Calenda contro Boccia, invettive e tensioni tra il candidato sindaco di Roma e il Pd

Le comunali di Roma si infiammano. Tra Raggi e Calenda, il Pd sempre più in difficoltà. La partita delle amministrative nella Capitale è fondamentale per le prossime elezioni politiche. 

Calenda

Carlo Calenda, leader di Azione, è candidato sindaco di Roma dividendo la corsa del centrosinistra che nella capitale non potrà viaggiare unito fintanto che c’è Virginia Raggi con i 5 Stelle. La candidatura di Calenda ha messo ancora più in crisi il Pd nella Capitale e gli animi sembrano sempre più tesi. In onda su La7, Calenda esprime il suo giudizio sul responsabile degli Enti locali del Pd, Francesco Boccia e su quello che aveva detto sulle alleanze politiche future.

Boccia annuncia, come risaputo, la volontà del Pd di allearsi con il Movimento 5 Stelle laddove possibile. Si intende che Roma è un terreno difficile anche perchè nella Capitale è impossibile trovare una coniugazione tra Pd e M5S. Parlando di Roma nomina il candidato solitario e la sua decisione di scindersi dal centrosinistra. “Se Calenda non ritiene l’orizzonte del centrosinistra il suo orizzonte, gli ricordo che fuori dal centrosinistra c’è il centrodestra.” Ed è questo a stizzire il leader di Azione.

Il suo programma va al di là della destra e della sinistra, che del resto sono divisioni per quanto riguarda le amministrative, soprattutto comunali contano poco. “Quello che conta e che io vorrei fare a Roma è mobilitare i cittadini su un programma al di là dei discorsi di destra e di sinistra . Bisogna governare bene, far accadere le cose. Questa cosa va spezzata a Roma, per poi spezzarla in Italia. Altrimenti dopo Draghi saremo di nuovo punto a capo” afferma deciso Calenda.

Calenda e l’invettiva contro Boccia, rivolta indirettamente al Pd

Io lo considero totalmente inetto. Il mio è un giudizio sulle sue capacità, non ho mica detto che è corrotto o delinquente o cattivo. Ho detto che lo considero una persona non capace.” Per Calenda, Boccia come tutti i dem “cerca di non parlare mai delle cose. L’unico modo con cui chiede il voto è quello di dire: Guardate che ci sono i fascisti. Se non sei con me, sei fascista, sei di destra.” Le parole del candidato sindaco di Roma di ieri a Tagadà nei confronti dell’ex ministro degli Affari regionali hanno infuriato i dem. Dichiarazioni che sanciscono il punto di rottura ormai tra Calenda e il Pd.

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Sembrava che ci fosse uno spiraglio per cercare di unire il centrosinistra, anche senza il M5S a Roma per non disperdere voti. Ma Calenda ha sempre lamentato che il Pd non ha mai considerato che il leader di Azione è stato il primo ad ufficializzare la candidatura, e un nome come Gualtieri lo intralcerebbe soltanto. Tutte le ipotetiche possibilità di avvicinamento tra Calenda e il PD – quantomeno per le comunali di Roma – sono andate in fumo.

Ieri il leader di Azione ha anche annunciato di non partecipare al tavolo del centrosinistra. Una scelta decisa quella di Calenda che non condivide il modo di procedere del Pd che si sta protraendo senza risultati. “Ho passato gli ultimi sei mesi a questo tavolo e mentre io giravo Municipio per Municipio, loro continuavano a sperare che Raggi si ritraesse e di trovare un candidato forte per non fare le primarie, e lo sperano ancora oggi.”

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Deciso ormai a correre da solo per il Campidoglio, da solo contro la sindaca uscente Virginia Raggi e tutto il Movimento 5 Stelle e contro il Pd. Dimostrazione evidente è stata la sua invettiva contro Francesco Boccia ma l’ex ministro risponde. “Calenda? Sono anni che non rispondo ai suoi insulti. E’ molto nervoso per Roma e la sua scarsa educazione non gli consente di esprimersi meglio.” 

Il suo nervosismo per Roma dipende soprattutto per il Pd e i piani che ha per prendersi il Campidoglio a discapito di Calenda stesso. Nel totonomi di Roma è quello di Zingaretti. L’ex segretario del Pd potrebbe essere l’unico a unire tutte le anime dem ed essere talmente forte sul territorio di Roma da conquistarlo, nonostante Calenda e nonostante Raggi. Ma Calenda ci tiene a precisare che la sua scelta rimarrà ferma quella di candidarsi, anche se Zingaretti dovesse accettare di candidarsi a sindaco di Roma.