Il ritorno di Berlusconi: “Sono di nuovo in campo, valutiamo la federazione del Centrodestra”

Il Cavaliere torna in campo per riprendersi consensi e il controllo di Forza Italia. L’idea di una lista unica con i partiti che sostengono il Governo Draghi vede il suo favore, ma ci sono delle voci critiche: Mara Carfagna su tutte.

Silvio Berlusconi dice di stare meglio dopo le preoccupazioni sul suo stato di salute delle scorse settimane e rilancia la sua presenza in politica come vertice del Centrodestra, nonostante i guai giudiziari, l’ascesa di alleati e avversari e le 84 primavere.

Sto meglio, per i medici dovrò stare qualche altro giorno a casa, poi potrò uscire” dichiara in una intervista al Giornale. “Mi metto di nuovo a disposizione di tutti, sono di nuovo in campo” aggiunge Berlusconi che, nonostante i numeri non proprio lusinghieri del suo partito, cita i sondaggi che danno un buon margine per Forza Italia: “Siamo al 9,5%” dice. “E’ possibile tornare a due cifre“.

Berlusconi prova a rilanciarsi e posta su Instagram un’immagine della riunione via Zoom dalla sua villa di Arcore con i vertici di FI, ribadendo che è pronto a impegnarsi in prima persona per il rilancio del partito. Poi appoggia la proposta di Matteo Salvini di una federazione della coalizione con i partiti che sostengono Mario Draghi che tenti di limitare la crescita di consensi di Giorgia Meloni. “Ora valutiamo la federazione del Centrodestra di Governo, poi mi piacerebbe pensare in futuro a un partito unico del Centrodestra: speriamo di convincere Fratelli d’Italia».

Le prove di una federazione nel Centrodestra proposta da Matteo Salvini sono dunque più che una ipotesi. Il leader della Lega rilancia la proposta invitando tutti i gruppi della maggioranza a un confronto fra pari, tra cui anche l’ex-Presidente del Consiglio. L’ipotesi del partito unico, attualmente, viene smentita.

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Giorgio Mulè, sottosegretario alla Difesa e deputato azzurro, ritiene che l’idea rilanciata da Berlusconi sia “una necessaria evoluzione del nostro percorso politico“, ma restano le critiche in particolare dalle ministre Mariastella Gelmini e Mara Carfagna. Su una scelta così radicale (la Ministra per il Sud in particolare non vede di buon occhio la Lega) chiedono che si esprimano gli organi di partito e ritengano che “non si può decidere nel corso di una riunione via Zoom”. In particolare, Mara Carfagna avrebbe detto che questa apertura potrebbe spingere circa 50 parlamentari azzurri a lasciare il partito. A questo punto, sarebbe intervenuta duramente la capogruppo al Senato, Annamaria Bernini, favorevole alla federazione: “Cos’è questo, un avvertimento mafioso?“. “Io conosco la mafia e so bene cos’è“, la replica della ministra. “Io per fortuna no“, la controreplica.

Immagine dal profilo Instagram di Berlusconi

“Credo che qualunque decisione sul futuro di Forza Italia debba essere presa confrontandoci nel merito e sulla base di proposte definite, coinvolgendo i parlamentari e i dirigenti sul territorio. Oltre alle due opzioni messe in agenda da Matteo Salvini – federazione o fusione – esiste infatti una terza via: lavorare per riaffermare la centralità dei liberali nella coalizione e nel Paese“. Così, intercettata a margine del Cdm, Mara Carfagna risponde a chi le chiede un commento sulla possibile federazione tra Lega e Fi, convinta che “molti dei nostri elettori non si sentirebbero a loro agio in un assetto a trazione leghista“.

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Mulè, per parte sua, precisa che l’operazione non è contro FdI di Giorgia Meloni: “Nel Centrodestra si vince perché si arriva tutti insieme, non chi arriva prima. Quella di fare corsa a se è un’idea perdente. La nostra regola poi resta sempre quella che chi prende un voto in più alle elezioni, ha il diritto di indicare il presidente del Consiglio. Nessun ostacolo“.

Sulla possibile fusione dei partiti del Centrodestra, interviene anche Giovanni Toti, presidente della regione Liguria: “Se si pensa a una annessione del mondo moderato, sia esso Forza Italia o Coraggio Italia dentro il perimetro leghista con contenuti, collocazione, parole d’ordine tipiche del mondo leghista, faremmo un danno agli elettori. Se invece ci mettiamo tutti in discussione allo stesso modo a prescindere dal peso dei numeri e costruiamo una spazio dove tutte le culture abbiano cittadinanza, è un altro percorso“.