzionali a rimpinguare la cassa del clan) e la gestione di alcuni gruppi criminali che gestiscono i furti di veicoli e i cosiddetti conseguenti cavalli di ritorno (le richieste di soldi per la restituzione della refurtiva), anch’essi funzionali ad alimentare le casse della cosca. Dalle indagini è emerso anche che i boss hanno un ruolo nella risoluzione di alcune controversie sorte all’interno dei gruppi organizzati della tifoseria del Palermo Calcio.  I carabinieri hanno definito i ruoli degli indagati, i dettagli organizzativi, la contabilizzazione degli investimenti e dei ricavi e accertato l’afflusso di denaro nella cassa della famiglia mafiosa. Secondo le indagini, il presunto boss Angelo Monti aveva delegato al nipote Jari Massimiliano Ingarao l’intero settore delle attività illecite legate alla droga.

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Questi, nonostante fosse sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, avrebbe organizzato e coordinato tutte le attività funzionali al traffico, trovando le sostanze stupefacenti in Campania, attraverso corrieri e avrebbe rifornito le varie piazze di spaccio del quartiere, delegando, a seconda dei ruoli, i fratelli Gabriele e Danilo, Marilena Torregrossa, Carmelo Cangemi, Francesco Paolo Cinà, Saverio D’Amico, Davide Di Salvo, Giuseppe Pietro Colantonio, Salvatore La Vardera, Francesco Mezzatesta, Giuseppe D’Angelo, Nicolò Di Michele, Gaspare Giardina, Gianluca Altieri e Vincenzo Marino. Inoltre, è emerso che i Borgo Vecchio dominavano il territorio della cosca, controllando i ladri di biciclette o di moto che, oltre ad essere assoggettati alla autorizzazione di Cosa nostra, dovevano destinare al clan mafioso parte dei proventi della ricettazione o della restituzione ai proprietari della refurtiva con il cosiddetto metodo del cavallo di ritorno.