Pensioni, arriva quota 103: quando scatta e cosa cambia per chi esce in anticipo dal lavoro

Quota 103 è la voce più rilevante del capitolo pensioni della legge di bilancio varata dal Governo Meloni.

Permetterà di uscire in anticipo dal lavoro con 41 anni di contributi versati e all’età anagrafica di 62 anni. Crescono anche le pensioni più basse, scende l’indicizzazione invece per quelle più alte. Inoltre le lavoratrici potranno lasciare il lavoro prima, ma a seconda del numero dei figli.

Potrà lasciare in anticipo il lavoro a 62 anni di età + 41 di contributi chi sarà in possesso dei requisiti nel 2023. Quota 103 è dunque una misura ponte in attesa – come spera la Lega – di una quota 41 “secca” da varare più avanti nel corso della legislatura. Secondo i calcoli del governo, la platea potenziale interessata dal provvedimento ammonta a circa 48 mila lavoratori.

Il costo di quota 103 si aggira attorno ai 700 milioni di euro, destinati a salire a 1,4 miliardi nel 2024. Il finanziamento arriverà dal taglio delle rivalutazioni. Le pensioni dal valore superiore a 4 volte più del minimo (superiori circa ai 2.000 euro) non saranno rivalutate del 90%, ma solo del 40% (che diventerà il 20% per quelle superiori a 5.000 euro). Mentre non saranno toccate le pensioni sotto i 2.000 euro. Per loro l’adeguamento sarà pieno, ovvero pari al 100% dell’inflazione, come prevede la normativa vigente.

Senza un intervento del governo dal 1° gennaio 2023 sarebbe scattata la pensione a 67 anni, ha commentato il premier Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa sulla legge di bilancio. Con quota 103 si potrà dunque andare in pensione «a 62 anni con 41 di contributi, ma con dei paletti di buon senso. Chi decide di entrare in questa finestra, fino a maturazione dei requisiti non potrà prendere una pensione superiore a 5 volte la minima, quindi tra i 62 e i 67 anni, fino a maturazione dei requisiti». Dunque chi va in pensione prima dei 67 anni di età non potrà ricevere, prima di compiere 67 anni, un assegno superiore a 2.850 euro (considerando una pensione minima di 575 euro).

Quando si potrà andare in pensione con quota 103

Chi a fine 2022 avesse già maturato i requisiti per accedere a quota 103 dovrà attendere fino ad aprile 2023 per uscire dal lavoro, se lavoratore privato, e fino ad agosto 2023, se lavoratore pubblico. La legge di bilancio prevede infatti una finestra mobile di tre mesi per i lavoratori del privato e di sei mesi per quelli del pubblico.

Ma soltanto chi matura i requisiti entro dicembre dovrà attendere 7 mesi. Per il primo anno saranno stanziati 510 milioni per quota 103, 1.528 il secondo e 498 per il terzo. La platea dei potenziali interessati comprende 48mila persone.

Confermate Opzione donna e Ape sociale

Confermata, con la manovra, anche Opzione donna che permette alle lavoratrici che al 31 dicembre 2023 abbiano compiuto 58 anni di uscire in anticipo dal lavoro. A condizione però che siano madri di almeno due figli. Chi ha soltanto un figlio potrà uscire un anno dopo, a 59 anni. Chi è senza figli invece dovrà lavorare fino a 60 anni. Mentre le lavoratrici che hanno anche i requisiti di Ape sociale potranno andare in pensione a 58 anni, a prescindere dal numero di figli.

In manovra trova confermata anche Ape sociale, che permette di anticipare l’uscita dal lavoro a alcune categorie di lavoratori (disoccupati con più di 30 anni di contributi, coloro che da più di 6 mesi prestano assistenza a familiari con disabilità, addetti a lavori particolarmente pesanti, come gli insegnanti di scuola primaria e pre-primaria, tecnici della salute, magazzinieri, operai specializzati o agricoltori). Nel 2023 potranno uscire in anticipo dal lavoro con una pensione fino a 1.300 euro per 12 mesi fino a quando raggiungeranno i requisiti per la pensione ordinaria o per quella anticipata. Per accedere Ape sociale bisogna aver compiuto almeno 63 anni, con anzianità contributiva di 30 anni.

Alzate le minime

Aumentate anche le pensioni minime (oggi a 525 euro al mese) che saliranno di poco più di 45 euro netti al mese. L’assegno arriverà dunque tra 570 e i 580 euro mensili. Un aumento che interesserà circa 2,5 milioni di pensionati.

La manovra di bilancio prevede anche un incentivo, con una decontribuzione del 10%, per chi resta al lavoro anche se ha maturato i requisiti per andare in pensione.