I 13 anni di carcere a Mimmo Lucano segnano la fine del modello Riace?

Impossibile commentare la condanna inflitta a Mimmo Lucano, quantomeno fino a quando non saranno rese pubbliche le motivazioni della condanna. I 13 anni inflitti, il doppio di quanto chiesto dall’accusa, hanno però scatenato tante polemiche. Sono in molti infatti a ritenere che ci troviamo di fronte a una sentenza politica, volta a scoraggiare chiunque voglia intraprendere la strada tracciata dall’ex sindaco di Riace

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“Questa è una vicenda inaudita. Sarò macchiato per sempre per colpe che non ho commesso. Mi aspettavo un’assoluzione. Grazie, comunque, lo stesso ai miei avvocati per il lavoro che hanno svolto. Io, tra l’altro, non avrei avuto modo di pagare altri legali, non avendo disponibilità economica” (Mimmo Lucano 2021)

13 anni di carcere.

Questa la pena stabilita dai giudici nel primo grado di giudizio che ha portato alla condanna del sindaco di Riace Mimmo Lucano. Il doppio di quanto aveva inizialmente chiesto il Pubblico Ministero Michele Permunian. Una pena molto severa, che ha scatenato un mare di polemiche.

Mimmo Lucano d’altronde non è un personaggio qualunque.

La sua esperienza da sindaco, durata per tre mandati, è conosciuta in tutto il mondo in virtù di quel “Modello Riace” considerato per anni uno degli esperimenti più interessanti d’integrazione culturale dei migranti che arrivano sulle nostre coste. Un sistema di accoglienza che in poco tempo si è rivelato di successo, e che lo ha portato a una notorietà inaspettata, coronata da alcuni prestigiosi riconoscimenti internazionali. Nel 2010 ad esempio, arrivò terzo nella classifica stilata da City Mayors Foundation sui migliori sindaci del mondo e sempre nello stesso anno la rivista americana Fortune lo inserì tra le 40 personalità politiche più influenti al mondo.

Eppure quello stesso sistema che lo ha politicamente consacrato a livello internazionale è diventato nel 2018 il punto di partenza per un’indagine nei suoi confronti che conosce oggi il suo primo e importante punto di svolta.

Mimmo Lucano è colpevole secondo i giudici e i capi d’imputazione sono tutt’altro che leggeri. Secondo i magistrati, l’ex sindaco di Riace era a capo di una vera e propria associazione a delinquere che interferiva con l’operato della Pubblica Amministrazione del luogo al fine di consolidare una rete di potere di cui il sindaco di Riace rappresentava il vero “dominus”. Una vicenda complessa e difficile da commentare fino al momento in cui non usciranno le motivazioni della sentenza. Una parte della politica ha comunque scelto di non attendere oltre e schierarsi apertamente dalla parte di Lucano. Persino il centro sinistra non ha esitato, tramite le dichiarazioni del suo segretario Enrico Letta, a esprimere solidarietà a Lucano per quanto accaduto.

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Di sicuro, fa riflettere che, all’interno di questo quadro accusatorio che ha portato alla sua condanna, i Pm non abbiamo comunque riscontrato (almeno così sembra dalle prime anticipazioni uscite) l’arricchimento personale del sindaco in questa vicenda. Il peculato che, come sostiene Franco Bechis sul Tempo, gli viene addebitato riguarda infatti l’acquisto e la ristrutturazione di alcuni alloggi destinati ai migranti. Lucano è stato assolto dalle accuse di concussione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina con la motivazione che il fatto non sussiste, ma non dall’accusa di peculato in cui invece è stato riconosciuto colpevole per 16 episodi diversi.

Mimmo Lucano è colpevole?

Così dice una sentenza di primo grado che d’obbligo rispettare. Al tempo stesso ci troviamo di fronte a un personaggio pubblico che in molti difendono per il seguente motivo: Lucano avrebbe infranto la legge allo scopo di aggirare un sistema che non permetteva una reale integrazione dei migranti che arrivano sul nostro territorio, lasciando nella maggior parte dei casi queste persone sole al loro destino.

Un destino che molte e troppe volte si tinge di sangue.

Ha implementato a Riace un modello fondato su quella stessa umanità che l’Unione Europea ha sempre riservato a parole a queste persone, negandogliela nei fatti. Un modello incentrato sulla solidarietà ma anche dotato della razionalità necessaria a trovare soluzioni che permettessero a queste persone, una volta arrivate qui, di non sprofondare in una vita fatta di stenti e sfruttamento, anche da parte della criminalità organizzata, per provare invece a ricostruirsi una vita. Partendo da Riace, da alcune zone residenziali che Lucano ha recuperato e messo a loro disposizione, i migranti ospitati a Riace hanno avuto modo ad esempio di iscriversi a corsi di formazione per il loro reinserimento lavorativo, di integrarsi al meglio in una nuova realtà. Un sistema che non solo ha funzionato, ma che in virtù della sua efficienza è stato poi stratificato negli anni, introducendo ad esempio una moneta alternativa a disposizione di queste comunità, che gli permettesse di affrontare al meglio il costo della vita del luogo.

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Mimmo Lucano non ha mai accettato il drammatico immobilismo del vecchio continente sul tema, l’indifferenza con cui si sono rinviate decisioni importanti e strutturali nella gestione dei flussi migratori sulla pelle dei migranti stessi. Ha scelto esplicitamente di dare il via a una disobbedienza civile fatta però di fatti concreti e non di proclami. Scopriremo più avanti se dietro il modello Riace, vi era anche un interesse personale di Lucano, che sicuramente ci obbligherebbe a una revisione storica del suo operato.

Di fronte a una pena così importante, in cui si è scelto di raddoppiare la pena inizialmente prevista, la sensazione che ci troviamo di fronte a un giudizio politico però resta.

I prestigiosi riconoscimenti internazionali che ha ottenuto, lo hanno fatto diventare un simbolo della lotta alle politiche migratorie comunitarie. Un simbolo in grado di mettere a nudo l’incapacità dell’Unione Europea nella gestione dei flussi migratori, ma ancora di più, la totale mancanza di umanità dei vertici europei, consapevoli del costo in termini di vite umani, dei loro continui rinvii sul tema. Quante volte d’altronde, a parole abbiamo sentito alcuni leader politici esprimere solidarietà ai migranti, alle loro difficili situazioni, per poi rifiutarsi categoricamente di accoglierli, ospitarli, aiutarli, lasciando sole nazioni come Italia e Grecia nella gestione di un’emergenza che era per l’appunto comunitaria.

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Mimmo Lucano è diventato un simbolo per tutti questi motivi, il suo ruolo istituzionale gli ha permesso di poter essere un riferimento in grado di mostrare fattivamente che un altro modello era a portata di mano, l’unico possibile per restare umani, per non trattare i migranti come numeri dello scacchiere geopolitico, ma come persone che non possono essere abbandonato al loro destino.

I simboli spesso sono scomodi se contraddicono il sistema di potere vigente, e anche per questo sono in molti ad aver visto nella sua vicenda giudiziaria un pretesto per scoraggiare futuri ed eventuali “imitatori”.