Scontri e manifestazioni in tutta Italia. Il Governo Draghi poteva evitare tutto questo?

Ricominciano le manifestazioni di ristoratori e categorie professionali devastate dai lockdown. Le condizioni generali sono molto peggiori di questo inverno, il rischio di esplosioni di rabbia sociale è alto. E il governo Draghi non sta facendo nulla per disinnescare il malcontento.

Scontri a Montecitorio

Tensioni in tutto il Paese alle manifestazioni di ambulanti, gestori di palestre e ristoratori contro le chiusure. Eventi organizzati a Roma, Torino, Milano, Imperia, Firenze, Pistoia, Reggio Emilia, Caserta, Bari e Andria: migliaia di persone contro le decisioni del Governo per prevenire l’epidemia da Covid-19. Tutti chiedono di tornare a lavorare. Arrivano notizie anche di scontri tra polizia e facinorosi stuzzicati dai soliti partiti estremisti e sobillatori in cerca di popolarità, assolutamente da condannare. La polizia ha caricato i manifestanti davanti Montecitorio, si registra anche un poliziotto ferito. Ma tra la loro ci sono anche persone che stanno perdendo il lavoro e tutto ciò che sono riusciti ad accumulare in una vita di sacrificio.

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Oltre le chiusure il problema sono i ristori. Sono stati erogati solo 29 miliardi mentre il mancato incasso ammonta a 423 miliardi secondo le stime, numeri che mettono a rischio quasi 300mila piccole imprese dei settori produttivi più vari. Nell’ambito dei servizi ovviamente quelle più colpite sono ristorazione, alloggi, commercio dell’auto, commercio al dettaglio, noleggio, viaggi, giochi e sport. Un disastro economico senza precedenti nelle ultime generazioni che l’ultimo lockdown ha aggravato ma che perdura oramai da un anno fatto di incertezze oltre che di chiusure forzate. Attività che danno lavoro a quasi 1,9 milioni di addetti e producono un valore aggiunto che sfiora i 63 miliardi di euro. Il numero medio di addetti per impresa di questo cluster così in difficoltà è pari a 6,5.

Sit-in di estetisti e parrucchieri a Reggio Emilia

Il Governo Draghi non si sta distinguendo dal suo predecessore in quanto a capacità di dialogo con i cittadini per cercare di lenire il malcontento, l’esplosione della rabbia sociale era inevitabile. Dopo il fallimento della stagione turistica invernale, si avvicina quella estiva, ancora tutta da programmare. La rabbia doveva esplodere prima o poi.

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Un ristoratore davanti Montecitorio si dissocia dalla violenze ma ribadisce i motivi della sua presenza: “E’ un protesta della disperazione, aprire per non morire. Ci hanno riempito di promesse, parole e continuano a prenderci in giro. Siamo l’unica categoria chiusa, il Covid c’è per tutti. Abbiamo seguito tutti i Protocolli, osservato le distanze ma ci continuano a prendere in giro. Adesso basta”. “Ormai lavoro per un euro all’ora. Gli investimenti di una vita erano nel mio bar” urla Lorena, 62 anni, in lacrime e in ginocchio davanti al cordone della polizia alla manifestazione dei commercianti a Montecitorio. A un certo punto uno degli agenti si accovaccia vicino a lei per consolarla e aiutarla a rialzarsi. “Sono qui per me e per i miei figli. Noi siamo come voi – dice la donna agli agenti – Non siamo negazionisti vogliamo solo lavorare e poter riaprire“. Lorena, che ha “investito tutti i suoi soldi nel suo bar a Bologna aperto 15 anni fa” spiega che la sua è disperazione: “ero qui per una protesta che non perdesse il rispetto delle istituzioni, io ci credo ancora ma dovete ascoltarci“. Le fa eco un altro manifestante:” La nostra non è una minaccia ma voglia di riprendere a fare quello per cui siamo nati, ossia lavorare. Il diritto al lavoro è sancito dalla nostra Costituzione. Non riusciamo ancora a capire con quale criterio hanno stabilito le attività essenziali e quelle non”.