Caso “Dyatlov”, non furono gli alieni e nemmeno lo Yeti ad uccidere 9 giovani: ecco cosa accadde

Si parla della Russia ma su un fronte differente rispetto a quello della guerra contro l’Ucraina. Dopo 63 anni grazie al lavoro di alcuni ricercatori svizzeri, finalmente potrebbe essersi risolto il caso Dyatlov, ma di cosa si tratta? Della tragica morte di 9  studenti del Politecnico degli Urali e del loro monitore Igor Dyatlov.

Il 2 febbraio del 1959, i ragazzi decisero di attraversare in sci il monte Gora Otorten in Siberia occidentale. Morirono in maniera drammatica i corpi seminudi, congelati, con ferite sui corpi mentre in alcuni casi devastati da una forza inumana.

Foto risalente alla morte dei giovani nel caso Dylatov – MeteoWeek

Un decimo componente del gruppo si  salvò perché il giorno prima della partenza,  rinunciò a causa di un’indisposizione. In questi anni, sulla tragedia, sono state fatte diverse ipotesi: un evento naturale fuori dal comune, azioni militari in tempi di guerra fredda, uccisione a causa degli infrasuoni che li fecero impazzire, addirittura l’incontro con il famigerato Yeti siberiano o l’aver ficcato il naso in qualcosa che non avrebbero dovuto fino alla sempre gettonata ipotesi degli alieni.

Come riportato dalle sezioni scientifiche del sito dell’Agenzia Italia, l’episodio è attribuito ad una valanga molto violenta. A far luce sul mistero una coppia di scienziati della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL) e del Politecnico federale di Zurigo (ETH), che hanno pubblicato un articolo sulla rivista Communications Earth & Environment per rendere noti i risultati del loro lavoro. Il caso venne riaperto alcuni anni fa dall’autorità giudiziaria russa, ha sempre ricevuto una grande copertura mediatica come gli stessi autori, soprattutto perché sono certi  che l’evento vada sganciato da queste ipotesi. Johan Gaume dell’EPFL e Alexander Puzrin dell’ETH hanno creato un modello teorico per analizzare il mistero da un nuovo punto di vista. Il team, come detto, ha ipotizzato che un raro tipo di valanga a lastroni potrebbe aver ucciso gli escursionisti e dei giovani studenti.

Caso “Dyatlov”: gli aggiornamenti sulla vicenda

L’articolo è uscito nel novembre del 2021 e i ricercatori recentemente hanno pubblicato degli aggiornamenti. “Durante la pandemia — afferma Puzrin — siamo passati dalla gratificazione per l’attenzione rivolta alla nostra pubblicazione alla difficoltà di rispondere continuamente alle domande dei media. Spesso ci chiamavano nel cuore della notte a causa dei diversi fusi orari. Ci sono state anche molte critiche, che tentavano di smontare il nostro modello, la maggior parte delle quali proveniva da teorici del complotto e dai parenti delle vittime. Sembrava che l’approccio scientifico venisse rifiutato per mantenere un velo di mistero attorno alla morte di nove persone”.

Le vittime del caso Dylatov – MeteoWeek

“Nel gennaio 1969 — aggiunge Gaume — le condizioni meteorologiche in cui fu avviata la spedizione non erano favorevoli. I parenti dei morti potrebbero avere difficoltà ad accettare la nostra ipotesi, perché suppone che in qualche modo gli escursionisti siano stati responsabili del loro terribile destino”. Nonostante le critiche, i modelli sono stati accettati dalla comunità scientifica russa. “La spiegazione dei fenomeni naturali — commentano gli autori — è un processo meticoloso che comporta molti tentativi, errori e ripensamenti prima di ottenere un modello adeguato. Il riconoscimento da parte della comunità scientifica è davvero significativo per noi, non perché possiamo confermare la serie di eventi che hanno portato alla morte di nove persone — anzi, credo che non saremo mai assolutamente certi di cosa sia accaduto al Dyatlov Pass —, ma perché riafferma la mia fede nella scienza. Questa esperienza rappresenta la conferma che il metodo scientifico rappresenta un modo valido e affidabile per spiegare i fenomeni naturali“. Ma non ci sarà da stupirsi se la storia del Dylatov Pass e di un luogo che ancora prima di questa faccenda era chiamato la montagna dei morti” avrà altre storie da raccontare.