Cosa sappiamo di Keu, l’inchiesta sullo smaltimento di rifiuti illegali in Toscana con l’aiuto della ‘Ndrangheta

Migliaia di tonnellate di rifiuti illegali nascosti dentro superstrade, aziende agricole ed ex aree industriali 

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Si allarga di giorno in giorno l’inchiesta sullo smaltimento di rifiuti illegali e fanghi industriali che ha coinvolto alcune concerie situate nella zona di Santa croce sull’Arno, in provincia di Pisa. Una maxi operazione condotta dalle forze dell’ordine che ha portato all’arresto di 23 persone. Diverse le accuse a loro carico, tra estorsione, inquinamento ambientale e narcotraffico internazionale. 

Un vero e proprio sistema criminale che vedeva coinvolta in prima linea la mafia calabrese e che ha portato allo smaltimento illegale di oltre ottomila tonnellate di rifiuti che derivavano dagli scarti provenienti dalle concerie. I territori toscani interessati si scoprono così d’improvviso vittime di una contaminazione molto pesante ed è per questo che adesso sono tanti i cittadini che hanno paura persino della frutta e degli ortaggi coltivati nelle aree coinvolte. Il timore di avvelenamento d’altronde è più legittimo alla luce dei fatti scoperti dalla Procura. Anche per questo motivo, la regione Toscana si è immediatamente attivata per controllare le acque interne a tutti i pozzi adibiti all’uso domestico nei luoghi interessati. Nell’inchiesta si parla di intere zone dove, nelle rilevazioni condotte, la presenza del cromo risulta superiore fino a cinquanta volte i limiti consentiti per legge. Fortissima anche la presenza di altri agenti inquinanti come ad esempio l’arsenico e nichel. 

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Dove venivano rilasciati questi rifiuti? 

In luoghi insospettabili, come ad esempio la nuova autostrada 429 che si trova tra Empoli e Castelfiorentino. Altri siti contaminati sono sparsi poi per tutta la regione, tra le province di Lucca, Arezzo e Pisa. 

L’inchiesta è stata denominata Keu, il nome che la scienza ha dato alla cenere prodotta in seguito al trattamento dei fanghi prodotti dagli scarti delle concerie. Le misure di custodia cautelare a quanto si apprende, hanno portato ad oltre sessanta perquisizioni. 

Le indagini sono iniziate nel maggio del 2018, quando gli inquirenti hanno iniziato ad analizzare alcuni comportamenti sospetti dell’Associazione Conciatori di santa Croce sull’Arno. Dopo un’intensa attività investigativa, si scopre che queste ceneri inquinanti erano spedite di nascosto a degli impianti di produzione di materiali riciclati: qui venivano poi miscelate diventano materia prima per l’edilizia.  Gli inquirenti scoprono, come spiegherà in seguito la nota del Ministero pubblicata per spiegare le indagini,  che “il titolare dell’impianto di trattamento abusivo dei materiali riciclati fosse in stretto contatto con ambienti di spessore criminale della cosca Gallace, i quali avevano preso il controllo del subappalto del movimento terra per la realizzazione del V lotto della SRT 429 empolese. Grazie a questi contatti e infiltrazioni risulterebbero essere stati smaltiti abusivamente nei rilevati della superstrada circa 8.000 tonnellate di rifiuti contaminati”.

A Pisa esiste un’area industriale chiamata “ex Vacis”. Anche in questo luogo il terreno viene analizzato: i campioni rivelano una quantità di cromo superiore cinquanta volte a quella consentita per legge. Ma erano tanti gli agenti inquinanti presenti in misura abnorme come ad esempio il livello dei solfati, attestato sui 1655 milligrammi per litro. Così come sono tanti, troppi, i cantieri in cui il Keu è stato utilizzato e mischiato alla materia prima per la costruzione di edifici e superstrade. Si scopre che sotto il maneggio di un’azienda agricola nel pisano, sono state riversate oltre settemila tonnellate di rifiuti provenienti dalle concerie con una presenza di cromo pari a 1338 milligrammi al chilo. Un numero abnorme, basti solo pensare che il limite per i terreni agricoli è di 150. 

Nessuno sa ancora esattamente quali sono tutte le parti del territorio inquinate indicate dalla Procura e il timore più grande riguarda l’acqua della zona, che potrebbe essere contaminata ormai da anni. Molti residenti hanno già deciso  di rivolgersi privatamente ad alcuni esperti per far analizzare i pozzi vicino le loro abitazioni. 

Il Consorzio Conciatori ha espresso profonda preoccupazione per i danni d’immagine che sta subendo da uno scandalo che sembra solo all’inizio. Il presidente dell’associazione Michele Matteoli ha commentato l’inchiesta dichiarando che “Questa inchiesta, giunta dopo un anno difficile, rischia di assestare un altro colpo durissimo al made in Italy. In gioco non ci sono solo i destini personali di qualcuno. C’è il rischio di tutto il distretto, che da decenni garantisce il reddito a molte migliaia di famiglie”.

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Parole che stridono di fronte a una realtà ben più tragica, perché il reddito per una famiglia è essenziale quanto la salute dei suoi componenti, e ci troviamo di fronte a un’indagine che potrebbe portare a scoprire un inquinamento molto più pervasivo e costante di quanto si suppone già adesso, una contaminazione dell’acqua e dei territori toscani che andava avanti almeno da due anni, con danni al momento incalcolabili e imprevedibili per la salute dei cittadini. 

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Il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, ha commentato più volte un caso divenuto pubblico alcuni mesi fa. In un question time alla Camera del 21 Aprile, spiegò già in quel momento quanto fosse grave la vicenda e che avrebbe seguito l’indagine con la massima attenzione possibile:  “Nel corso di questa indagine è stato accertato che ingenti quantitativi di rifiuti liquidi e fanghi industriali contaminati venivano convogliati nel sistema di depurazione del consorzio Acquarno ed allontanati sottoforma di fanghi di trattamento dal medesimo impianto senza alcun tracciamento di quantità, qualità e natura. Si stima che il materiale in tal modo conferito fuori dalle regole del settore ammontasse a circa 200mila tonnellate l’anno. Dalle indagini è inoltre emerso che la ditta Lerose mescolava il keu con altri rifiuti inerti, producendo materiali per l’edilizia e costruzioni, che consentiva di smaltire illecitamente ingenti quantitativi di rifiuti in siti non idonei per i livelli presenti di contaminazione del cromo e degli altri inquinanti”.