Cina, focolaio a Xiamen: in lockdown 4,5 mln di persone

In Cina le autorità hanno imposto ieri sera severe misure anti-contagio a Xiamen, nella provincia sudorientale del Fujian: sono 4,5 i milioni di abitanti attualmente in lockdown. Vietato uscire di casa, salvo poche eccezioni, e chiuse tutte le attività dedicate al tempo libero. Il focolaio che ha portato al lockdown sarebbe legato al diffondersi della variante Delta. Così la Cina prosegue nella linea “zero Covid”, ma si alza l’allerta per la variante

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E’ stato un focolaio legato al diffondersi della variante Delta a provocare l’applicazione di un nuovo lockdown in Cina, a Xiamen, nella provincia sudorientale del Fujian: sono 4,5 milioni gli abitati a cui è attualmente vietato uscire di casa, salvo poche eccezioni. Chiuse anche tutte le attività per il tempo libero. Stando alle ultime notizie riportate dall’Ansa, che a sua volta recupera il bollettino della Commissione Sanitaria Nazionale, in Cina continentale ieri sono stati segnalati 59 nuovi casi di Covid-19 a trasmissione locale. Tutti i casi sono localizzati nella provincia del Fujian (35 a Xiamen, trasmessi a livello locale). A questi si aggiungerebbero 33 nuovi casi importati in varie altre province. La situazione, se si volesse tenere in considerazione solo i dati ufficiali, non sembra comunque fuori controllo: il totale dei contagi confermati in Cina continentale al 13 settembre è di 95.340, con 810 pazienti ancora in terapia (4 di loro sono in condizioni gravi).

Tuttavia, il focolaio a Xiamen fa salire l’allerta: per questo è stato interrotto il servizio autobus a lunga percorrenza per il trasporto di passeggeri, per questo è stato dato il via a una campagna di test molecolari a tappeto su tutto il territorio, per questo università e scuole passeranno alla didattica a distanza e le materne resteranno chiuse (un rigore che raggiunge livelli altissimi, se pensiamo che in Cina è stata approvata la vaccinazione ai bambini con età superiore a tre anni). Il motivo della serrata sulle scuole è legato anche alla modalità in cui un nuovo focolaio di variante Delta è stato scoperto nel Fujian: a scoperchiare il vaso di pandora, sarebbe stato proprio un cluster scoperto grazie ai test di routine effettuati nelle scuole per tracciare eventuali nuovi contagi. L’approccio rigorso risulta essere, comunque, perfettamente in linea con la politica cinese di gestione della pandemia: la cosiddetta politica “zero Covid”.

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La Cina e la politica “zero Covid”

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Stando a quanto riportato dal Corriere già il 24 agosto, la Cina sarebbe riuscita fino ad ora a contenere e a tratti azzerare i contagi Covid proprio perseguendo la strada del rigore più completo, adottata anche da altri Paesi come Australia, Nuova Zelanda e Singapore. Ovviamente, la variante Delta rilevata in un gruppo di infezioni il 20 luglio ha esasperato ulteriormente la lotta al Covid. Da allora, la variante si è diffusa in più della metà delle province del Paese (31), infettando 1.200 persone. Il lockdown di Xiamen si inserisce in questo quadro: le autorità hanno reagito, sempre, attraverso l’isolamento serrato, imponenti campagne di test e strette sui trasporti. Le frontiere, infatti, risultano inaccessibili a quasi tutti gli stranieri che, qualora dovessero riuscire ad arrivare nel Paese, dovrebbero passare al vaglio della quarantena. La linea di condotta fondata su tracciamento ha prodotto i suoi frutti nell’anno trascorso, ma lascia qualche perplessità – stando al Corriere – di fronte al diffondersi della variante Delta.

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La variante Delta, cosa aspettarci

Il pericolo è grande, e riguarda anche l’Italia, che in quanto a misure anti-contagio adotta una linea molto più soft rispetto a quella cinese. A proposito della variante e della riapertura delle scuole, a lanciare l’appello alla massima attenzione è stato proprio Massimo Galli, professore ordinario di Malattie infettive all’università Statale di Milano e primario all’ospedale Sacco del capoluogo lombardo, che su SkyTg24 ha ricordato: “I bambini non sono vaccinati, gli adolescenti solo in parte e questa variante Delta può infettare in modo particolare anche i bambini“. All’interno di questo quadro, si inserisce anche la paura per la possibile insorgenza di altre varianti, ancora più pericolose.

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Di recente l’attenzione si è focalizzata, infatti, sulla cosiddetta variante Mu, scoperta per la prima volta in Colombia. Ma su questo punto Galli risulta ribadisce: la variante Mu “non è la prima né l’ultima variante” di coronavirus “che si affaccerà sulla scena“, ma non riuscirà a imporsi sulla variante Delta. “Quello che c’è di negativo è che sembra più portata a sfuggire agli anticorpi della risposta immunitaria del vaccino anti-Covid. Di buono c’è che questa variante non ce la fa in nessun modo a vincere con la Delta perché è, molto probabilmente, meno diffusiva. Quindi, per quanto perversa, non ce la farà, se non cambiano le cose, a ‘fregare’ la variante Delta nel capacità di diffondersi“. Insomma, per il momento ci teniamo la variante Delta, che riesce a perforare perfino il solido sistema di controllo messo in campo in Cina. Che sia ora di abituarsi all’idea di convivere con il virus, piuttosto che azzerarlo?