Cosa prevede il nuovo referendum sulla Giustizia. Ecco i quesiti

Il Partito radicale sta raccogliendo le firme per 6 quesiti sulla riforma del sistema giudiziario. Ecco di cosa si tratta

E’ partita la raccolta firme per i referendum sulla riforma della Giustizia promossa dal Partito radicale e sostenuta dalla Lega. Obiettivo sono le 500mila firme necessarie affinché possa essere sottoposto ai cittadini. Attualmente, stando a quanto dicono gli organizzatori dei banchetti in giro per l’Italia, siamo già a quota 100mila. A sostegno dei due partiti per la raccolta anche Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

Tra i temi proposti in primis c’è la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, organo fortemente contestato in virtù dei recenti fatti di cronaca giudiziaria che hanno scosso le fondamenta stesse della Giustizia italiana, in particolare in riferimento alla vicenda dell’ex-magistrato Luca Palamara. E poi la responsabilità civile dei giudici, la separazione delle carriere per dei magistrati e la revisione della legge Severino che non permette ai condannati per alcuni reati legati alla corruzione di candidarsi alle elezioni.

La data di scadenza per la raccolta delle firme è il 30 settembre, dopodiché gli uffici della Corte di Cassazione di Roma ne valuteranno la validità e la legittimità. Se tutto dovesse procedere senza intoppi, è possibile immaginare che siano sottoposti a votazione già nella primavera del 2022, Covid permettendo.

Ma in cosa consistono i 6 quesiti referendari proposti dal Partito radicale? Eccoli nello specifico.

Quesito 1: Responsabilità civile dei magistrati

A oggi la legge prevede che un cittadino danneggiato da una sentenza possa chiedere un risarcimento e rivalersi contro lo Stato, ma non possa chiamare in causa direttamente il magistrato. Con la modifica del testo, il cittadino potrà  chiedere il risarcimento dei danni direttamente al togato da cui ha subito l’ingiusta condanna. L’idea, secondo i promotori, è quella di ridurre il “grande potere di cui gode la Magistratura in Italia non corrisponde un adeguato obbligo per i propri membri di rendere conto delle eventuali decisioni sbagliate assunte”.

LEGGI ANCHE: Ddl Zan, oggi voto in Senato per calendarizzazione. Polemiche su Italia viva

Quesito 2: Riduzione delle firme per la candidatura al CSM

Un togato che desideri candidarsi come membro del Consiglio Superiore della Magistratura deve raccogliere un numero minimo di 25 firme di colleghi. La proposta è di abbassare il numero delle firme, così da evitare che la candidatura venga appoggiata da una corrente e permettere così a tutti i magistrati di fare il proprio percorso evitando le cordate di interessi.

QUESITO 3: Valutazione professionale dei magistrati

Per i promotori di questo quesito, l’obiettivo è di superare l’attuale situazione dove il giudizio sui togati è dato solo dai magistrati stessi. L’abrogazione consentirebbe anche a una componente non togata (per esempio composta da avvocati) di esprimersi sulla qualità del lavoro dei magistrati, “superando il principio della giustizia solo interna alla Magistratura“.

QUESITO 4: Separazione delle carriere tra pm e giudici

Il Partito radicale ha proposto di limitare a due e non più a quattro le volte in cui si può realizzare il passaggio dalla funzione di pubblico ministero a magistrato. Questa “contiguità tra il pubblico ministero e il giudice rischia di creare uno spirito corporativo” rischia di “compromettere un sano e fisiologico antagonismo tra poteri, vero presidio di efficienza e di equilibrio del sistema democratico”, affermano i promotori. Il quesito punta a “stabilire che il magistrato, una volta scelta la funzione giudicante o requirente all’inizio della carriera, non possa più passare all’altra“.

LEGGI ANCHE: Caos M5s, la posizione di Di Battista sullo scontro tra Grillo e Conte

QUESITO 5: Limitare l’uso del carcere preventivo

Il quesito vuole limitare l’abuso della custodia cautelare, ovvero la detenzione in carcere prima della sentenza di condanna nei casi in cui ci sia pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di compimento di nuovi e gravi reati. La misura, secondo i promotori, si è trasformato negli anni “da misura con funzione prettamente cautelare a vera e propria forma anticipatoria della pena, con evidente violazione del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza“.

QUESITO 6: Stop alla Severino, candidabili anche i condannati

La cosiddetta legge Severino prevede che, in caso di condanna per alcuni reati relativi alla corruzione, scatti l’incandidabilità alla carica di parlamentare, consigliere regionale e cittadino, presidente di regione, sindaco o presidente di municipio e circoscrizione. Il quesito ne chiede l’abrogazione, così da permettere al giudice la decisione caso per caso, aggiungendo come pena accessoria l’interdizione dai pubblici uffici e per quanto tempo. Secondo alcuni cosituzionalisti potrebbero esserci dei problemi di legittimità in quanto la norma tratta disposizioni di anticorruzione a livello internazionale.