Il Ddl Zan slitta a settembre in Senato. E’ ancora scontro tra Pd e Iv

Il Ddl Zan torna in Senato a settembre: è quanto deciso dalla conferenza dei capigruppo a Palazzo Madama, che ha respinto la proposta avanzata da Davide Faraone (Iv) di trovare un accordo condiviso sul testo per anticipare la discussione del provvedimento. Ora il partito di Renzi punta il dito contro Pd e M5s: “Per settimane non hanno parlato di altro, ora hanno preferito un buen retiro estivo, seguiti dai principali quotidiani“. 

ddl zan
MeteoWeek.com (Photo by Franco Origlia/Getty Images)

Niente da fare per il Ddl Zan: la proposta di legge finisce nel congelatore e torna in Senato a settembre. E’ quanto stabilito a seguito della conferenza dei capigruppo a Palazzo Madama, che ha respinto la proposta avanzata dal capogruppo di Italia viva Davide Faraone. I renziani prima della conferenza sono tornati all’attacco per trovare un accordo sui punti più divisivi, in modo da procedere alla discussione generale del provvedimento prima della pausa estiva. Nei giorni scorsi, tuttavia, sia Pd che M5s avevano mostrato un profondo scetticismo nei confronti della proposta, ritenendola pericolosa per possibili blitz improvvisi di Lega e FdI, che avrebbero definitivamente affossato il testo di legge. Ora Italia viva attacca: “Da oggi i diritti sono ufficialmente in vacanza: la proposta di Italia Viva di cercare l’intesa e portare in aula già domani il ddl Zan non ha trovato adesioni. Pd e 5S che per settimane non hanno parlato di altro hanno preferito un buen retiro estivo, seguiti dai principali quotidiani da cui sono scomparsi non solo i titoli ma anche i trafiletti sulla legge che apriva le prime pagine“, dice duramente Faraone a margine della capigruppo.

Leggi anche: Scuola, si lavora a ipotesi obbligo di Green Pass per docenti e personale

Ddl Zan in Senato, un altro confronto teso

Stando a quanto riportato da la Repubblica, si sarebbe approdati alla decisione di rinvio a seguito di una seduta estremamente tesa, che ha visto contrapposti da un lato i renziani, e dall’altro gli esponenti Pd, M5s e LeU. Durante l’incontro, al solito, i rappresentanti delle varie forze politiche si sarebbero lanciati accuse reciproche. Il rifiuto della proposta di Italia viva innervosisce i suoi esponenti, che accusano gli altri partiti di voler fare del Ddl Zan solo una battaglia identitaria, rifiutando ogni tipo di compromesso con il centrodestra che potrebbe portare a una celere approvazione del testo attuale.

Dall’altro lato, i tre partiti fanno fronte comune e rilasciano una dichiarazione congiunta (firmata da Simona Malpezzi, Loredana De Petris e Vincenzo Santangelo), in cui ribadiscono: “Nel corso della capigruppo non c’è stata alcuna richiesta di inserimento in calendario da parte di Italia viva“. Faraone avrebbe allora solo richiesto una riunione di maggioranza, non accettata dagli altri partiti a causa di un’antica convinzione: ciò che chiede realmente il centrodestra, fiancheggiato dai renziani, non è il dialogo, ma una buona occasione per affossare definitivamente il testo. Pd, M5s e LeU ripetono all’unisono: non serve un accordo con il centrodestra per far passare il Ddl Zan, servono i voti di Italia viva. A questo punto Italia viva solitamente risponde: non basteranno i nostri voti perché con lo scrutinio segreto cresce il rischio franchi tiratori, per questo serve un accordo con il centrodestra. E nel dibattito si procede così, all’infinito.

Leggi anche: Semestre bianco, cos’è e che poteri mantiene il presidente Mattarella

“Se Iv non avesse cambiato idea…”

ddl zan pd
MeteoWeek.com (Photo by Elisabetta Villa/Getty Images)

I toni infatti tornano tesi, e a rispondere alle accuse è la responsabile diritti del Pd Monica Cirinnà, che afferma: “L’unica cosa che non va in vacanza è l’inaffidabilità di Italia viva. Se non avesse cambiato idea sul sostegno già espresso al Ddl Zan alla Camera, cercando impossibili e surreali mediazioni e presentando emendamenti che demoliscono il testo, le cose sarebbero andate molto diversamente“. Attacca anche la presidente dei senatori Malpezzi, che ribadisce, stando a quanto riportato dal Giornale: “Noi eravamo in capigruppo, dopo avere approvato all’unanimità il calendario dei lavori, abbiamo letto una storia del tutto diversaC’è l’amarezza di vedere utilizzato strumentalmente il Ddl Zan. Non mandare i diritti in vacanza significava già tre settimane fa, non presentare emendamenti e votare compatti, continuando a dire che ci potevano essere dei margini per la mediazione quando di mediazione non si tratta. Se Faraone davvero avesse fatto una proposta differente, il calendario dei lavori dell’aula non sarebbe stato votato all’unanimità“.

Leggi anche: Giustizia, Gratteri: “Riforma Cartabia? La peggiore mai vista”

Intanto, altre fonti Italia viva spiegano, stando al Giornale: “La richiesta ha innervosito Pd e M5S, imbarazzati dal dover spiegare, ad un passo dalle agognate vacanze, questo improvviso dietrofront. In realtà le motivazioni degli sponsor del disegno di legge erano evidenti da settimane. Verificata più volte l’assenza di maggioranza sul testo licenziato alla Camera, considerati anche i tanti voti segreti previsti. Ma il segretario del Pd ha preferito che il Ddl non passasse, morendo in battaglia. Peccato che a morire oggi sono i diritti“. Nel frattempo sulla questione si preme nuovamente il tasto “pausa”, e chi sa che a settembre non ci siano altre urgenze pronte a far slittare il testo un po’ più in là.