Attentato a Papa Wojtyla, un mistero irrisolto: chi armò la mano dell’estremista turco?

Era il 13 maggio 1981, l’orologio segnava le 17 e 17. Una data tristemente nota alla storia, come il giorno in cui Papa Giovanni Paolo II fu vittima di un attentato per mano di Mehmet Ali Agca.

Il Santo Padre rimase gravemente ferito, il giovane turco gli sparò mentre si trovava a bordo della papamobile scoperta, in Piazza San Pietro, in una tipica giornata piena di fedeli, accorsi a vedere il Papa, prima dell’udienza generale.

Attentato a Papa Wojtyla – MeteoWeek

Il ricordo agghiacciante è quello del Papa che si accascia tra le braccia di don Stanislao Dziwisz, un’immagine che fece immediatamente il giro del mondo. Papa Giovanni Paolo arrivò al policlinico Gemelli in condizioni disperate, venne sottoposto ad una lunga operazione, rimase quasi cinque ore e mezza sotto i ferri. Il Papa, nel rammentare quel terribile giorno, che cadeva proprio con la ricorrenza della Madonna di Fatima, disse: “Una mano ha sparato, un’altra mano ha deviato la pallottola”. Fu lo stesso Pontefice a consacrare il proiettile alla sua protettrice, che si trova incastonato proprio nella corona della Madonna di Fatima.

Il responsabile del folle gesto venne immediatamente arrestato. Venne trovata anche l’arma con cui il turco commise l’attentato, una Browning. Le certezze, su quanto accaduto, sono queste. Molte cose, tuttavia, ancora oggi sono avvolte da un velo di mistero, i dettagli di quanto effettivamente accaduto e i mandanti, rimangono senza un nome e senza un volto.

Chi armò la mano dell’estremista turco?

Papa Wojtyla convalescente in ospedale – MeteoWeek

Nel corso degli anni, sono molte le versioni fornite, durante i processi, da parte di Ali Agca. Una narrazione poco coerente, spesso divergente e inverosimile. Versioni che hanno contribuito a mantenere, sull’attentato del Papa, molti, – troppi – punti oscuri. Un’epoca di tempesta quella in cui avvenne il fatto, all’alba del decennio che vide la caduta del Muro di Berlino. L’attentato al Papa determinò infatti una svolta nella Guerra Fredda. Il 27 dicembre 1983, il Papa andò in visita nel carcere romano di Rebibbia, dall’attentatore per parlargli e per perdonarlo.

Cosa rimane di quel giorno

Papa Wojtyla al carcere di Rebibbia in visita all’attentatore – MeteoWeek

Di quel drammatico giorno rimane la maglia del Papa, insanguinata. Sull’indumento sono ancora ben visibili i fori dei proiettili. Una reliquia che è stata conservata da un’infermiera che si trovava in sala operatoria quel giorno, Anna Stanghellini, e che oggi viene conservata nel quartiere romano di Boccea, nella teca della cappella della chiesa Reginae Mundi delle suore Figlie della Carità. La donna, dopo averla custodita nella propria casa, decise di donarla alle suore nel 2000, nell’anno del Grande Giubileo.

La maglietta di Papa Wojtyla – MeteoWeek