E’ finita l’era Raggi a Roma. E con lei l’epopea del Movimento 5 Stelle

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Virginia Raggi è quarta tra i “big” candidati alle elezioni a sindaco di Roma: superata anche da Calenda, ormai è di fatto la ex sindaca di Roma. Ma è andata meglio lei del Movimento 5 Stelle, che arriva a stento all’11%.

Virginia Raggi
Virginia Raggi

“Al momento a Roma sono l’unica che sta tenendo testa alle corazzate del centrodestra e del centrosinistra”: rimane questa, al momento, l’unica dichiarazione disponibile della sindaca uscente Virginia Raggi, rilasciata in tarda serata dalla sede del suo comitato elettorale. Una dichiarazione tra l’altro tecnicamente inesatta, perchè dopo qualche ora si è consumato anche il sorpasso da parte di Calenda, se pur di poche migliaia di voti. La Raggi si attesta a circa 210mila voti. Alla fine dello spoglio forse ne incasserà qualcuno in più, ma il senso è chiaro. Nel 2016 fu votata al primo turno da 461mila e 190 romani, il 35% dei votanti. Al ballottaggio addirittura arrivò a convincerne oltre 770mila, di elettori. Un 67,15% che appare quasi fantascientifico, oggi.

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Dopo cinque anni Virginia Raggi ha perso più della metà dei consensi ottenuti al primo turno nel 2016, e più di due terzi dei voti presi al ballottaggio. Un disastro, se guardato da questa prospettiva. Anche perchè  la “corazzata” in realtà avrebbe dovuto essere lei, con cinque anni di governo alle spalle ed un patrimonio di voti enorme. Sono solo numeri, è chiaro: il consenso elettorale è volatile come il fumo, basta un pò di vento e viene spazzato via. Ma certamente molto conta la qualità di quello che è stato fatto dal 2016 ad oggi: ed i conti non tornano. Perchè il mancato consenso dei romani alla Raggi (e sopratutto al Movimento 5 Stelle, ma ne parliamo tra un pò) nasce innanzitutto dal malgoverno della città. Gli interventi di manutenzione delle strade registrati nell’ultimo anno, il riordino dei conti delle casse capitoline, la riorganizzazione dei bandi di gara, la lotta alle mafie – tutte cose che Raggi e la sua giunta hanno fatto – non bastano a compensare i disastri in ambito di rifiuti, traffico, manutenzione del verde, gestione degli spazi pubblici.

Giuseppe Conte Virginia Raggi
Giuseppe Conte Virginia Raggi

La percezione delle persone è orientata verso quegli aspetti che determinano una migliore (o peggiore) qualità della vita. E dunque traffico, sicurezza, decoro, vivibilità. Se osserviamo Roma partendo da questi punti di vista il giudizio sui cinque anni di amministrazione di Virginia Raggi non può essere che negativo. I rifiuti traboccanti dai cassonetti, gli autobus in fiamme, i cinghiali che pascolano nelle piazze sono immagini iconiche che rappresentano bene le condizioni di una città in affanno. Immagini che raccontano di una quotidianità oggettivamente difficoltosa, sopratutto per chi vive distante dal centro. D’altronde i numeri difficilmente mentono: la Raggi è l’unica sindaca uscente che non è arrivata al ballottaggio. Un segno evidente ed indiscutibile della bocciatura da parte dei romani: che lei non ammette, ma che appare evidente.

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Ovviamente il giudizio su Virginia Raggi non può prescindere da quello sul Movimento 5 Stelle che, se possibile, è andato addirittura peggio della sua candidata sindaca. Anzi, dai numeri sembra che sia stata la Raggi a trascinare il suo partito, e non viceversa. Anche in questo caso il confronto con il 2016 è esplicativo: allora il M5S a Roma prese oltre 400mila voti: 35,33% di preferenze, 29 seggi in Assemblea Capitolina. Una maggioranza schiacciante che aveva carta bianca sulla gestione della città. Avrebbero potuto fare, letteralmente, tutto ciò che avessero voluto. Ed invece si sono incartati, fino ad implodere. Il Movimento 5 Stelle a Roma al momento è dietro a fratelli d’Italia, dietro al Pd, dietro la lista di Calenda. Nelle altre città il risultato è stato persino peggiore: a Milano non arriva al 3%, a Torino prende l’8%. A Bologna e a Napoli tecnicamente vince, perchè all’interno dei listoni a sostegno di Manfredi e Lepore, ma con prestazioni mediocri: 9,7% e 3,4%. Nonostante le parole della Raggi, di Conte e dei vertici pentastellati la realtà che emerge evidente dai dati è che il Movimento 5 Stelle sta retrocedendo, in tutta Italia. E non saranno artifici elettoralistici, alleanze o alchimie politiche a modificare la situazione. Al momento, è un progetto politico che sta fallendo. Forse bisognerebbe partire da questo assunto per provare a rimediare: ma, dalla Raggi in su (o in giù), nessuno lo vuole ammettere.