Sgarbi rischia il processo per autentificazione di opere false

La vicenda è quella che due anni fa aveva portato a un sequestro di beni da parte dei carabinieri della Tutela del patrimonio al lavoro sugli expertise. Il critico: “L’attribuzione di un’opera è mutevole nel tempo”.

La gip Angela Gerardi rinvia la decisione al prossimo 30 giugno ma intanto conferma: la competenza a decidere sui presunti falsi De Dominicis spetta al Tribunale di Roma. É qui, allora, che si deciderà il futuro di Vittorio Sgarbi, critico, opinionista ma ora anche candidato per il centrodestra all’assessorato alla cultura (su proposta di Enrico Michetti).

La vicenda è quella che due anni fa aveva portato a un sequestro di beni da parte dei carabinieri della Tutela del patrimonio al lavoro sugli expertise delle opere di Gino De Dominicis, autore contemporaneo e sfuggente sotto il profilo critico (scoraggiò i cataloghi ufficiali sulle sue stesse opere). Secondo l’accusa Sgarbi avrebbe fabbricato certificazioni fasulle allo scopo presumibilmente di arricchirsi, certo convinto di non essere messo in discussione anche in virtù della frequentazione avuta a suo tempo con lo stesso De Dominicis, morto nel 1998. Il critico è accusato di essersi associato con alcune persone, alcune delle quali operanti fra Fabriano e dintorni, fra le quali la vice presidente dell’associazione De Domincis Marta Massaioli, l’intellettuale Duccio Trombadori, il gallerista Pio Monti e altri con l’obiettivo di produrre falsi seriali. Gli investigatori si erano serviti delle intercettazioni per documentare scambi e strategie.

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I fatti riguardano il periodo fra il 2012 e il 2015. Gli indagati, sotto controllo, parlavano di “prototipi” con riferimento alle matrici delle opere e dibattevano di expertise a pagamento: “Ehh bisogna andare da Vittorio (Sgarbi, ndr) quando gli chiediamo le autentiche… allungargli 10mila euro…” concludevano al telefono la Massaioli e il figlio. Una prima discovery investigativa aveva destato l’ira di Sgarbi che, al telefono aveva minacciato: “Devo farli saltare tutti ‘sti str.., cornuti, deficienti”.

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Il critico si era attivato contro la Procura e aveva parlato con gli allora ministri della Difesa Roberta Pinotti (dunque competente a decidere sull’Arma dei carabinieri) e dei beni Culturali Dario Franceschini che tentavano di calmarlo ma l’inchiesta è andata avanti fino alla conclusione e alla richiesta di rinvio a giudizio. Oggi, assistito dal suo difensore, l’avvocato Giampaolo Cicconi, Sgarbi ha depositato una memoria nella quale si difende e pur tuonando contro l’incompetenza del perito della Procura (“Una capra”) ha scelto una più prudente linea di difesa: “L’attribuzione di un’opera spesso è mutevole nel tempo ed è condizionata dalla ricerca storico artistica e dalle scoperte scientifiche: ciò che si ritiene vero oggi può non essere vero domani” scrive.