Bitcoin: alcuni Stati iniziano a riconoscerlo, ma il rischio bolla è forte

Qualche settimana fa il paese poverissimo di El Salvador faceva un annuncio clamoroso.

El Salvador non è una di quelle nazioni che di solito vengono citate dalla stampa internazionale. Poverissimo e con un’economia distrutta è uno di quei tanti paesi che si muovono alla periferia del mondo ed anche alla periferia dell’interesse dei media. Tutto d’un tratto però El Salvador diventa una star internazionale perché il suo presidente fa un annuncio clamoroso. El Salvador sarà il primo paese al mondo a dare corso legale ai Bitcoin. La comunità del Bitcoin e in generale delle criptovalute festeggia. Per loro è il riconoscimento finalmente che la loro creatura è qualcosa di più di una stranezza finanziaria. Uno stato ci scommette le vuole dare corso legale esattamente come se fosse una qualsiasi altra moneta. Sicuramente un punto di svolta ed un momento storico per una valuta virtuale che sino a quel momento nessuna nazione si era sognata di riconoscere.

Il primo paese al mondo

Un’utopia della blockchain veniva finalmente trattata come qualcosa di serio e reale. Il Presidente di El Salvador è stato oggetto di dure critiche, però da parte del Fondo Monetario Internazionale. Il Fondo Monetario Internazionale lo accusava di fare pratiche economicamente spregiudicate a soli fini elettorali. Per il Fondo Monetario Internazionale, El Salvador, investendo in Bitcoin, stava semplicemente illudendo i suoi cittadini di avere un piano economico avveniristico e lungimirante mentre invece esponeva il paese già economicamente disastratissimo a fluttuazioni assai pericolose. E’ passata qualche settimana ed El Salvador festeggia. Su Twitter il suo Presidente scrive baldanzoso che da quando hanno comprato i Bitcoin, questi sono aumentati del 40% e loro ci hanno guadagnato tanto. Una bella soddisfazione per un Presidente che era stato trattato come un povero pazzo da tutto il mondo.

Ma anche all’interno del poverissimo stato di El Salvador l’opposizione a questa pratica non è mancata. Alcuni hanno sostenuto che fosse una pratica pericolosa, altri che il Presidente la utilizzasse per nascondere il fallimento della sua gestione, altri ancora che gli servisse per riciclare il denaro sporco degli affari illeciti suoi e dei suoi amici. Ma intanto il vincitore è lui. Può dire, anzi urlare ai suoi concittadini che ha fatto guadagnare loro il 40% in poche settimane e passare per una specie di genio della finanza. Questa potrebbe sembrare una stramba storia proveniente da un lontano quanto disgraziato Paese e che in fondo con noi non c’entra niente. Ragionare così sarebbe un grosso errore perché forse la crypto-demagogia usata dal Presidente salvadoregno potrebbe presto fare proseliti. Anzi, forse li ha già fatti.

Brazil

Spostiamoci di un bel po’ ed arriviamo in Brasile. Il Brasile è molto diverso da El Salvador perché è una grande economia mondiale. Ma qualcosa in comune con il poverissimo paese che ha investito in Bitcoin, ce l’ha.  Il Brasile è stritolato da una crisi che lo sta facendo colare a picco. Una crisi grave ed alla quale non si vedono vie d’uscita. Voi non ci crederete, ma puntualmente nel parlamento brasiliano sono spuntate forze politiche che propongono una bella quanto originale soluzione: dare corso legale al Bitcoin.

Non sappiamo come siano arrivati alla brillante idea di legare le sorti del loro paese ad una valuta fittizia e dalle fluttuazioni assolutamente isteriche e seriamente a rischio di essere una colossale bolla speculativa. Tuttavia abbiamo una teoria: si saranno detti, se il presidente di El Salvador adesso agli occhi del suo popolo sembra un genio perché non sembrare geni anche noi? Questo è il perverso fascino delle bolle. Quando qualcosa è in bolla (oggi sono i Bitcoin, ieri erano le dot-com, qualche secolo fa erano i tulipani e così via) chiunque investa automaticamente diventa un genio perché guadagna in una maniera fortissima ed in poco tempo. Tuttavia ad un certo punto questa macchina meravigliosa si ferma. Ma non si ferma pian piano bensì si ferma di schianto ed è quel momento che comunemente è conosciuto come scoppio della bolla.

Finché la bolla va…

Ad un certo punto non rimane più nessuno disposto a comprare la dot-com o il Bitcoin o il tulipano a peso d’oro e così di colpo i valori crollano vertiginosamente. Conosciamo tutti la famosissima frase di De Gasperi secondo la quale il politico pensa alle prossime elezioni mentre lo statista pensa alla prossima generazione. Ebbene quando si tratta di bolle speculative, state pur certi che il politico avrà tutto l’interesse a cavalcarle perché assai probabilmente le prossime elezioni cadranno un po’ prima dello scoppio della bolla.

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È interesse di tutti stare molto attenti ai demagoghi che promettono la salvezza tramite le virtù  messianiche delle criptovalute.

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Il dibattito sulle criptovalute è giusto che continui, tuttavia ficcarsi dentro un qualcosa che assai probabilmente una bolla non è saggio per nessuno.