Indagine Coldiretti, frutta e verdura come prima voce nella spesa delle famiglie

Indagine Coldiretti, frutta e verdura appaiono come prima voce nella spesa quotidiana delle famiglie. L’81% degli italiani consuma prodotti ortofrutta tutti i giorni. Il presidente Barbacovi: “Importante è acquistare prodotti locali”.

Coldiretti frutta e verdura - meteoweek.com
Coldiretti, frutta e verdura prima voce nella spesa degli italiani (foto di repertorio) – meteoweek.com

Frutta e verdura rappresentano la prima voce di spesa delle famiglie italiane a tavola, superando in valore prodotti come carne e pasta, pesce e formaggi, latte e olio. Questo dato significativo è quanto di emerso da un’indagine di Coldiretti, diffusa di recente. Da un punto di vista comunitario, poi, l’Italia è il primo dei Paesi dell’Unione a far registrare una maggiore propensione al consumo di ortofrutta. Sarebbero infatti più di 8 italiani su 10 a mangiare, quotidianamente, almeno una porzione di frutta o verdura.

8 italiani su 10 consumano ortofrutta tutti i giorni

L’ortofrutta è diventata la prima voce di spesa delle famiglie italiane a tavola, con un valore totale di quasi 1300 euro all’anno. Una svolta green sostenuta dall’emergenza Covid-19, spiega l’indagine di Coldiretti. Un’analisi, questa, che è stata effettuata proprio nel “2021, l’anno nero della frutta Made in Italy”, e i cui risultati sono stati poi diffusi in occasione del Macfrut di Rimini, il più grande salone della frutta e verdura Made in Italy.

Dal report si apprende dunque che l’Italia è il Paese dell’Ue con una maggiore propensione al consumo di frutta e verdura, superando di gran lunga il consumo di prodotti quali carne e pasta, pesce e formaggi, latte e olio. Secondo l’Organic F&V Monitor, infatti, sono più di 8 italiani su 10 (ovvero l’81%) a mangiare almeno una porzione di frutta o verdura al giorno. Come poi spiega Coldiretti, “il primato nazionale riguarda anche le quantità visto che nel 2020 il consumo pro capite annuo è stato di 160 chili, davanti a molti Paesi europei, come la Germania (109 chili) o il Regno Unito (101 chili), secondo Nomisma”.

“I consumi di frutta e verdura degli italiani sono aumentati di quasi un miliardo di chili nell’ultimo decennio grazie anche ai giovani che  fanno sempre più attenzione al benessere a tavola con smoothies, frullati e centrifugati consumati al bar o anche a casa grazie alle nuove tecnologie. La ricerca di sicurezza e genuinità nel piatto porta l’88% degli italiani a bocciare la frutta straniera e a ritenere importante scegliere nel carrello frutta e verdura Made in Italy secondo l’indagine Coldiretti/Ixè, visto che l’Italia è al vertice della sicurezza alimentare mondiale”, sottolinea ancora Coldiretti.

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A commentare il quadro emerso dall’indagine, è stato anche il presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige, Gianluca Barbacovi,che si è rivolto direttamente ai consumatori. “Il consiglio – spiega Barbacovi – è di verificare la provenienza italiana, acquistare prodotti locali che non devono subire grandi spostamenti, comprare direttamente dagli agricoltori o nei mercati di Campagna Amica e non cercare per forza il frutto perfetto perché piccoli problemi estetici non alterano le qualità organolettiche e nutrizionali”. Questo accorgimento serve non soltanto a “garantirsi prodotti freschi e di qualità”, quanto anche “a sostenere il sistema produttivo nazionale duramente colpito dal clima”, “a ottimizzare la spesa” e “a non cadere negli inganni” di mercato.

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In particolare, Coldiretti mette sotto accusa “le importazioni incontrollate dall’estero favorite dagli accordi commerciali agevolati stipulati dall’Unione Europea” tramite condizioni favorevoli concesse a Paesi come Marocco (nel caso di pomodoro da mensa, arance, clementine, fragole, cetrioli e zucchine) o Egitto (per fragole, uva da tavola, finocchi e carciofi). Accordi, questi, “fortemente contestati perché nei Paesi di origine è spesso permesso l’uso di pesticidi pericolosi per la salute che sono vietati in Europa, ma anche perché le coltivazioni sono realizzate in condizioni di dumping sociale per il basso costo della manodopera”.