Bombe sul ciglio della strada in Afghanistan, esplode autobus: almeno 13 morti

Due bombe posizionate sul ciglio della strada rispettivamente nelle province di Zabul e Parwan, in Afghanistan, hanno provocato nella notte l’esplosione di due autobus. Almeno 13 dei passeggeri sono morti, mentre il resto sono feriti gravemente. La tragedia avviene soltanto a poche ore dall’attacco multiplo ad una scuola femminile avvenuto a Kabul.

L’autobus distrutto dall’esplosione a Pul-e-Matak, nella provincia di Parwan – meteoweek.com

Il sangue non smette di scorrere in Afghanistan. Due diverse esplosioni di bombe sono avvenute nelle scorse ore nelle province di Zabul e Parwan. A farne le spese sono stati tredici civili, i quali si trovavano a bordo di due autobus che cono andati completamente distrutti. Il drammatico bilancio, tuttavia, sembrerebbe essere destinato a salire. I feriti sono infatti circa quarantadue, molti dei quali (tre in particolare) in gravissime condizioni. Il Governo ha accusato i talebani dell’attentato, ma al momento l’attacco non è stato rivendicato da nessuno. Soltanto due giorni fa una bomba aveva colpito una scuola femminile di Kabul, provocando la morte di oltre 60 persone. Le vittime erano per la maggior parte studentesse giovanissime.

Le bombe in strada in Afghanistan

Il primo attacco terroristico ai danni dei civili è avvenuto nella notte tra domenica 9 maggio e lunedì 10 maggio. Una bomba posizionata sul ciglio della strada ha causato l’esplosione di un autobus nell’area del campo di Muskan del distretto di Shahr-e-Safa, in provincia di Zabul. A bordo c’erano una quarantina di passeggeri. Undici di questi hanno perso la vita, mentre altri ventotto stanno lottando in ospedale. Alcuni sono in condizioni molto gravi. “La bomba è stata piazzata dai talebani”. Lo hanno detto fonti interne al ministero afghano.

Afghanistan bombe
L’esplosione avvenuta nella notte nel distretto di Shahr-e-Safa, in provincia di Zabul – meteoweek.com

Lunedì mattina, intanto, un’altra bomba è esplosa nella zona di Pul-e-Matak, nella provincia di Parwan, colpendo un altro autobus. Due civili sono rimasti uccisi e altri nove feriti. Dopo che un gruppo di persone si era radunato nel luogo del misfatto è avvenuta l’esplosione di un secondo ordigno, che ha ferito altre cinque persone. Tre di queste sono in condizioni critiche. I feriti sono stati portati al vicino ospedale“, ha detto il dottor Qasim Sangin, capo dell’ospedale di Parwan. Ci sono anche donne e bambini“.

Gli attacchi non sono stati rivendicati

Né i talebani né nessun altro gruppo ha finora rivendicato i due attentati. L’esplosione di Zabul è avvenuta, tuttavia, poche ore prima che i talebani dichiarassero un cessate il fuoco di tre giorni in tutto l’Afghanistan per celebrare la festa di Eid al-Fitr di questa settimana. Essa segna la fine del mese di digiuno dei musulmani dettato dal Ramadan. Dovrebbe iniziare mercoledì o giovedì. Il Governo locale rispetterà anch’esso il cessate il fuoco.

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Afghanistan nel sangue

Tre gli attentati avvenuti in Afghanistan nel giro di quarantotto ore. Soltanto due giorni fa, infatti, un terribile attentato a una scuola femminile fuori dalla capitale Kabul ha ucciso oltre sessanta persone. La maggior parte delle vittime sono studentesse tra gli 11 e i 15 anni. Oltre 150, invece, i feriti. Un bilancio che si aggrava di ora in ora. È stato l’attacco con le conseguenze più drammatiche nel Paese da un anno a questa parte. I talebani, da parte loro, ribadiscono di non avere effettuato attacchi a Kabul dal febbraio dello scorso anno, quando hanno firmato un accordo con Washington.

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La violenza in Afghanistan, tuttavia, è aumentata quando gli Stati Uniti hanno annunciato il rinvio della data di ritiro delle truppe nel Paese dal 1° maggio – come era stato anticipatamente concordato – all’11 settembre. Una mossa che non è piaciuta ai talebani, i quali la ritengono una violazione degli accordi. “Se l’America ancora non riesce a mantenere i suoi impegni, allora il mondo deve testimoniare e ritenere l’America responsabile di tutte le conseguenze“. Lo ha detto il leader del gruppo Hibatullah Akhundzada in un messaggio.