La violenza dei No Green Pass a Roma mette la destra di fronte ad un bivio

Le proteste contro il passaporto vaccinale non si fermeranno. Ma ciò che è accaduto a Roma deve necessariamente far riflettere su quanto basti poco in questo momento storico affinché la situazione degeneri. Anche perché, i veri sconfitti sono proprio coloro che erano scesi in piazza mettendoci la faccia, per esprimere il loro dissenso

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Quella di Roma doveva essere una giornata all’insegna della protesta e della libertà di espressione, di chi ha sempre ritenuto il green pass un provvedimento illegittimo e scendeva in piazza per manifestare il proprio dissenso. 

E invece è bastato poco affinché un sit-in autorizzato si trasformasse in una giornata di violenza e paura, con la sede della Cgil presa letteralmente d’assalto, feroci scontri tra manifestanti e poliziotti, tra sedie lanciate e manganellate delle forze dell’ordine ricevute in risposta.

Dodici arresti per il momento.

Fermi giudiziari che hanno coinvolto due nomi illustri dell’underground politico di estrema destra: Giuliano Castellino e Roberto Fiore. Il primo leader nazionale del movimento di Forza Nuova, mentre il secondo a capo del collettivo capitolino nato per essere una prosecuzione politica post-moderna del fascismo. Fatti molto gravi quelli di cui sono accusati i due, perché l’ipotesi è che non si sia trattato di una protesta sfociata per mera coincidenza in violenza, quanto piuttosto di un piano predefinito, o squadrismo come lo ha invece definito Landini, in cui gli scontri sono stati decisi a tavolino. Palazzo Chigi ha immediatamente diffuso una nota per esprimere solidarietà alle vittime di questi scontri, condannando ogni forma di violenza avvenuta: “Il diritto a manifestare le proprie idee non può mai degenerare in atti di aggressione e intimidazione”. 

Pensare che con la messa in stato di accusa di Forza Nuova si risolvano i problemi che hanno scatenato le violenze di ieri, è semplice ingenuità. In primo luogo perché accade tutto al termine di mesi di profonda tensione sui due argomenti cardine della manifestazione: il vaccino anti covid e il green pass. Le grandi questioni poste da un’epidemia che in pochissimo tempo ha messo in ginocchio il mondo intero, hanno creato una frattura profonda tra una parte della popolazione e quella stessa politica chiamata a tirarci fuori dal baratro.

E in tal senso Salvini ha anche rappresentato, in un modo non scontato, un contenitore autenticamente liberale per le libere opinioni su questi temi. A differenza di una sinistra che ha invece dato l’impressione di voler ridicolizzare a prescindere chiunque proponesse un racconto diverso su green pass e vaccini. Salvini ha inseguito nei fatti una linea moderata e condivisa, lasciando però, sia dentro il suo partito che fuori, uno spazio dichiarato per chi la pensava diversamente. Che poi, come sostengono i suoi avversari politici, l’abbia fatto per meri calcoli elettorali è irrilevante in questo contesto. Lo stesso si può dire della Meloni che ha subito condannato con fermezza  quanto accaduto a Roma, e non ha mai messo in discussione l’efficacia del vaccino in sé quanto piuttosto la possibilità di non stigmatizzare chiunque avesse un’opinione contraria. Entrambi però, hanno colto l’occasione al balzo per strumentalizzare questi fatti e continuare nel loro tiro al bersaglio contro il Viminale. 

Ed è anche per questo che la destra rappresentata da Salvini e Meloni si trova di fronte a un bivio. Hanno avuto il merito di concedere uno spazio di dissenso. Sono però chiamati adesso a definirne i contorni prima che sia troppo tardi. 

Chi è davvero rimasto sorpreso che Forza Nuova sia rimasta coinvolta in questi scontri?  O che due dei suoi massimi esponenti siano finiti in manette? A Castellino oltretutto era stato notificato a gennaio un regime di sorveglianza speciale per aver incitato i suoi elettori a violare le regole anti pandemiche imposte dal governo in alcune manifestazioni iniziate nell’ottobre del 2020.  

Per Fratelli D’Italia è la seconda volta a distanza di pochissime settimane che questo dilemma si pone: se lo scandalo di Fanpage ha dimostrato quanto certi legami tra l’estrema destra e il partito capeggiato dalla Meloni esistano ancora, l’episodio di ieri, vista anche l’eccezionalità del momento storico, richiede invece una presa di posizione netta riguardo l’attivismo politico di Forza Nuova. L’assalto alle sede sindacale capitolina della Cgil, è soltanto il capitolo finale di una formazione politica che fin dall’inizio della pandemia ha avuto problemi con la giustizia per un attivismo sempre troppo vicino allo scontro fisico e una connivenza con gli ultras che anche ieri si è palesata in tutta la sua pericolosità.

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Salvini ha sempre mantenuto una sorta di perenne e atarattica sospensione del giudizio su partiti nostalgici come Casapound e Forza Nuova, arrivando in alcuni momenti anche ad elogiarli in quanto rispettosi della costituzione ( come se candidarsi in una lista democratica e ripudiare concettualmente la democrazia fosse una cosa normale) . E lo stesso si può dire della Meloni, che mai è riuscita ad essere netta nelle sue dichiarazioni nei confronti di quella estrema destra.

E tutto questo va naturalmente a discapito dei no green pass, di chi ritiene, spesso con argomentazioni molto valide, che il governo stia sbagliando sul tema e ha voglia di scendere in piazza a ribadirlo. 

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Sono loro i veri sconfitti di questa insensata giornata di violenza che abbiamo visto consumarsi nella capitale. 

E se la destra vuole realmente raccogliere la loro voce, il loro consenso, dovrà forse prendere atto che in una situazione così complicata, è necessario prendere una posizione inequivocabile contro chiunque strumentalizzi le piazze per dare inizio a delle vere e proprie strategie di destabilizzazione politica del paese. 

Non farlo, potrebbe invece adesso aprire le porte a tutti coloro che, dietro la scusa di non essere d’accordo con questo passaporto vaccinale, hanno semplicemente voglia di dare il via alla loro personale guerra civile fatta di caos e violenza.