25 Novembre, Giornata contro la violenza sulle donne: perché è stata istituita questa ricorrenza

Il 25 Novembre è la Giornata contro la violenza sulle donne ed è importante ricordare perché è stata istituita questa giornata.

Il 25 Novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. La ricorrenza è stata voluta dalle Nazioni Unite che l’hanno istituzionalizzata il 17 dicembre 1999, con la risoluzione 54/164, dove si definisce questa violenza “una delle violazioni dei diritti umani più diffusi, persistenti e devastanti che, ad oggi, non viene denunciata a causa dell’impunità, del silenzio, della stigmatizzazione e della vergogna che la caratterizzano”.

25 Novembre, storia della Giornata contro la violenza sulle donne

Secondo l’Articolo 1 della Dichiarazione sull’Eliminazione della Violenza contro le Donne, emanata dall’Assemblea Generale nel 1993, la violenza contro le donne è «qualsiasi atto di violenza di genere che si traduca o possa provocare danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, comprese le minacce di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia che avvengano nella vita pubblica che in quella privata».

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Nella stessa dichiarazione si riconosce la matrice storica, sociale e culturale della violenza di genere: «Il femminicidio è la manifestazione di una disparità storica nei rapporti di forza tra uomo e donna che ha portato al dominio dell’uomo sulle donne e alla discriminazione contro di loro e ha impedito un vero progresso nella condizione della donna».

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Si è scelta la data storica del 25 Novembre in memoria delle sorelle Mirabal, due attiviste politiche massacrate per ordine del dittatore Rafael Leonidas Trujillo proprio nella giornata del 25 novembre 1960 nella Repubblica domenicana. Le due donne stavano andando a visitare i loro mariti in prigione (due detenuti politici che, come loro, si opponevano al regime) e sono state rapite sulle strade da agenti del Servizio di informazione: furono in seguito violentate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per essere poi buttate da un precipizio a bordo della loro auto, per simulare un incidente. Nel 1993 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la Dichiarazione per l’eliminazione della violenza contro le donne ufficializzando la data scelta dalle attiviste latinoamericane.

Simbolo della lotta contro la violenza sulle donne sono diventate la scarpe rosse, usate per denunciare le vittime di femminicidio. L’idea è nata dall’intuizione dell’artista messicana Elina Chauvet, che nel 2009 realizzò l’istallazione “Zapatos rojos”, ponendo scarpe da donna di colore rosso o dipinte di rosso, sistemate per le strade, nelle piazze, vicino ai monumenti delle città per dire stop alla violenza di genere. Quella della panchina rossa, invece, è una simbologia nata proprio in Italia: il progetto “La Panchina rossa” è stato lanciato dagli Stati Generali delle Donne ed è partito per la prima volta il 18 settembre 2016 per iniziativa del Comune di Lomello. Ormai sono decine e decine i Comuni interessati che in occasione del 25 novembre collocano una panchina rossa in luoghi significativi per la cittadinanza. Sulla panchina è di solito posta una targa che ne spiega la finalità, un riferimento al numero antiviolenza, il 1522, e in alcune zone sono stati anche aggiunti i nomi delle donne uccise in quel territorio.

E’ infine importante ricordare la Convenzione di Istanbul, il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante per i 47 paesi che lo hanno ratificato dieci anni fa, sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica. Definito da Amnesty International «un trattato rivoluzionario» quando fu reso noto nel 2011, e «un buon inizio per salvare la vita di milioni di donne e di ragazze». Gli Stati che aderiscono al trattato sono obbligati a creare servizi di protezione e supporto per contrastare la violenza contro le donne, come ad esempio, un adeguato numero di rifugi, centri antiviolenza, linee telefoniche gratuite 24 ore su 24, consulenza psicologica e assistenza medica per vittime di violenza. Un elemento chiave della Convenzione di Istanbul è l’obbligo per gli Stati di attuare le sue disposizioni senza alcuna discriminazione: le donne lesbiche, bisessuali, transessuali e intersessuali che affrontano pregiudizi e ostilità radicati profondamente in tutta Europa hanno, quindi, diritto alla protezione e al risarcimento ai sensi di questo trattato, così come chiunque sia sottoposto a violenza domestica.