Berlusconi è convinto che una parte della sinistra lo voterà come Presidente della Repubblica

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Sono almeno quaranta i voti che il cavaliere è convinto di ottenere dalla parte politica che ha demonizzato per oltre vent’anni. 

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Nonostante il pressing di Forza Italia, che più volte ha ribadito come la candidatura di Berlusconi sia l’unica possibile per mantenere unito il centrodestra, Salvini si è sempre dimostrato abbastanza critico circa questa possibilità. Non una chiusura totale da parte del leader del Carroccio sull’eventualità di portare avanti il nome del cavaliere come prossimo Presidente della Repubblica, ma nemmeno un’adesione incondizionata in nome dell’unità della coalizione.  E negli ultimi giorni il leghista ha deciso di esprimersi in modo più chiaro sulla questione, spiegando quali sono a suo parere sono i pericoli a cui si va incontro continuando a proporre Berlusconi come unico candidato possibile per la coalizione di centrodestra. “Se Berlusconi fallisse” spiega Salvini “ci troveremmo tutti in difficoltà. Il centrodestra rischierebbe l’esplosione e non possiamo permetterlo”. Ma su quale alternativa Salvini e la Meloni possono compattarsi? Si è avanzata ad esempio la candidatura di Letizia Moratti, l’unica forse che potrebbe aggreggare i vari partiti di destra. Ma non bisogna neanche sottovalutare il fatto che la Lega non ha mai chiuso totalmente alla possibilità di vedere Draghi al Quirinale. E in una situazione così caotica, laddove la destra non riuscisse a proporre una candidatura alternativa a quella di Berlusconi, l’attuale premier potrebbe davvero diventare una soluzione che accontenta tutti. 

C’è stato anche un incontro tra Salvini e Berlusconi per discutere di persona della strategia da adottare alle Quirinarie. Il cavaliere non è disposto a farsi da parte, o accettare anche solo di parlare di un nome alternativo alla sua candidatura. La sensazione è che si sia convinto che la sinistra abbia troppa paura delle elezioni anticipate, ipotesi che diverrebbe molto probabile ad esempio nel caso in cui alla fine si acconsentisse a mandare Draghi a Quirinale. E che proprio per evitare questo scenario, alla fine Pd e 5 Stelle potrebbe ritrovarsi a votare Berlusconi. Certo, il contraccolpo d’immagine per la sinistra sarebbe fortissimo, ma alcune fonti vicine a Forza Italia, affermano che l’ex premier è convinto di poter “tirare fuori” almeno quaranta voti all’interno della sinistra. . Berlusconi continua oltretutto a dichiararsi convinto che sia Salvini che la Meloni non lo “tradiranno” e non porteranno avanti delle trattative sottobanco per far saltare la sua candidatura. Sulla questione si è espresso in questi giorni anche il capogruppo della Lega alla Camera Molinari: “Non è un segreto  che una figura come quella di Berlusconi è divisiva. Conoscendo la storia recente del centrosinistra italiano e del Movimento 5 stelle, è chiaro che magari ci sono altri nomi del centrodestra che potrebbero avere più facilmente dei voti”.

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Intanto, nel corso di un intervento alla trasmissione DiMartedì in onda su La7, il segretario Dem Enrico Letta ha svelato che alcuni parlamentari del Partito Democratico sono stati raggiunti telefonicamente proprio da Berlusconi. Una soluzione che Letta continua a respingere, spiegando come all’interno del partito si stia anche discutendo della possibilità di lasciare l’aula al momento del voto. Lo scopo naturalmente è quello di evitare dei nuovi franchi tiratori all’interno del Pd, come accade alle scorse elezioni. Un retroscena della scorsa settimana, raccontava come Letta avesse avanzato questa richiesta anche ai 5 Stelle. Anzi, in tal senso sembra che il segretario dem sia estremamente preoccupato del voto segreto dei pentastellati su Berlusconi. Un’inquietudine molto poco razionale per certi versi, in quanto fino a prova contraria, la connivenza con Berlusconi è stata alimentata molto più dal Partito democratico che dal Movimento 5 Stelle. Tutti però sono concordi nel definire i vertici pentastellati terrorizzati dalla possibilità di un voto anticipato. E per questo motivo, potrebbero per la prima volta prendere seriamente in considerazione l’eventualità di convergere sul nome del cavaliere.  

Letta ha poi attaccato duramente il centrodestra sul modo in cui intende gestire il dialogo per le quirinarie: “Vediamoci domani al tavolo, ma in modo serio. L’unica condizione che ritengo inaccettabile è una parte che si siede e dice: io propongo il capo-partito della nostra fazione e voi ce lo votate. Non credo che porti da nessuna parte, ci si siede e ci si alza”. E per la prima volta inoltre, il segretario dem sembra aprire in modo totale a un’eventuale riconferma di Mattarella, soluzioni che la frangia dem guidata da Matteo Orfini porta avanti ormai da settimane. Una possibilità che negli ultimi giorni è stata anche discussa all’interno dei 5 Stelle. 

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“Sarebbe il massimo” afferma Letta circa questa possibilità. La sensazione però è che il nome di Mattarella serva al momento al Pd per nascondere il fatto che all’interno del partito non vi sia una candidatura forte da proporre.