Smart working, cade da scale di casa: «È infortunio sul lavoro». La risarciscono con 20mila euro

Smart working, cade da scale di casa: «È infortunio sul lavoro». La risarciscono con 20mila euro. È accaduto a una 50enne di Treviso 

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Una 50enne di Treviso stava scendendo le scale di casa mentre telefonava a una collega con un cellulare di servizio durante l’orario di lavoro in smart working. Mentre parlava è scivolata per mezza rampa riportando un paio di fratture. Dopo una lunga lotta con l’Inail è riuscita a farsi riconoscere l’incidente come infortunio sul lavoro e a ottenere un risarcimento di 20mila euro per danno biologico.

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Inoltre, dato il danno permanente riportato, le hanno dato visite e terapie gratuite senza obbligo di ticket per i prossimi 10 anni. La donna è impiegata amministrativa per un’impresa metalmeccanica che da quasi un anno è in smart working. L’incidente si è verificato nel settembre 2020.

«La dipendente», racconta Valentina Dalle Feste, responsabile settore tutela salute Cgil Treviso,  «è andata subito in pronto soccorso dove ha accuratamente raccontato cosa le era accaduto, quando e in che modalità. Da lì, come da prassi, è partita la segnalazione all’Inail mentre la donna ha denunciato l’infortunio al suo datore di lavoro».  L’Inail, all’inizio, non ha riconosciuto l’infortunio sul lavoro asserendo non ci fosse un collegamento tra l’attività che la donna stava svolgendo in quel frangente e le sue mansioni. «La signora è venuta da noi e abbiamo subito fatto un ricorso amministrativo all’Inail  e così tutta la pratica è stata ripresa in mano».

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L’Inail, dopo la revisione ha quindi fatto un passo indietro e ha ammesso che l’incidente era accaduto a casa ma in orario di lavoro e secondo la modalità smartworking, come d’accordo con l’azienda. L’elemento che ha fatto la differenza è stato un altro: «L’essere caduta telefonando a una collega con il telefono di lavoro è stato determinante», ha precisato Dalle Feste.

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«È la prima volta che viene riconosciuto un infortunio sul posto di lavoro in modalità smartworking», dice la Cgil trevigiana, «il ricorso che abbiamo presentato sta facendo scuola. L’Inail ha riconosciuto un nesso di causalità, dimostrando un atteggiamento di grande disponibilità. Questo precedente adesso farà diritto».