Corruzione al Miur: in sei fermati dalle Fiamme Gialle

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Il giro di corruzione sarebbe stato orchestrato per favorire la società di un imprenditore romano, già ai domiciliari da settembre 2021.

Sei arresti delle Fiamme Gialle a seguito di un’indagine sulla corruzione interna al Ministero dell’Istruzione. È in quest’ambito che l’imprenditore Federico Bianchi di Castelbianco, 69enne psicoterapeuta e editore, già ai domiciliari dal settembre del 2021, è stato raggiunto da una nuova misura cautelare. Ad applicarla sono stati i finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria che, su disposizione della Procura di Roma, hanno eseguito un’ordinanza rilasciata dal gip a riguardo di sette persone (sei finite ai domiciliari e una sospesa per un anno dai pubblici uffici). Tra queste anche tre dipendenti del Miur.

Un giro di corruzione per aggiudicarsi le gare d’appalto nel campo della scuola

Federico Bianchi di Castelbianco, l’imprenditore coinvolto nell’inchiesta delle Fiamme Gialle – Meteoweek

Secondo il gip i dipendenti del Ministero – tra i quali anche un dirigente pubblico da poco in pensione – sarebbero stati corrotti dall’imprenditore. In particolare, rende noto un comunicato delle Fiamme Gialle, l’imprenditore avrebbe fatto leva sulla collaborazione dei dipendenti del Miur per conoscere in anticipo i contenuti di alcuni bandi scolastici. Bianchi di Castelbianco sarebbe così riuscito a far modificare i bandi in modo tale da favorire la sua società. Avrebbe anche preso parte a “riunioni strategiche presso il Ministero dell’Istruzione” per stabilire come dovessero essere distribuiti i fondi destinati ad alcune scuole.

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In particolare, due dipendenti dell’imprenditore – adesso ai domiciliari – avrebbero messo mano ai bandi in maniera tale che le società di Bianchi di Castelbianco potessero facilmente aggiudicarsi le gare d’appalto. Agli arresti è finito anche un imprenditore originario della Campania che avrebbe fatturato false operazioni per dare una copertura contabile alle spese sostenute dalle società dell’imprenditore romano per corrompere i funzionari pubblici.

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In particolare il dirigente del Miur da poco pensionato avrebbe lucrato benefici dall’imprenditore sotto la forma del pagamento di canoni di locazione (circa 40 mila euro) e di lavori di ristrutturazione (circa 150 mila euro) su un’immobile di sua proprietà nella capitale romana. Un’altra funzionaria avrebbe ricevuto invece la somma di 69 mila per pagare una camera usata dal fratello e il funzionario sospeso, infine, avrebbe potuto godere di beni in natura (motorino e pc) per un valore di 5 mila euro.