Proselitismo in carcere per l’Isis: “Taglio la gola agli italiani”

Raduan Lafsahi, avrebbe fatto proselitismo per l’Isis in una decina di carceri italiane. L’uomo compiva atti di violenza e minacce sugli altri detenuti, esaltando gli attentati più eclatanti come quello delle Torri Gemelle, o Charlie Hebdo.

Proselitismo in carcere per l’Isis: “Taglio la gola agli italiani” – Meteoweek

Raduan Lafsahi dichiarava di essere un terrorista e “che gli italiani erano dei maiali”, che li avrebbe “uccisi tutti tagliandogli la gola, cavandogli gli occhi e facendo la guerra”.Per questo, con le accuse di associazione terroristica e istigazione a delinquere con finalità di terrorismo, Raduan Lafsahi, marocchino, ha ricevuto nel carcere di Paola (Cosenza) un’ordinanza cautelare nelle indagini dei pm Alberto Nobili e Alessandro Gobbis.

“Esco e vi uccido”

“Allah Akbar, vi ucciderò tutti, appena esco da qua, vi taglio la testa a tutti”. Questa è solo una delle tantissime minacce, rivolte agli operatori e agli agenti della polizia penitenziaria, in questo caso del carcere di Cosenza, da Raduan Lafsahi, il marocchino di 35 anni già detenuto e a cui oggi è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare per terrorismo internazionale e istigazione a delinquere aggravata, firmata dal gip di Milano Daniela Cardamone nell’inchiesta del pool antiterrorismo milanese guidato da Alberto Nobili. Nelle 57 pagine dell’ordinanza vengono elencati, uno ad uno, gli “atti di danneggiamento, le aggressioni verbali e fisiche negli istituti di pena” e i suoi “messaggi di minaccia e intimidazione”, oltre a quelli di “apologia” dell’Isis e di “istigazione” nei confronti degli altri detenuti. “Io appartengo alla famiglia dell’Isis, vi ammazzo tutti”, avrebbe detto sempre in carcere e già nel 2015 e poi ancora, detenuto a Torino nel 2017, “primo o poi vi uccido”, rivolto a “personale della Gdf”. Un detenuto che era recluso con lui nel 2019 ha raccontato a verbale: “Diceva che dovevamo fare cose contro gli agenti, ci diceva di buttare addosso a loro qualsiasi cosa o di insultarli e creare disordini (…) di essere aggressivi”. Secondo gli atti, tra l’altro, l’uomo ha anche una “rete di contatti che ben potrebbero dare realizzazione concreta” alla espressione della sua “ideologia violenta e estremista”.

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Nelle intercettazioni, infatti, il marocchino fa riferimento a “cugini stanziati nel territorio di Milano”, soggetti che lui stesso definiva “pericolosi”. Il 35enne, scrive il gip, ha “predicato la paura diffusa come mezzo di dominio dell’Occidente, ha istigato gli altri detenuti alla commissione di atti di violenza volti a destabilizzare la disciplina e l’ordine carcerario”.