Edilizia, +514% di operazioni di efficientamento da inizio anno ma per famiglie benestanti

Edilizia, +514% di operazioni di efficientamento da inizio anno ma per famiglie benestanti. In Italia più di 2 milioni di famiglie sono in povertà energetica 

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Dall’inizio dell’anno gli interventi di efficientamento energetico degli edifici sono aumentati del 514% ma hanno coinvolto categorie di famiglie più agiate, procedendo troppo lentamente nell’edilizia pubblica e nelle periferie. Molto lenti, se non a volte proprio inesistenti, gli strumenti per semplificare l’accesso agli incentivi delle famiglie economicamente in condizioni di disagio, che non possono sostenere i costi extra bonus.

In Italia, secondo un rapporto di Legambiente, la precarietà energetica è un fenomeno in aumento che interessa più di due milioni di famiglie. Ciò che incide maggiormente sui loro bilanci è la spesa termica.

«Il Superbonus al 110%, che potrebbe giocare un grande ruolo nell’efficientamento degli edifici e dunque nel miglioramento della qualità dell’ambiente e della vita dei cittadini», dice Katiuscia Eroe, responsabile Energia di Legambiente, «è utile per far partire i cantieri e dare sollievo al comparto edile, non altrettanto nel ridurre i consumi, dato che per accedervi è richiesto il salto di sole due classi energetiche, e ancor meno nella riduzione dei gas climalteranti e nell’innovazione del settore. Mancano interventi e politiche focalizzati sugli edifici con residenti in povertà energetica, senza dimenticare scuole e uffici dove i processi sono più lenti».

Per Legambiente, tra le criticità che impediscono il boom degli interventi di efficientamento dei palazzi c’è innanzitutto la durata del Superbonus, prorogata fino al 2023, tempo ritenuto “insufficiente” dall’associazione, così come per Legambiente è “insufficiente” il salto di due classi di tipo energetico per accedere al sostegno.  E ancora, tempi e numeri della pubblica amministrazione, a cui spesso manca personale adeguato per seguire  processi innovativi.

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Inoltre non è semplice realizzare gli interventi previsti dal Superbonus poiché mancano attestati di conformità amministrativa, di difficile reperimento anche in casi in cui si siano stati apportati interventi minori. Vi sono criticità anche per la strutturazione degli strumenti finanziari legati alla cessione del credito, con situazioni molto diverse a livello di percentuali di anticipazioni riconosciute, asseverazioni assicurative, costi aggiuntivi ecc.: offerta che va a  vantaggio di ceti medi e ricchi, che possono anticipare parte delle spese iniziali e nel mentre dei lavori di manutenzione.

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«Il diritto a vivere in case di Classe A», dice Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, «non è solo un’opportunità ambientale e climatica: è una politica di welfare in tema di aumento della capacità di spesa dei cittadini, oltre che di riduzione dei consumi energetici, e in tema di disuguaglianze e miglioramento del senso di comunità. Intervenire sul patrimonio pubblico (e privato) significa, infatti, sviluppare la migliore politica di sostegno per le famiglie: abbiamo perciò, da un lato, voluto creare maggiore consapevolezza e restituire un quadro delle possibilità esistenti in termini d’interventi e risparmio, dall’altro individuare le criticità più rilevanti da superare per far sì che il Superbonus al 110% diventi un reale volano per l’innovazione del settore edilizio e delle filiere che vi ruotano attorno, senza venire meno al suo ruolo prioritario nella riduzione delle emissioni».