Il voto alle amministrative non è solo locale: cosa succederà nel Governo?

Pesante sconfitta per il Centrodestra, ma per il M5S è una disfatta. Draghi può lavorare sereno, Pd e Letta sicuri vincitori

Comunque andrà a finire il voto nelle città coinvolte da queste elezioni amministrative, il risultato del voto delle principali città italiane non potrà essere considerato solo come un “voto locale” e ignorato dai leader di partito e dagli esponenti principali di questo governo. Anche se la vittoria in Calabria è certa e a Roma andrà al ballottaggio, un dato è certo: il Centrodestra esce pesantemente sconfitto. Sottostimato dai sondaggi nazionali, il Centrosinistra è competitivo anche dove non vince e la scelta dei candidati Enrico Michetti nella Capitale e Luca Bernardo a Milano da parte di Salvini e Meloni è stata profondamente sbagliata.

In particolare a Roma, dopo il disastro amministrativo del Movimento 5 Stelle e l’antipatia dei romani verso il Partito Democratico, il Centrodestra avrebbe avuto a disposizione una vittoria agevole qualora avesse saputo individuare un candidato valido e fare una campagna elettorale di spesso.  Ma Michetti è apparso ai romani un personaggio fuori dalla politica, a tratti quasi naif, e la sua proposta politica davvero debole, cosa che ha portato i cittadini a votare per i suoi avversari. Certo, tra due settimane possono cambiare molte cose, ma il risultato della Capitale e di tutte le città al voto, mette in luce l’incapacità politica di Lega e Fratelli d’Italia che hanno giocato più che a vincere a “perdere meglio”, tentando di evitare la disfatta, cosa che in realtà è avvenuta.

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Questa votazione mette definitivamente in soffitta la vocazione sovranista del Centrodestra, con una Lega ormai europeista e a trazione Giorgetti, un Matteo Salvini ormai sugli scudi per difendersi dagli attacchi degli alleati di partito, e una Giorgia Meloni che non solo fallisce la spallata a Salvini per ottenere la leadership della coalizione, ma perde anche il referendum sulla sua persona, dopo aver ribadito per tutta la campagna elettorale romana che “il voto per Michetti è un voto per me“.

Matteo Salvini e Giorgia Meloni abbracciati a favore di fotografi, durante la chiusura della campagna elettorale a Roma

Sempre in attesa di capire se Virginia Raggi riuscirà a ottenere un insperato ballottaggio e come eventualmente si comporterà a sostegno di un candidato, ne esce più che sconfitto il M5S che perde (malissimo) a Torino dopo l’addio di Chiara Appendino e torna politicamente irrilevante in quasi tutte le città italiane, non riuscendo nemmeno a presentare un candidato in diverse competizioni elettorali. Stesso discorso per il sovranismo dei pentastellati, ostentato con orgoglio ai tempi del Conte I e oggi totalmente ripudiato.

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Ne esce sconfitto duramente anche Giuseppe Conte, che nei suoi piani conserva ancora la pretesa di tornare a essere premier e diventare capo della complessa alleanza con il Pd, ma che non riesce a tenere le fila del suo partito, tanto da avere ammesso la sconfitta prima ancora del voto, bollando queste amministrative come un banco di prova non valido per il Movimento. Il fronte interno ai 5S ora si riapre contro di lui.

Coloro che ne escono sereni vincitori sono sicuramente Enrico Letta e il Partito Democratico. Il segretario dei dem tornerà in Parlamento, vista la probabile vittoria alle suppletive nel collegio di Siena che lo eleggerà alla Camera, e la sua leadership non è più in discussione.

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Ma un altro vincitore occulto è Mario Draghi. Il suo governo ora può lavorare senza temere spallate, attacchi e ripensamenti, correrà indisturbato fino a gennaio quando il premier dovrà decidere se entrare al Quirinale nella nuova veste di Presidente della Repubblica e indicare un suo successore che possa mantenere la stabilità dell’Esecutivo o continuare nel suo compito di Capo del Governo e nella scalata a nuovo leader dell’Unione Europea dopo l’addio alla politica di Angela Merkel.