La rabbia di Marta per l’aggressore tornato in libertà: «Colpite tutte le donne che denunciano»

L’incredulità e il dolore della giovane donna accoltellata nel marzo del 2021 per un tentativo di rapina mentre faceva jogging.

Un incredibile errore amministrativo ha rimesso in libertà il suo aggressore, volato così all’estero.

Marta Novello – Meteoweek

Al ‘Corriere del Veneto’ racconta di aver pensato, dopo aver saputo che era libero, «a tutte le donne che avevano già denunciato il loro aggressore, magari ottenendo anche la condanna a seguito di un lungo e doloroso iter giudiziario, senza che questo impedisse al responsabile di commettere successivamente altri atti di violenza o perfino di macchiarsi del loro omicidio».

Un misto di rabbia, frustrazione, incredulità. Questi i sentimenti provati da Marta Novello dopo aver ricevuto la notizia che il suo aggressore non soltanto è uscito di galera per la scadenza dei termini della misura cautelare, ma è pure riuscito a «sfuggire» al trasferimento in una comunità dove avrebbe dovuto aspettare l’esito del ricorso in Cassazione, chiamata a esprimersi sulla condanna a cinque anni per tentato omicidio emessa dalla Corte d’Appello di Venezia.

La sentenza ha ridotto la pena rispetto ai sei anni e otto mesi disposti dal Tribunale dei Minori. I giudici veneziani avevano definito il ragazzino un soggetto socialmente pericoloso, gravato da una parziale infermità che non gli permette di distinguere i comportamenti leciti da quelli illeciti, da cui anche la prescrizione di sicurezza di due anni da scontare dopo la detenzione. E invece, a soli sedici mesi di distanza dall’aggressione della sera del 22 marzo 2021 quando Marta, impegnata a fare jogging, fu raggiunta da 23 coltellate sferrate da un 15enne che voleva rubarle i soldi per la droga che consumava con gli amici, il colpevole di quel gesto spaventoso si trova in Inghilterra. A piede libero, grazie a quello che ha tutta l’aria di un brutto pasticciaccio giudiziario.

La data sbagliata e l’aggressore si volatilizza

Il ragazzino doveva essere trasferito immediatamente dalla struttura per minori di Napoli, dove era stato portato dopo alcuni episodi di tensione nel carcere per i minorenni di Treviso dov’era rinchiuso. Ma c’era un problema: la data sbagliata. Avrebbe dovuto essere un «passaggio» immediato, come aveva richiesto il pm. Ma invece del 20 luglio, giorno della sua liberazione, qualcuno ha scritto 20 settembre. Così alcuni giorni fa, quando i carabinieri si sono presentati alle porte di casa per notificare la misura, il 15enne si era già volatilizzato. Era già a Londra assieme alla madre, che lavora come cuoca nella capitale britannica.

Marta subì l’aggressione mentre stava correndo nella campagna di Mogliano Veneto, vicino all’agriturismo «Al Vecio Moraro». Il ragazzino, uscito di casa con un coltello, l’ha raggiunta in bicicletta, trascinandola poi in un fossato a lato della strada. Tra i due sarebbe sorta una colluttazione, nel corso della quale Marta fu colpita con 23 coltellate. Alcune delle coltellate l’hanno trafitta i polmoni e una le ha reciso il tendine della mano.

Il commento amaro della vittima

«Siamo di fronte all’inefficacia delle misure pensate per tutelare la sicurezza delle vittime — commenta con amarezza la ragazza —. Errori burocratici o di disattenzione di questo tipo sono inammissibili e incomprensibili, specialmente quando si tratta della sicurezza di una persona e di un’intera comunità. Come vittima è stato destabilizzante e sconfortante ricevere la notizia. Il peso psicologico che ne deriva è immane e grava su quello che è stato il mio percorso di recupero, già lungo, difficile, faticoso e persino costoso, con il quale ho tentato di riprendermi la vita dopo quanto accaduto. Ma si tratta di una strada — aggiunge la vittima — complicata e ostacolata da situazioni come questa; la percezione che ne deriva è di una scarsa attenzione alle esigenze di sicurezza della vittima da parte degli uffici preposti. E questo nonostante una sentenza d’Appello che ha confermato la pericolosità del giovane, già dichiarata peraltro nella pronuncia di primo grado».

Il legale che ha seguito Marta durante i due gradi di giudizio, l’avvocato Alberto Barbaro, confessa di ignorare se «lo Stato riuscirà a riportare in Italia l’aggressore, affinché sconti quella pena definitiva che dovrebbe avere lo scopo di recuperarlo». «Al di là di tutto — dichiara invece il difensore del ragazzo, l’avvocato Matteo Scussat — è chiaro che se non tornasse in Italia, qualora la Corte di Cassazione dovesse confermare la condanna, il giovane si troverebbe in una condizione di latitanza. A quel punto scatterebbe nei suoi confronti un mandato di arresto europeo, che vale anche per i reati commessi da minorenni. Al momento comunque il suo comportamento non presenta alcun risvolto di illegalità — spiega il legale — semmai è la Procura che, pur avendo quattro mesi di tempo per predisporre il provvedimento che sanciva la sua collocazione all’interno di una comunità, non ha agito».