Decreti “congelati” dal governo: ecco quanto valgono e perché Draghi preme per recuperarli

Il premier Draghi in pressing per recuperare i fondi stanziati da norme “invecchiate” mai entrate in vigore.

A Palazzo Chigi sono convinti che queste risorse non si perderanno.

Quanti sono i decreti rimasti “al palo” coi governi Conte e Draghi? Al 2 settembre, le cifre parlano di 392 decreti legge ancora “inattuati” oppure “scaduti”, pari a circa 7,8 miliardi.

Stando ai numeri di una tabella che circola tra gli uffici dei ministeri e di Palazzo Chigi, riferisce l’Ansa, i decreti arretrati del governo Draghi, ancora da attuare, sono 271. Tra questi, 61 sono quelli ancora non scaduti, 118 quelli senza termine e 92 i decreti scaduti. Il premier uscente si è impegnato per abbattere dell’82,2% i decreti inattuati (a febbraio 2021 erano 679, adesso sono 121). Draghi ha anche “sferzato” ministri e capi di gabinetto per accelerare e arrivare il più vicino possibile ad azzerare lo stock dei provvedimenti arretrati. Anche per poter “riutilizzare” le risorse di quello che si potrebbe rivelare un “tesoretto” supplementare.

Ad ogni modo a Palazzo Chigi sono convinti che quei soldi non si perderanno. Il governo rivendica i molti atti normativi adottati dal suo insediamento, il 13 febbraio 2021. Atti coi quali ha affrontato le diverse crisi nazionali e internazionali (Covid e guerra in Ucraina in primis) presentatesi negli ultimi anni. Di questi atti normativi sono stati previsti 732 provvedimenti attuativi. Alla data del 2 settembre 2022, il governo ha attuato 461 decreti. Ne rimangono altri 271 da attuare.

Una corsa contro il tempo per attuare i decreti “congelati”

Tra i 271 decreti ancora da attuare, sono 61 quelli non ancora scaduti, 118 non hanno termine di scadenza, mentre i decreti scaduti sono 92. Da Palazzo Chigi, riporta l’Ansa, fanno sapere: “Per i mesi di settembre ed ottobre è stato assegnato un target complessivo di 243 provvedimenti, che consentiranno di adottare anche quei decreti del governo Draghi con un termine di scadenza tra settembre ed ottobre”. “La presidenza del Consiglio dei Ministri ha un target di 18 provvedimenti (9 per mese) che prevedono proprio l’adozione delle 16 misure del Governo Draghi più 2 dei Governi precedenti”. Tra questi ultimi è compreso anche il dpcm dei fondi all’editoria.

Tra i decreti scaduti nel 2021 c’è quello che definiva le procedure per stipulare “i contratti di appalti di lavori e forniture di beni o servizi per le attività dell’Agenzia finalizzata alla tutela della sicurezza nazionale per lo spazio cibernetico”. Per questo decreto “di natura regolamentare”, “si è nella fase di acquisizione dei pareri richiesti dalla legge”, fanno sapere gli uffici. Mentre per quel che riguarda la strategia nazionale contro la povertà energetica e le misure per risparmiare sull’illuminazione pubblica (che scade il 27 luglio), rientrano “nel target di settembre del Ministero della transizione ecologica – si spiega –. Stesso discorso per il decreto del Ministro di lavoro, di concerto con il Ministro delle pari opportunità per il sostegno della parità salariale di genere sui luoghi di lavoro, che è anche obiettivo del Pnrr”.