Taglio accise: le giustificazioni di Meloni e la pressione degli alleati

La premier non è esente da colpe nell’incredibile impennata di prezzi di diesel e benzina. Lei afferma che nel programma il taglio non era previsto, ma non è così. Inoltre Salvini e Berlusconi potrebbero approffitarsi della situazione per “rubarle” qualche voto prima delle elezioni regionali. 

La questione accise sui carburanti è il primo vero e proprio scivolone di Giorgia Meloni da quando è al governo, una questione che le sta creando i primi malumori da parte degli elettori ma anche qualche tensione all’interno della maggioranza. Del resto il costo del carburante ha raggiunto prezzi esorbitanti, accostandosi oggi quasi ai due euro per diesel e benzina. I gestori dei rifornimenti intanto hanno annunciato una sciopero per il 25 e 26 gennaio, scaricando la responsabilità degli aumenti sui fornitori e sul governo.

Le critiche vertono sul mancato rinnovo da parte dell’esecutivo del taglio delle accise che era stato varato dal Governo Draghi, la presidente del Consiglio questa mattina è intervenuta al Tg5 per rilasciare una dichiarazione molto difensiva che però non aggiusta per nulla le cose. “Nel programma FdI non c’è il taglio delle accise. Abbiamo scritto sterilizzazione: se il prezzo sale oltre una determinata soglia, quello che lo Stato incassa in più di accise e Iva verrà utilizzato per abbassare il prezzo. Ed è esattamente ciò che prevede il nostro decreto” ha dichiarato Meloni. Ma a leggere il programma elettorale del suo partito, il taglio era invece previsto così come richiesto negli ultimi anni da FdI ai vari esecutivi nazionali.

La manovra è di 30 miliardi, di cui 20 contro il caro bollette. Sui rimanenti 10 miliardi avevamo due scelte: o tagliare le accise a tutti, anche ai ricchi, oppure concentrare quelle risorse sui redditi medio bassi ed è ciò che abbiamo fatto. Non è vero che la benzina è a 2,5 euro. Il prezzo medio è 1,8 euro al litro” tuona la premier, che però è contraddetta dai fatti: sebbene in alcune zone il costo sia quello da lei indicato, al servito, in autostrada e in alcuni distributori il costo è quasi quello di 2,5 euro.

In un secondo passaggio al Tg1, Meloni afferma: “Quando abbiamo fatto la Legge di bilancio abbiamo prima mettere in sicurezza il tessuto produttivo e le famiglie dal caro bollette, dopo di che avevamo, orientativamente, dieci miliardi e due strade: tagliare le accise per tutti, anche per i ricchi, o concentrare quelle risorse sul taglio del costo del lavoro, sulle decontribuzioni per i neo assunti, sui soldi alle famiglie per crescere i figli. Abbiamo fatto questa seconda scelta, perché secondo noi è un moltiplicatore maggiore“. Meloni poi sostiene che “il governo incontrerà domani la categoria per ribadire che non c’è alcuna volontà di fare scaricabarile“.

LE TENSIONI CON SALVINI E BERLUSCONI

Gli alleati sono i stati i primi ad approfittarsi della situazione per fini elettorali e attaccare FdI e Meloni nel tentativo di recuperare terreno e rosicchiare qualche voto in particolare in previsione delle elezioni in Lombardia, previste per il mese prossimo. Del resto Matteo Salvini e Silvio Berlusconi rischiano moltissimo: il primo è sotto pressione da parte degli stessi dirigenti della Lega che vorrebbero sostituirlo alla guida del partito anche per tornare a quella “trazione nordista” che ha sempre caratterizzato il Carroccio prima della sua segreteria; il Cavaliere invece rischia addirittura lo scioglimento di Forza Italia, schiacciata da Azione e FdI che ne stanno rubando non solo i voti ma anche gli esponenti. Per Salvini e Berlusconi questo è il momento di alzare la voce e riconquistare consenso, prima di finire del tutto sotto la pesante mano di Giorgia Meloni.