Abusi e riti satanici in famiglia, nel 1997 decine di arresti. L’allora bimbo: “Inventai tutto”

Un bambino nel 1997, in provincia di Modena, denunciò di essere vittima di abusi e di essere stato coinvolto in riti satanici dai familiari. L’indagine scaturita, nota come “Diavoli della Bassa Modenese”, portò i servizi sociali ad allontanare almeno 16 bambini dalle loro famiglie di origine, nonché all’arresto di decine di persone. A distanza di anni, tuttavia, emerge la verità: le accuse erano totalmente inventate.

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Ben 16 bambini nel modenese denunciarono abusi sessuali da parte delle famiglie – meteoweek.com

L’inchiesta sui “Diavoli della Bassa Modenese“, che ha ispirato la docu-serie ‘Veleno’ su Amazon Prime, potrebbe avere condotto a condanne totalmente errate. A rivelarlo, a distanza di anni, è Davide, il “bimbo zero”. Nel 1997 fu proprio lui ad accusare la famiglia di origine di abusi sessuali e riti satanici, nonché persino di omicidio. Oggi, tuttavia, nega tutto. A spingerlo a pronunciare quelle accuse sarebbero stati i genitori affidatari, al fine di tenerlo con sé. A sette anni, infatti, il piccolo era stato allontanato dalla casa in cui il nucleo viveva poiché quest’ultimo era indigente. Le pressioni degli assistenti sociali avrebbero successivamente fatto il resto. Con il trascorrere del tempo si era anche arrivati alle condanne al carcere dei genitori naturali e dei fratelli, i quali avrebbero pagato per errori mai commessi. Il suo caso, però, non sarebbe l’unico. L’indagine, infatti, coinvolse molti altri bambini. Almeno sedici di queste sarebbero state allontanate dalle famiglie di origine con la medesima strategia. Una vicenda simile a quella di Bibbiano, seppure antecedente.

Il racconto di Davide, la presunta vittima di abusi

Davide oggi ha 31 anni e da poco ha rincontrato i fratelli naturali Ivan, 45 anni, e Debora, 42. Non si vedevano dal 1997, quando a 7 anni venne allontanato dalla famiglia di origine per essere affidato dai servizi sociali ad un’altra. “È stata una emozione fortissima. Papà e mamma purtroppo non ci sono più, ma almeno ho due fratelli, ed è stato bellissimo rivederli. Ora non ci lasceremo mai più“, ha raccontato ai microfoni de La Repubblica. Eppure, proprio Davide pochi mesi dopo avere lasciato la sua casa denunciò i genitori ed Ivan di abusi sessuali. I tre finirono in carcere, tanto che la coppia lì si ammalò. Soltanto a distanza di ventiquattro anni l’allora “bimbo zero” riesce ad ammettere che non c’era nulla di vero nelle sue accuse. Ma cosa è accaduto realmente?

La vicenda ha inizio quando Davide viene trasferito nella famiglia affidataria. Ogni tanto ha il permesso di andare a trovare la famiglia naturale, ma nota che la mamma è sempre più triste per la sua assenza. Di conseguenza, anche l’allora bimbo di 7 anni inizia a manifestare qualche malessere. La madre adottiva, a quel punto, iniziò a chiedergli ripetutamente se avesse subito dei maltrattamenti. “Ha insistito tanto che alla fine le dissi di sì. Anche perché avevo paura di essere abbandonato, se non la avessi accontentata. Senza rendermi conto delle conseguenze di quello di quello che stavo facendo“. I servizi sociali vennero immediatamente allertati. “La psicologa e le assistenti sociali che mi seguivano iniziarono a martellarmi di domande. Ricordo diversi colloqui anche di 8 ore. Non smettevano finché non dicevo quello che volevano loro. Mi chiesero di dire dei nomi e io inventai dei nomi a caso, su un foglio. Per disperazione. Ho inventato che mio fratello aveva abusato di me, che c’erano delle persone che facevano dei riti satanici. Ma non c’era nulla di vero. Mi sono inventato tutto. Perché se dicevo che stavo bene non mi credeva nessuno. A forza di insistere ho detto quello che si volevano sentir dire“.

La questione ha attanagliato Davide per anni e anni. La madre adottiva lo ha portato persino a Bibbiano per avere un colloquio con lo psicologo Claudio Foti. L’uomo è stato ricoverato fino a poco tempo fa. “Nel mio ultimo ricovero sono entrato volontariamente. Perché io continuavo a dire che quegli abusi non erano mai avvenuti mentre la mia madre adottiva continuava a dire che invece erano avvenuti e che dovevo farmi curare. Non sapevo dove sbattere la testa e ho chiesto di essere ricoverato per qualche giorno. Ma invece mi hanno tenuto 41 giorni contro la mia volontà. Un avvocato mi ha aiutato a uscire“. Oggi, tuttavia, il trentunenne è convinto di quel che dice. Sa di non avere mai subito abusi sessuali né tantomeno di essere stato coinvolto in riti satanici.

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Davide, il “bimbo zero”, oggi ha 31 anni – meteoweek.com

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Gli altri casi

L’inchiesta sui “Diavoli della Bassa Modenese“, ad ogni modo, va oltre la singola storia. I bambini allontanati dalle loro famiglie di origine – forse erroneamente – a seguito delle accuse del “bimbo zero” sono almeno sedici. In alcuni casi, nei confronti dei familiari, si è arrivati a delle condanne, mentre in altri casi ad assoluzioni. Alcune delle presunte vittime, tuttavia, ancora oggi sostengono di avere subito abusi sessuali. “Perché nelle loro menti si è ormai creato un falso ricordo. O perché è difficile raccontare la verità adesso, dopo tanti anni. Hai paura che se la possano prendere con te per tutte le bugie che hai detto. Anche io avevo paura di dire la verità“, sostiene Davide. Ed ora chiede a tutti di riunirsi per mettere luce sulla questione. “Siamo tutte vittime“, conclude.