L’ad Fuortes sul Canone Rai:«È più basso d’Europa, 90 euro sono pochi»

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L’ad Carlo Fuortes affronta la questione del Canone in un intervento in commissione Lavori pubblici in Senato

Carlo Fuortes-Meteoweek.com

L’ad Rai Carlo Fuortes, in un intervento in commissione Lavori Pubblici in Senato, ha affrontato la questione del canone tv, che così com’è attualmente, costituisce «una risorsa incongrua rispetto agli obblighi e alle attività che la Rai svolge ed è tenuta a svolgere come certificato anche dalla Contabilità separata». La questione affrontata si riferisce all’indipendenza della televisione pubblica dal sistema commerciale pubblicitario. La Rai potrebbe essere finanziata anche solo dal canone se tutti i 90 euro incassati dai cittadini andassero a finire nelle casse della suddetta azienda, cosa che non è, perché alla Rai di quei 90 euro ne spettano 74, il resto va nelle casse dello Stato, la cosiddetta percentuale sul gettito.

«Non c’è nessun problema a mantenere il sistema duale laddove il Parlamento decida di farlo», sottolinea Fuortes, essendo consapevoli però che usare «solo il canone oppure il canone e la pubblicità è una scelta politica». In sostanza, se nelle casse della Rai giungesse tutta la quota del canone da 90 euro, come ha spiegato Fuortes ai senatori, «molti discorsi non verrebbero fatti», perché tutta la quota «probabilmente sarebbe sufficiente a gestire quest’azienda in modo tutto diverso».

Attualmente per via dei cambiamenti fatti in passato, la sospensione del canone negli ultimi mesi del 2021, l’incertezza per il 2023, l’azienda vive in una continua incognita finanziaria. Ecco perché Fuortes ha chiarito che la governance della tv pubblica «deve essere affiancata da un sistema che garantisca risorse certe e adeguate, così da consentire al vertice nominato con le regole che verranno scelte di concentrarsi sul raggiungimento degli obiettivi affidati alla concessionaria pubblica, obiettivi che sono sicuramente economici ma prima ancora e innanzitutto editoriali, meglio ancora culturali, sociali e industriali».

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Fuortes prosegue il suo discorso sottolineando ancora che «il finanziamento del servizio pubblico nell’ammontare appropriato, è quindi un prerequisito indispensabile, deve essere cioè tale da non porre la società in una condizione di “minorità”, tale da impedire di rispettare l’essenziale principio di indipendenza che costituisce la qualità che connota la costituzione dei servizi pubblici e la loro capacità di agire». In sostanza, «è indubbio che il finanziamento debba essere commisurato e adeguato agli obblighi assegnati, stabile e trasparente».

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L’ad della Rai ha anche ribadito nel suo rapporto in Vigilanza del 12 ottobre 2021, che «rispetto agli altri broadcaster pubblici, il servizio pubblico italiano è complessivamente sottofinanziato in riferimento ai costi associati agli obblighi ad essa imposti e che rispondono all’esigenza di essere, tra l’altro, pluralista».