Doriana Sarli (Misto) a Meteoweek: “Ecco il traffico di rifiuti tra Italia e Tunisia” [VIDEO]

Il caso, di cui si parla pochissimo, del traffico di rifiuti pericolosi tra Italia e Tunisia, che è costato addirittura l’arresto di un ministro tunisino. Ne abbiamo parlato con Doriana Sarli, deputata del Gruppo Misto.

Rifiuti tossici trasportati dall’Italia alla Tunisia, un ministro arrestato insieme ad altri funzionari, una inchiesta giornalistica e giudiziaria che sta sconvolgendo la vita pubblica tunisina. Un caso politico di cui in Italia nessuno parla: nè, appunto, la politica, nè la stampa, fatta eccezione per pochissimi casi. Doriana Sarli, deputata del gruppo Misto, è una delle poche figure istituzionali che si sono occupate della questione: lei e pochi altri. L’abbiamo raggiunta a Montecitorio ed intervistata.

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Onorevole Sarli, di che storia stiamo parlando?

“Innanzitutto tengo a specificare di non essere l’unica ad occuparmi di questa vicenda. C’è chi la segue al Parlamento Europeo, al Senato e presso la Regione Campania. E’ importante sottolinearlo, bisogna dare merito al merito. Parliamo di rifiuti che sono partiti da Polla, in provincia di Salerno, da una ditta che si chiama SRA. Avrebbero dovuto essere rifiuti differenziati, da differenziare ulteriormente. Sono stati inviati al porto di Sousse, in Tunisia. Grazie all’interessamento di movimenti ambientalisti e successivamente all’intervento delle dogane tunisine, si è scoperto che questi rifiuti in arrivo dall’Italia erano tutto tranne che riciclabili. Oltre a questo, è anche venuto fuori che la ditta che avrebbe dovuto riceverli non era in grado di riciclarli. La Campania, che per anni ha subito l’invasione di rifiuti anche tossici portati da altre regioni ora è esportatrice di tonnellate di immondizia pericolosa”.

Di quale quantità di rifiuti stiamo parlando?

“Avrebbero dovuto essere 120mila tonnellate. Ne sono arrivate 8mila, poi il traffico è stato bloccato”.

La deputata Doriana Sarli, del gruppo Misto

Quando ha iniziato ad emergere la questione, e perchè in Italia non se ne parla?

“Questa storia inizia a maggio del 2020, ed esplode mediaticamente a novembre. In Italia non se ne parla: eppure in Tunisia si è dimesso, e poi è stato addirittura arrestato, il ministro dell’Ambiente, sono stati indagati molti funzionari pubblici. Qui da noi abbiamo avuto interrogazioni alla Camera, al Senato, alla regione Campania. Una anche al Parlamento Europeo. Ma la notizia, in effetti, non ha avuto lo spazio che uno scandalo simile meriterebbe”.

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Che fine hanno fatto i rifiuti già inviati in Tunisia?

“Ora sono stoccati al porto di Sousse, non si sa a spese di chi. Considerate che lo stazionamento dei rifiuti costa 26mila euro al giorno. E comunque queste tonnellate di materiale anche pericoloso e tossico devono tornare in Italia. Stiamo cercando poi di capire, attraverso una serie di indagini, se si tratta di un fenomeno isolato o di una procedura sistematica. Il timore è che siamo di fronte alla punta di un iceberg”.