Covid e bambini, l’allarme del pediatra: “Attenti a questi segnali” [VIDEO]

Non solo Covid in quanto patologia: la pandemia porta con sè un altro aspetto fondamentale e spesso trascurato legato alla prolungata permanenza dei bambini tra le mura domestiche e che sta facendo aumentare in modo esponenziale gli accessi al pronto soccorso. E’ il Primario del reparto corrispondente dell’Ospedale Santobono di Napoli, il Dottor Vincenzo Tipo a lanciare l’allarme ai microfoni di Meteoweek spiegandone le cause.

Si è spesso parlato negli ultimi tempi dei gravi risvolti psicologici che stanno praticamente ‘annientando’ il mondo dell’infanzia, privandolo dei suoi caratteri fondamentali. La socialità in primo luogo, cercata disperatamente attraverso luoghi di incontro virtuali e non sempre adeguatamente monitorati e la possibilità di godere in libertà degli spazi aperti. Elementi non trascurabili che costuiscono pericolose concause di una presunta crisi di questa fascia d’età estremamente delicata e sensibile ai cambiamenti che stiamo affrontando non senza difficoltà. La privazione di ciò che per un bambino è essenzialmente naturale, sfocia spesso in situazioni di noia, di disagio e non solo per coloro che si trovano in una fase preadolescenziale.  Sono anche i più piccoli ad assorbire la necessaria assenza di normalità, anche tra le mura domestiche che diventano teatro di pericolose situazioni, in alcuni casi anche gravi. E’ il Dottor Vincenzo Tipo, Primario del Pronto Soccorso dell’Ospedale Santobono di Napoli – eccellenza nell’ambito medico pediatrico dell’Italia centro meridionale – a riportare la sua preoccupazione per cosa sta accadendo da qualche mese a questa parte un una intervista realizzata da Marianna Gaito.

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Iniziamo con una precisazione: in questa terza ondata, ormai in fase avanzata, c’è una concreta evidenza del nesso tra maggiore trasmissibilità delle nuove varianti e contagio dei bambini?

“Per i bambini abbiamo avuto un andamento un pò altalenante nelle tre fasi. In una prima fase, da marzo a settembre abbiamo avuto solo sette casi di positività qui al Santobono. Nella seconda e terza ondata invece sono stati colpiti in una misura più o meno uguale a quella che ha colpito le altre fasce d’età. Tuttavia il bambino, nella fase acuta, in genere non presenta particolari problemi. Si tratta di una infezione totalmente asintomatica o paucisintomatica. Quindi febbre, dolori addominali e sintomi gastrointestinali sono le caratteristiche prevalenti della sintomatologia in età pediatrica, mentre negli adolescenti i sintomi sono molto più vicini a quelli degli adulti” chiarisce il dottore. Specificando dunque che il decorso è quasi sempre benigno, a parte alcune evenienze che possono essere conseguenti al contagio.  Si parla della ormai nota sindrome multinfiammatoria che colpisce diversi organi ed i distretti dell’organismo, legata all’attivazione della cascata delle citochine. E’ stata questa a tenere maggiormente impegnato il personale sanitario: sono stati 35 i bambini ricoverati al Santobono dall’inizio della pandemia con questa sintomatologia particolare. “Anche in questo caso per fortuna siamo riusciti, con l’apporto anche di tutte le specializzazioni presenti in questo ospedale, a tenere a bada agevolmente una sintomatologia multiorgano. Siamo riusciti ad ottenere risultati positivi nel cento per cento dei casi con la completa guarigione di tutti i bambini” racconta il Primario.

