“Perché agli Lgbt non chiedono se sono sieropositivi?”. Polemica sul tweet del leghista Borghi

Una polemica è scoppiata nei confronti di un tweet pubblicato da Claudio Borghi. Il deputato leghista, nell’accusare i giornalisti che lo avrebbero contattato per chiedergli se si è vaccinato oppure no, si è scagliato contro i membri della comunità Lgbt. “Perché a loro non viene chiesto se sono sieropositivi?”, ha scritto. Un accostamento che ha fatto storcere il naso a tanti, proprio nei giorni in cui in Parlamento si discute dell’approvazione del Ddl Zan.

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Claudio Borghi, deputato della Lega – meteoweek.com

In Parlamento ormai da settimane si tratta per l’approvazione del ddl Zan in difesa dei diritti delle categorie maggiormente soggette a discriminazione, tra cui la comunità Lgbt. Gli episodi di omotransfobia, tuttavia, non stentano a placarsi e, in alcuni casi, arrivano proprio dalla politica. Una polemica, infatti, è sorta a seguito di un tweet pubblicato da Claudio Borghi. Il deputato della Lega, infastidito dalle domande dei giornalisti – che lo hanno contattato per comprendere se abbia ricevuto o meno il vaccino contro il Covid-19 -, ha proposto un parallelismo degno di mezzo secolo fa.

Terzo giornalista che chiama per sapere se sono vaccinato. Finora sono stato gentile, al prossimo parte il vaffan…e la cancellazione dalla lista dei contatti. Perchè questi eroi la prossima volta che intervistano un Lgbt non gli chiedono se è sieropositivo e se fa profilassi?”, ha scritto Claudio Borghi. L’accostamento diretto tra omosessuali e Hiv riporta al periodo degli anni Novanta in cui le modalità di trasmissione della malattia non erano ancora clinicamente nota ed era caccia agli untori. Da quel momento ne è passato di tempo, ma i pregiudizi non sembrano essersi spenti.

Le reazioni della politica al tweet di Borghi

I sostenitori del ddl Zan hanno espresso il proprio dissapore a seguito della pubblicazione del tweet di Claudio Borghi. Il primo ad esprimersi, direttamente dal Parlamento, è stato Elio Vito. Il deputato di Forza Italia, in contrasto con il suo partito, si è sempre schierato a favore della modifica della legge. “Vorrei richiamare la sua attenzione per fare in modo che Borghi possa scusarsi non con me ma dinanzi all’assemblea per le cose che ha scritto poco fa”, ha detto rivolgendosi al presidente dell’Aula di Montecitorio. “Mettere di nuovo lo stigma della sieropositività su una intera comunità ritengo sia una cosa ignobile. Paragonare omosessualità e sieropositività è una forma di discriminazione gravissima. Basterebbe un minimo di buonsenso per evitare di dire queste scempiaggini. Borghi chieda scusa a me, alla comunità e al paese che dovrebbe rappresentare con onore e con decoro”. L’intervento a toni duri ha generato un gran numero di applausi.

A congratularsi con Elio Vito sono stati anche Filippo Sensi e Matteo Orfini, esponenti del Partito Democratico. “Per la cronaca, questi sono quelli con i quali dovremmo dialogare sul ddl Zan, quelli dei quali dovremmo fidarci”, ha sottolineato quest’ultimo. Risposta a toni simili è stata quella di Enrico Letta, ‘invitato’ da Matteo Salvini a confrontarsi sulle eventuali modifiche da attuare al ddl Zan. “Coloro con i quali noi dovremmo negoziare e condividere norme contro la omotransfobia”, ha detto. A rincarare la dose è stato proprio Alessandro Zan, che si è rivolto direttamente al leader della Lega. “Prima di chiedere mediazioni sul ddl Zan, Salvini sia coerente e cacci Borghi dal suo partito”.

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Alessandro Zan, il deputato democratico promotore dell’omonimo ddl – meteoweek.com

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Ad esprimersi contro le affermazioni omotransfobiche di Claudio Borghi, attraverso una nota congiunta, è stato anche il Movimento 5 Stelle. “Nel 2021 c’è ancora chi, come il leghista Claudio Borghi, alimenta l’odioso pregiudizio che associa la sieropositività e l’Hiv alle persone Lgbt, falso mito sfatato da anni. Le parole del deputato leghista, contenute in un suo tweet, riportano le lancette dell’orologio indietro nel tempo, quando lo stigma verso le persone di diverso orientamento sessuale era legato alla sieropositività. Ci auguriamo che la Lega prenda le distanze da parole così aberranti ancora più gravi perché scritte da un parlamentare della Repubblica”, si legge.