Musumeci non si dimette ma azzera la Giunta: “Contro di me, atto intimidatorio”

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Il governatore della Regione Sicilia Nello Musumeci ha ottenuto solo 29 preferenze nel voto per la scelta dei grandi elettori, piazzandosi al terzo posto. Un risultato deludente che ha scatenato forti reazioni politiche. 

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MeteoWeek.com (foto da Ansa)

Sono solamente 29 le preferenze raccolte dal governatore della Sicilia Nello Musumeci durante la votazione per l’individuazione dei tre grandi elettori che voteranno per il Capo dello Stato in rappresentanza della regione. I 67 votanti, con le loro decisioni, hanno manifestato un segnale di sfiducia importante nei confronti del governatore, che con le sue 29 preferenze raggiunge solo il terzo posto, dopo il primo posto di Gianfranco Miccichè di Forza Italia (44 preferenze), e il secondo posto di Nunzio di Paola (32 preferenze). Un segnale – dicevamo – che non è passato inosservato, e che porta con sé un dato di fatto non trascurabile: Nello Musumeci sarebbe stato “tradito” da alcuni franchi tiratori della maggioranza, poiché il numero di preferenze da lui incassate è inferiore al numero degli onorevoli di centrodestra. Da qui, il nervosismo del governatore, che ha riunito i suoi assessori nella stanza del governo e non ha nascosto la sua rabbia per l’esito della votazione. La reazione ufficiale del governatore, però, è arrivata in serata, ed è stata comunicata su Facebook, in anticipo rispetto alle 24 ore che si era concesso per pensare a una strategia di risposta. Una strategia che immediatamente smentisce le tanto chiacchierate dimissioni: “Musumeci non lascia, anzi rilancia“, afferma il governatore, confutando anche quel gesto con cui lui stesso si era congedato dall’Aula dell’Assemblea regionale: stando al Corriere, con la mano avrebbe fatto segno di andare via. Poi, la riflessione a mente fredda e il passo indietro.

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La reazione di Musumeci e la Giunta in Sicilia

Come primo atto azzero la Giunta. Farò un esecutivo che ci porti fino alla fine della legislatura, un esecutivo di responsabili. E andremo avanti, fregandocene di questi mezzucci“, dice su Facebook. Nella Giunta, dunque, Musumeci ritirerà diverse deleghe, lasciando al loro posto solo i fedelissimi. Stando alle prime indiscrezioni, dovrebbero salvarsi Ruggero Razza alla Sanità, Toto Cordaro all’Ambiente e Marco Filone alle Infrastrutture. A tutti gli altri, Musumeci dovrebbe riservare una reazione molto dura. Almeno a parole: “Alcuni deputati hanno voluto fare contro di me quello che in campo giudiziario si chiama atto di intimidazione. Sono deputati che mi hanno fatto richieste irricevibili o deputati con i quali, per una questione di igiene politica, non abbiamo mai voluto avere rapporti. Ora questi sette scappati di casa possono pensare che un presidente che non è stato condizionato neanche dalla mafia possa essere condizionato da loro?”. Secondo Musumeci, i 7-8 voti mancanti della maggioranza sono stati voti di accattoni che hanno tentato un atto di intimidazione per ottenere posti di sottogoverno, ma non mi lascio condizionare. Io non mi dimetto, non mollo, io riparto, io rilancio“.

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“Restiamo a lavorare”

nello musumeci
MeteoWeek.com (da Getty Images)

Su questo punto Musumeci è molto netto: “Ho provato tanta amarezza, ma posso farmi condizionare da questi sciagurati? Assolutamente no, sono convinto che bisogna abbandonarli per strada questi disertori ricattatori che operano con la complicità del voto segreto. Ci vogliono ben altri ostacoli per me, per quello che vissuto e ho superato. Non saranno atti di viltà politica a condizionare le mie scelte, ho un impegno e andrò avanti fino all’ultimo“. Per questo il governatore esclude le dimissioni e ribadisce: “Restiamo a lavorare perché non voglio sopravvivere nel Palazzo, perché questa Regione ha bisogna di una legge di stabilità, perché siamo nella pandemia, dobbiamo spendere le risorse del Pnrr, fare partire cantieri per 4,5 miliardi. Me ne sto fregando dei condizionamenti, se perdiamo 6-7-8 deputati. Abbiamo bisogno di ristabilire un rapporto tra la Giunta e i deputati della coalizione. Faremo un esecutivo di responsabili. Parlerò con i rappresentanti dei partiti di centrodestra, chiederò loro di darmi una rosa di assessori, alcuni probabilmente saranno confermati. E andremo avanti fregandocene di questi mezzucci“.

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Non tutti sono d’accordo

Una reazione che coglie di sorpresa chi, invece, aveva già iniziato ad invocare le dimissioni di un governatore indirettamente sfiduciato. Un fianco scoperto offerto, ovviamente, al dito puntato dell’opposizione, che attraverso le parole del deputato e segretario regionale del Pd Sicilia Anthony Barbagallo ha commentato: “La maggioranza di centrodestra è in frantumi, è la prima volta che un presidente della Regione riceve meno voti di un candidato dell’opposizione. Il voto dell’Ars parla chiaro, una disfatta. Per il centrosinistra invece contavamo su 24 voti ne abbiamo ottenuto 8 in più. Un buon segnale nell’ottica di proseguire e rinforzare l’asse Pd-M5S”. Ha fatto eco il sottosegretario ai Trasporti Giancarlo Cancelleri (M5s): “Musumeci perde pezzi pure nelle votazioni di ovvio garbo istituzionale. Credo si sia definitivamente spenta la luce su una terrificante esperienza di governo”. D’accordo anche Claudio Fava, presidente della Commissione Regionale Antimafia, che ha commentato: “Il voto di stasera certifica che non c’è più maggioranza. Le dimissioni rappresenterebbero un atto di decenza e rispetto per le sorti della Sicilia“. Insomma, alla fine della vicenda resta un fatto: anche se il governatore ha deciso di ignorare il presunto “atto intimidatorio” di qualche franco tiratore, questa votazione ha mostrato il fianco scoperto di una maggioranza che, comunque, rivela qualche crepa. In breve, alla fine della vicenda potremmo scoprire che non si tratta della fine della vicenda.