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C’è un’altra faccia della pandemia, legata alla stessa età infantile e preadolescenziale che desta grande preoccupazione. “Abbiamo registrato un aumento degli accessi al Pronto Soccorso per problemi di tipo psicologico se non psichiatrico. Senza trascurare gli incidenti domestici che inevitabilmente si riscontrano più spesso per la permanenza prolungata in casa dei bambini” ha spiegato il dottor Tipo. “Nel primo caso abbiamo riscontrato un aumento quasi del cinquanta o sessanta per cento di accessi al Pronto Soccorso per quelli che noi chiamiamo sintomi somatomorfi. Ovvero situazioni in cui i bambini somatizzano uno stato di ansia o di panico. Quindi dolori addominali, cefalee e tutta quella sintomatologia che poi non ha un riscontro effettivo in una malattia d’organo. Oltre a disturbi comportamentali psichici e psichiatrici legati all’abuso di quelli che sono i sistemi digitali di comunicazione, ma anche consolle di videogiochi. Abbiamo registrato anche delle forme paraepilettiche, con dei veri e propri sintomi convulsivi senza avere un pattern elettroencefalografico caratteristico” racconta il pediatra. Sottolineando attraverso un esempio caratteristico, quanto grande sia il pericolo che incombe: “I bambini a volte hanno anche triplicato il tempo che trascorrevano davanti a questi strumenti digitali, quindi questo ha scatenato in loro anche una alterazione della percezione. Abbiamo avuto un caso eclatante di un bambino che ha avuto una sindrome simil convulsiva che per le ventiquattrore successive ha creduto di essere lui il protagonista del videogioco”. Parallelamente si è evidenziato anche un rilevante aumento degli accessi per incidenti domestici, come ingestione detersivi, pile, ustioni legate alla permanenza dei bambini in casa che riescono a volte ad essere poco o mal sorvegliati dai genitori. “Di continuo noi medici forniamo delle indicazioni come tenere le pentole sul fuoco lontane, svuotarle subito dai liquidi bollenti, così come le caffettiere. Piuttosto che tenere lontani dalla portata dei bambini saponi, detersivi e tutte quelle sostanze che servono per la pulizia domestica. Evitare di dare ai bambini per intrattenerli telecomandi, telefonini e tutti quegli strumenti che funzionano con le batterie” racconta il Primario. 

Il dottor Vincenzo Tipo

Nel caso in cui un bambino sfugga agli occhi del genitore, come è possibile accorgersi del malessere conseguente ad uno degli incidenti domestici più comuni di cui Lei ha parlato?

“Se si tratta di ingestione di un corpo estraneo e questo resta fermo nel primo tratto dell’esofago, da una sintomatologia più evidente: difficoltà di deglutire, scialorrea ovvero aumento della salivazione, disfagia ovvero non riesce ad ingoiare i liquidi ed i solidi. Questo è un campanello d’allarme che rende necessario l’intervento di uno specialista. Se invece il corpo estraneo ha già attraversato l’esofago, non da una sintomatologia importante e la situazione è meno grave soprattutto se si tratta di pile cosiddette ‘a bottone’ che sono quelle che ci stanno impegnando di più. Proprio perchè sono queste che, se restano bloccate nell’esofago devono essere rimosse per via endoscopica in tempi molto brevi”.  Quanto più le sostanze sono efficaci, tanto più sono lesive perchè contengono sostanze molto aggressive. La fascia di età più colpita è quella dei bambini intorno ai tre o quattro anni e quelli che iniziano a gattonare e dunque ad esplorare il mondo che li circonda. I flaconi contenenti i detergenti sono spesso colorati, raffigurano personaggi accattivanti e dunque attraggono la curiosità dei più piccoli. Cosa fare in caso di ingestione di queste sostanze? “Il genitore non deve fare nulla. Nè stimolare il vomito, nè tanto meno somministrare latte o altri liquidi. Deve venire con il bambino in ospedale portando con sè anche, se possibile, il contenitore della sostanza che il bambino ha ingerito. In questo modo, facendo un piccolo test su quella sostanza ci rendiamo conto del grado di gravità e di aggressività”. Il dottor Tipo conclude con un messaggio importante rivolto a tutti i genitori o coloro che abitualmente si prendono cura dei bambini in famiglia: “In questo momento in cui siamo costretti dall’epidemia a trascorrere più tempo in casa con i nostri figli dobbiamo trovare il tempo di sorvegliarli e stare loro vicino. Non bisogna abbandonarli a se stessi, perchè i bambini sono curiosi e possono incorrere in incidenti. Inventiamo giochi, creiamo questo clima abituale genitori\figli che dovrebbe essere alla base del rapporto. Lo stare intere giornate davanti al cellulare sui social per cercare di entrare in questa forma di socializzazione virtuale spesso ci fa distrarre dalle cose più importanti”.